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Lo spettacolo Il lago dei cigni rivisitato al Camploy

Lo spettacolo Il lago dei cigni rivisitato al Camploy

Lo spettacolo Il lago dei cigni rivisitato al Camploy

Una rielaborazione dell'opera ciaikovskiana messa in scena dalla coreografa Laura Corradini

Dopo un tour internazionale torna sabato, al Teatro Camploy, lo spettacolo“Il lago dei cigni”di Laura Corradi nell’esecuzione di Ersiliadanza. Lo spettacolo della coreografa Laura Corradi ha un titolo famoso che immediatamente evoca tutù, punte e magie notturne. Il lago dei cigni è infatti uno dei capolavori della celebre trilogia ciaikovskiana di fine Ottocento, balletto che insieme alla bella addormentata e allo schiaccianoci incarna in assoluto i valori e l’essenza del balletto classico.


Ma l’ultima creazione della Corradi poco ha a che fare con punte e tutù: “Questo Lago dei cigni – spiega la coreografa – comincia dove il Lago tradizionale finisce, quando l’incantesimo svanisce e l’eroe-principe e Odette possono finalmente amarsi. Sono partita da qui immaginando Odette e Siegfried uniti in un ipotetico matrimonio dei giorni nostri. I personaggi, a partire dallo sposo, entrano in scena lasciandosi alle spalle una grande festa che celebra la troppo scontata felicità di Odette e Siegfried. Di lì a poco si appartano in un luogo, forse un giardino, e le voci della festa irrompono a ricordare che il loro allontanamento si sta trasformando in rifiuto e in clandestinità. La festa in sottofondo continua, la notte non arriva mai, il tempo è fermo, come “incantato”, loro non trovano la via d’uscita e si muovono come animali in gabbia, interrogandosi sulle prove che ancora dovranno superare per essere leggeri, felici e liberi. Ho cercato – prosegue la coreografa – il significato contemporaneo di quella forma magica di imposizione che nelle fiabe si chiama incantesimo. Mi chiedo quanta parte di mondo oggi sia un lago incantato; quante prove bisogna ancora superare prima di ricomporre i pezzi, per vivere felici e contenti? Un viaggio, questo Lago dei cigni, parallelo alla tradizione e alle sue simbologie, una danza densa di attraversamenti emozionali, di aperture improvvise, ricadute e contraddizioni, come quella attribuita alla figura del cigno nei bestiari medioevali: il suo piumaggio – conclude la Corradi – è candido ma le carni sono completamente nere, “carne nera e peccaminosa, celata dalle bianche vesti” ”.

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