A Palazzo Scarpa la mostra "Il bambinello Re. I Gesù bambini della devozione popolare"

Mercoledì 20 dicembre alle ore 17.30 verrà inaugurata la mostra curata da Daniela Rosi del LAO (Laboratorio Artisti Outsider) in collaborazione con Banco BPM "Il Bambinello Re. I Gesù bambini della devozione popolare". La mostra allestita all'interno di Palazzo Scarpa, sede di Banco BPM, vedrà esposti alcuni pezzi della collezione di Stefano Tessaro, statuette del Bambin Gesù realizzate in cera da monache e maestri artigiani secondo la tradizione popolare, in diverse aree geografiche europee, tra il XVIII e XX secolo.

L’esposizione di queste preziose operine nei giorni delle festività natalizie è il rinnovarsi di un’antica usanza popolare che voleva offerti al culto, proprio in questo periodo, nelle chiese o nelle case private, questi sacri infanti. Il culto del Bambinello Re è diffuso in diverse aree geografiche europee. In questa mostra sono esposti soprattutto dei Bambini Gesù di cera di provenienza italiana, ma ve ne sono anche di diversa manifattura e di provenienza austriaca, ceca e maltese.

Queste piccole sculture sono produzioni realizzate principalmente all’interno dei conventi femminili. La loro dispersione geografica rende difficile una rigorosa comparazione, anche se qualche concentrazione la si può trovare in più di una collezione, come in quella, fra le più preziose, appartenente al convento femminile delle “Descalzas Reales” a Madrid, dove si trovano diversi esempi realizzati da scultori spagnoli per le monache di nobile nascita.

Una collezione straordinaria, per numero di pezzi e per qualità delle opere, è anche quella di Hiky Mayr esposta nel Museo de “Il Divino Infante” a Gardone Riviera. Poiché a fondare i conventi erano spesso donne che appartenevano alle classi sociali più elevate, questi manufatti conservano la bellezza e il fasto della vita di corte. Il passaggio delle monache da un monastero all’altro fece sì che gli stili si contaminassero, così da poter riscontrare linee coerenti di manifattura che legano luoghi di fabbricazione anche molto lontani fra loro.

Di certo l’ingresso in clausura anche di giovani donne appartenenti alle classi sociali meno abbienti ha reso possibile il recupero di un’iconografia del Bambinello povero, di francescana ispirazione. Il cucito, il ricamo e la pratica del riuso dei materiali erano di certo appannaggio delle donne dei ceti più bassi, tuttavia i tessuti lavorati potevano essere anche assai preziosi venendo reperiti dalla dote delle sorelle più ricche e dai ritagli dei paramenti sacri confezionati per la Chiesa. La sapienza esecutiva, che prevedeva fili di seta di diversi colori, passamanerie dorate e argentate, perline di vetro molto sottili, cordoncini, cartine colorate, talvolta conchiglie, rametti, piantine secche, rende queste opere davvero sorprendenti per l’alto risultato estetico che riescono a raggiungere.

Un’abilità superiore era quella dimostrata dalle monache nella realizzazione dei fiori che, composti in piccole teche di vetro, si trasformavano in un giardino paradisiaco destinato ad accogliere i Bambinelli. Il risultato di tanta maestria sono questi oggetti che ancora oggi riescono a produrre in noi un senso di grande meraviglia, l’impressione di essere di fronte a una vera e propria magia realizzativa piena di sacralità. Le diverse posture dei Bambinelli rimandano ad altrettante tipologie di statue originali, come il Bambino in piedi e incoronato riconducibile al Gesù Bambino di Praga o il Bambinello fasciato riferibile al Bambino Gesù di Monaco di Baviera. Il Bambinello con le braccia aperte, ricorrente nel presepio, è il Gesù Bambino accogliente, mentre i Bambinelli seduti rimandano al Bambino Gesù di Vienna.

Un Bambino miracoloso di riferimento per l’Italia è senz’altro quello di Santa Maria in Aracoeli a Roma. Altre tipologie più semplici e insolite sono probabilmente da addursi anche alla libera interpretazione personale di chi ha fabbricato, come preghiera, la piccola statua.

Questa mostra vuole essere anche un omaggio all’atto paziente, costante e prezioso del collezionare che, lungi dall’essere un semplice accumulo di oggetti, è una pratica di grande valore civico, in quanto rende possibile la ricostruzione della storia di oggetti preziosi che appartengono alla nostra cultura e rende onore e il giusto riconoscimento alle autrici e agli autori anonimi che hanno lavorato, in silenzio, lontano dalle luci della ribalta e che altrimenti rimarrebbero ingiustamente nell’oblio. Siamo lieti che qui, durante le Feste della Natività, questi piccoli Gesù, così spesso dimenticati, rinascono per tutti noi a nuova vita.

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