Sul palco del Teatro Nuovo lo spettacolo "Minetti" dello scrittore austriaco Bernhard

In scena dal 14 al 19 marzo sul palco del Teatro Nuovo di Verona lo spettacolo "Minetti" dello scrittore-drammaturgo austriaco Thomas Bernhard (1931-1989), un’opera che può essere annoverata tra il “classici” del teatro del Novecento. Minetti, ovvero Bernhard Minetti (1905-1998) che dà il titolo alla commedia, è considerato dagli storici del teatro il più grande attore tedesco del secondo dopoguerra. La commedia ha come sottotitolo “Ritratto di un artista da vecchio”.

Rappresentata per la prima volta nel 1977 a Stoccarda con Minetti che interpretava se stesso e con la regia di Claus Peymann (che al Teatro Romano nel 2007 firmò Richard II proposto dal Berliner Ensemble), Minetti è una commedia costruita intorno a un interrogativo: quale ruolo ha l’arte, e in particolare il teatro, nella società odierna? Come può il palcoscenico essere ancora oggi riflesso del mondo? Alla ricerca di una risposta, Bernhard intreccia il comico e il tragico, la realtà con la sua trasfigurazione poetica e descrive, con rabbia e con passione, un mondo grottesco.

Ventisette anni dopo la sua morte, Thomas Bernhard continua a indicare al pubblico una possibile via verso il futuro, sia del teatro che della vita stessa. Una “via” percepibile in quasi tutta la sua produzione che fu molto influenzata dalla sensazione di solitudine (provata soprattutto nell'infanzia) e dalla sua malattia. Fin dal suo primo romanzo (Gelo, 1963) il tema centrale è «la disperata lotta di un uomo contro il processo di decomposizione che tutto inghiotte. Parlare diventa per i personaggi un’ossessione, sintomo del più assoluto solipsismo e del fallimento del loro tentativo di afferrare la realtà».

Minetti si avvale dell’interpretazione di un Eros Pagni (attore molto amato dal pubblico veronese che l’ha applaudito più volte qui al Nuovo e al Teatro Romano) particolarmente elogiato dalla critica per questa interpretazione: “magnifico” l’ha definito Il Secolo XIX. «La sua sagoma di quercia robusta e la sua voce solenne e malinconica da baritono, meritavano di misurarsi con l’atto d’amore e di veemenza rivolto al teatro che è Minetti» ha scritto la Repubblica. «Al centro di Minetti – sottolinea Marco Sciaccaluga – c’è il teatro e l’arte dell’attore, il suo senso, la sua necessità, la sua radicalità di fronte al mondo. Per ogni teatrante Minetti è un autoritratto ma anche una commedia che scommette su un’idea provocatoria: mostrare che l’Attore è l’Uomo e che il Teatro si fa autoritratto del Mondo, anche quando entrambi, come in questo caso, raccontano la loro fatale caduta.Dice Minetti nella scena seconda: “Il mondo pretende di essere divertito / e invece va turbato / turbato, turbato / Occorre precipitare tutto / nella catastrofe dell’arte signora mia!”».

Nella notte di San Silvestro mentre sono in corso i festeggiamenti per il nuovo anno e imperversa una tempesta di neve, il vecchio Minetti indugia nella hall di un albergo di Ostenda. Attende un direttore di teatro che vuole riportarlo sulla scena nel ruolo di Re Lear. Il tempo passa, il direttore non arriva e l'attore scivola sempre più in fondo alla sua storia, alla sua follia. Nell’attesa parla di sé e della propria arte. Evoca così frammenti della sua vita (reale o immaginaria?) rivolgendosi al personale dell’hotel, a una signora e a una ragazza.

(fonte foto Teatro Stabile del Veneto)

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