"Rosso e Grigio", 18 artisti in mostra presso Studio la Città

Rosso e Grigio è il titolo della nuova mostra a cura di Marco Meneguzzo in programma a Studio la Città dal 12 dicembre 2020. Sono 18 gli artisti ospitati con opere in ceramica o in cemento. Come già accaduto nell’esposizione intitolata Vetro, la linea guida è di nuovo quella della ‘curiosità’ di vedere come gli artisti lavorano con questi materiali: sia gli artisti che li utilizzano con costanza nel loro percorso, sia gli artisti che li hanno sperimentati solo occasionalmente. Studio la Città ha scelto questo interessante campo di indagine per scoprire e mettere a confronto le diverse applicazioni e i diversi linguaggi di ricerca di artisti che appartengono a generazioni, nazionalità, culture diverse.

Il titolo della mostra rimanda a due colori distinti, come distinti sono i materiali protagonisti di questa collettiva. La terracotta e la ceramica, precisa Marco Meneguzzo nel testo dedicato alla mostra, “sono materiali antitetici: si usa o l’uno o l’altro, difficile – se non impossibile – trovarli insieme, per una sorta di incompatibilità caratteriale, che vede il caldo della terra contrapposto al freddo del conglomerato, così come il rosso è lontano dal grigio, per non parlare delle loro qualità strutturali vere e proprie”. Nel corso della storia dell’arte questi materiali hanno avuto alti e bassi, picchi di gloria e vertiginose cadute; considerata troppo vicina alla tradizione e all’artigianato, la ceramica è stata messa in secondo piano rispetto al cemento, moderno, algido, rigoroso, ma poi di nuovo i ruoli si sono rovesciati o intersecati. La libertà che l’arte garantisce ha visto così artisti nascere scultori ceramisti, come Lucio Fontana, per poi passare alla pittura pur mantenendo un certo gesto che plasma la materia, la modifica. Pittori come Scanavino che hanno sperimentato con soddisfazione la ceramica. Scultori come Melotti, allievo come Fontana di Wildt, divertirsi nella lavorazione di una materia ‘facile’ e ottimamente remunerata.

Gli artisti selezionati per la mostra non sono dunque principalmente noti per l’uso esclusivo di questi materiali, ma per occasioni di sperimentazione dai risultati a volte inaspettati e imprevedibili. Luca Caccioni presenta tre ceramiche di una serie realizzata nel 2015, che dialogava con 50 disegni erotici. Sono piccoli oggetti in ceramica smaltata, densi di scritture e appunti poetici sul modello di alcuni carmina latini, a cui viene affidata una narrazione immaginaria. Luigi Carboni principalmente attivo nel campo della pittura, ma anche sperimentatore di materiali e discipline diverse, propone un’installazione del 1996 dal titolo Canti Durevoli: cinque zucche di ceramica in trasformazione. Inconfondibili i piatti di Sonia Delaunay con decoro geometrico policromo su fondo bianco; lavori che sono parte integrante della sua attività contraddistinta dalla poliedricità di un’intensa ricerca artistica.

Lucio Fontana, più noto per le Attese/Concetti Spaziali, i famosi tagli, nasce di fatto scultore. Nel 1935 si avvicina con crescente passione alla ceramica, terra materica che restituisce il gesto vorticoso dell’artista. I piatti con i Guerrieri a cavallo, la piccola Battaglia in ceramica smaltata e la Vittoria alata del 1937 ne sono importante testimonianza. Alberto Garutti espone una lastra in cemento poggiata a terra con l’iscrizione: “Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora”. Presentata per la prima volta ad Anversa, e in seguito all’Aeroporto di Milano-Malpensa, l’opera esplora la fitta rete di relazioni che ogni persona attiva con la propria esistenza, svelando all’improvviso allo spettatore la complessità del proprio vissuto. I lavori Dave Hardy combinano il cemento con la schiuma di poliuretano. Il risultato è una scultura in grado di sostenere il proprio peso attraverso pressioni opposte, attentamente progettate e fatte di elementi duri e morbidi che si alternano in rappresentazioni diverse. Antonio Ievolella espone due grandi Scudi in cemento dall’aspetto arcaico. Evocazione di come, nel tempo, la guerra possa mutare l’abito, ma non il volto, affinare le tecniche, ma mantenere l’archetipo. Il progetto di Claudia Losi, Biotope, sottende a un articolato processo di lavoro: dapprima disegni e poi forme in tessuto imbottite che diventano calchi per strutture cementizie. Le sue sculture “in transizione” riprendono forme reali e fantastiche, simbiosi naturali e rappresentazioni dal sapore mitologico proprio della tradizione dei bestiari e dei racconti popolari.

Nell’opera di Emil Lukas Water Study troviamo insieme ceramica e cemento, uno dei casi rari, “quasi impossibile” secondo Meneguzzo. I trittici sono infatti realizzati con blocchi in cemento che contengono tazze in vetro e ceramica. Uno studio su come materie diverse si comportano ed eventualmente si modificano nell’ambiente, per effetto dell’acqua in un interminabile work in progress cognitivo. Riyas Komu con il suo Benevolent Grass crea una conversazione sul nostro tempo, sul suo paese, l’India, dove si mescolano culture, religioni e tradizioni, innestandosi l’una sull’altra, così come i materiali utilizzati: cemento, legno e ferro. Ne risulta una nuova divinità, complessa rielaborazione di miti religiosi e calcistici.

L’artista tedesco Imi Knoebel espone tre lavori della serie del 1990 Betonis, tutti in cemento, di tinte diverse e tonalità intense capaci di emozionare lo spettatore attraverso uno stile ingannevolmente semplificato. Il rapporto tra forme e colori enfatizza il contrasto e la precisione geometrica delle opere. La produzione in ceramica di Fausto Melotti copre l’arco della sua produzione artistica, e mette di fronte un artista anti-materico come lui a tutte le problematiche legate alla materia. Ne risultano oggetti di uno spiccato cromatismo, figli della terra e del fuoco, come accade per i Piatti, di cui ci sono due esemplari in mostra, assieme ad una Lampada e al Cavallo con cavaliere. Daniela Monaci nelle due installazioni Colombe che beccano perle (video + scultura) e Frammenti del bello propone un interessante dialogo tra l’opera bidimensionale e la sua proiezione fuori, il suo farsi corpo nella creta. Così i frammenti di foglie e fiori galleggianti nel vuoto acquistano corporeità nelle forme di creta rossa sparse a terra.

Le Impronte di Lucio Pozzi sono piccole sculture realizzate sovrapponendo strisce di argilla. Per Pozzi modellare la creta e poi smaltarla con colore rappresenta un’esperienza di pensiero istantaneo, la possibilità di coltivare il tocco della mano e non sapere né cosa sta per accadere, né quando l’opera è finita. Emilio Scanavino, già consacrato pittore, si dedica verso la fine degli anni Sessanta ad una fitta produzione in ceramica, alla ricerca del punto di contaminazione tra scultura e pratica artigianale della ceramica. In mostra una Composizione del 1963 e un Pane del 1974. Alberto Scodro ha scelto con le Trottole una forma che è il significante in grado di legare il materiale al processo di creazione: la trottola è una forma creata dall’uomo per simulare il movimento di rotazione terrestre; il Mondo si chiama Terra e la terra è il materiale usato per creare questa Trottola. La serie degli Untitled Glassand, risultato di un processo stratificato di fusioni a diverse temperature, mostra la cristallizzazione del tempo, dello spazio, della materia e dell’energia.

La ceramica ha costituito per Francesco Simeti l’occasione di un ritorno alla scultura e alla manualità, dopo un lungo periodo di lavoro prevalentemente digitale. Inizialmente intese come elementi delle sue installazioni site specific, gradualmente le sue ceramiche hanno acquistato una propria autonomia. Jessica Stockholder, pioniera delle installazioni multimediali con materiali di recupero, utilizza in Edge of Hot House Glass un lungo e massiccio blocco di cemento per ancorare al suolo il grande ombrellone, reso “volatile” dalla nuvola di piume applicate come in un collage cubista.

Informazioni e contatti

  • Rosso e Grigio
  • A cura di Marco Meneguzzo
  • Periodo espositivo: 14.12.2020 - 27.02.2021
  • Opening: 12 dicembre, solo su prenotazione
  • Sede: Studio la Città, Lungadige Galtarossa 21, 37133 Verona

Orari:

  • lunedì 14 - 18
  • martedì / venerdì 9 - 13 e 14 - 18
  • sabato 9 - 13

Possibilità di visite guidate su prenotazione.

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