Il canto (fotografico) di Nausicaa Giulia Bianchi: donne che desiderano essere preti

Dopo la breve pausa estiva, inizia anche per Fonderia 20.9 una nuova stagione che si annuncia come d'abitudine stimolante e ricca di novità. Il primo appuntamento per la galleria veronese è fissato sabato 17 settembre alle ore 19.30, quando si terrà l'inaugurazione di una nuova interessante mostra fotografica: "You Gave The Virgin a New Heart" (Hai Dato Alla Vergine Un Cuore Nuovo), progetto originale della fotografa ligure Nausicaa Giulia Bianchi che dal 2012 si è interessata alla vita delle cosiddette women priests, donne che scegliendo di infrangere il divieto del sacerdozio femminile imposto dalla Chiesa Cattolica Romana, sono state ordinate "preti" e "vescovi".

Una prima riflessione la richiederebbero proprio queste ultime virgolette, inserite inevitabilmente per arginare un'insufficienza del linguaggio, o forse una sua intrinseca e silenziosa violenza, testimoni in ogni caso di una forzosa supremazia del maschile sul femminile quando si tratta dell'uso ordinario delle parole. Non esiste appunto alcun vocabolo che possa essere declinato al singolare o al plurale femminile ed indicare la figura di una "sacerdotessa cristiana cattolica", un'amministratrice del culto cattolico. Ufficialmente tale ruolo è peraltro bandito, non accettato né tanto meno istituito all'interno delle gerarchie ecclesiastiche. Al contrario, così come riferisce il Canone 1024 del Codice di diritto canonico, può ricevere validamente l'ordinazione "esclusivamente il battezzato di sesso maschile". Ma chi sono allora esattamente le women priests? Dal 2002 un gruppo di credenti ha scelto di sfidare apertamente questa norma: lungo le rive del Danubio in Germania, con il contributo di un vescovo indipendente argentino, sette donne furono ordinate "preti" ed in seguito altre tre "vescovi". Da allora l'associazione Roman Catholic Womenpriests ha continuato a portare avanti quella che ritiene essere la sua missione di "rinnovamento della Chiesa Cattolica Romana", arrivando a contare oltre 200 donne sacerdote e dieci "vescovi" in varie regioni del Mondo.

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L'interesse di Nausicaa Giulia Bianchi per queste donne scomunicate dal Vaticano perché divenute "preti", nacque nel 2012 a Brooklyn e si sviluppò in particolare attraverso la conoscenza e frequentazione di Diane Dougherty, una woman priest di Atlanta, ex suora di fatto ripudiata dalla Chiesa, la quale attorno a sè coltivava la propria comunità composta da "cattolici erranti", in particolar modo giovani lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. E negli scatti di Nausicaa Giulia Bianchi, ad emergere è proprio quest'alterità multiforme che, tuttavia, sceglie di vivere e lottare contaminando dall'interno lo spazio esclusivo dal quale normalmente dovrebbe essere bandita.

Le immagini del progetto "You Gave The Virgin a New Heart" portano con sè la traccia sensibile di corpi, volti, mani, sguardi che sono là dove non dovrebbero essere, occupando un luogo e un tempo riservato non a loro, al quale tuttavia sentono ugualmente di appartenere. È questa una forma di "disobbedienza inclusiva", così come la stessa fotografa la definisce, una lacerazione portata nel seno della Legge che mira a una sua metamorfosi, piuttosto che all'annullamento. Di qui dunque anche la necessità di mostrare queste donne, ma non solo, pure quegli uomini che ruotano attorno all'universo delle women priests, colte nella loro intimità quotidiana, distese su un divano, sul letto di casa, piuttosto che durante un pasto o mentre bevono qualcosa da un colorato bicchiere. Gesti semplici e anodini, figure che non si preoccupano di celare la comune fragilità umana, e al contempo rivelano la fierezza di una gentile rivendicazione rivoluzionaria.

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Il femminile e il Divino, le donne quali riconosciute figure viventi portatrici della Divinità, la posta in gioco è di quelle che scuotono un'intera tradizione. Non mancano certo esempi nelle religioni antiche, così come possibili ulteriori riferimenti storici, ma per quel che riguarda il Cristianesimo cattolico romano odierno, l'argomento incontra ben pochi favori, pur essendoci recentemente state aperture, talvolta poi osteggiate o persino smentite, verso il diaconato femminile da parte del Papa stesso. La Bibbia discriminerebbe dunque le donne? Esiste certamente un affermato canone interpretativo che di una lettura patriarcale tenderebbe a rendere ragione, ma la sfida avanzata da un progetto come "You Gave The Virgin a New Heart" è appunto quella di far vedere prima di conoscere, mostrare ciò che si presuppone di sapere, così come non è ancora stato visto.

Esiste un dogma in ambito religioso, ma anche la possibilità di sottrarvisi dall'interno; esiste un canone del linguaggio, ma anche la possibilità di lavorare la lingua, logorarla, esaurirla fino a farla parlare differentemente; esiste un vedere ordinario, ma anche la possibilità di produrre immagini che si sottraggano all'omologazione di ogni visione. Là dove il linguaggio cessa di essere mero strumento utile, inizia forse il canto, là dove lo sguardo cessa di essere dominio e padroneggiamento, inizia il vedere ospitale, la visione come accoglienza contemplativa di tutto ciò che esiste: "Riusciamo a vedere solo quello che conosciamo, ma la macchina potrebbe andare prima delle parole, potrebbe andare prima dell'intenzione". Così risuona il canto fotografico di Nausicaa Giulia Bianchi.  Hai dato alla vergine un cuore nuovo3-2

BIOGRAFIA

Giulia Bianchi è una fotografa interessata ai temi della spiritualità e del femminismo. Da quattro anni lavora ad un progetto sul sacerdozio femminile proibito nella chiesa cattolica. Ha insegnato documentaristica all’ICP di New York, a Londra, e a Camera Torino. Ha lavorato come fotografa indipendente con National Geographic, TIME, The Guardian, Espresso, etc. ed esposto il suo lavoro in Italia e all'estero. Il portfolio "Le ribelli di Dio" dal Women Priests Project sarà pubblicato il 17 settembre su Internazionale

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INFORMAZIONI

Situata a Verona in via XX Settembre nel quartiere Veronetta, vicino alla storica fonderia di campane Cavadini, Fonderia 20.9 è un associazione culturale che si occupa di fotografia contemporanea. Nata nel 2015, al programma espositivo di artisti sia emergenti che affermati, affianca un lavoro di aggregazione sul territorio rivolto a chiunque si interessi di arti visive e senta il bisogno di condividere e confrontarsi con altri autori. Uno spazio aperto dove lavorare a progetti personali o comuni. Fonderia 20.9 è anche una piccola ma ricercata biblioteca, uno spazio per le proiezioni e un laboratorio di stampa per gli associati.

Orari: Mer-Sab 10-13 | 16-19

Ingresso Gratuito

Via XX settembre 67, 37129 Verona

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Mail: info@fonderia209.com

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