Il Teatro del Montorio presenta "Invisibili", performance itinerante nei luoghi del carcere

In occasione della Giornata Mondiale del Teatro, la direzione della Casa circondariale di Verona realizza una performance teatrale itinerante nei luoghi del carcere. Invisibili è il titolo dello spettacolo che andrà per la prima volta in scena lunedì 27 e martedì 28 marzo alle 19, con ingresso solo su invito. Il testo, scritto e diretto da Isabella Dilavello e da Alessandro Anderloni per la compagnia del Teatro del Montorio, è liberamente ispirato da Le città invisibili di Italo Calvino.

Si tratta del terzo spettacolo frutto del laboratorio teatrale diretto da Anderloni che l’associazione culturale Le Falìe organizza dal 2014 nel carcere scaligero con il sostengo della Fondazione San Zeno. Un percorso che, con incontri a cadenza settimanale, coinvolge un gruppo di detenuti delle sezioni comuni e che ha già portato sulle scene L’attesa della neve, Senza il vento e Speratura: testi che sono il frutto di un lavoro di drammaturgia collettiva con i partecipanti al corso.

I trenta spettatori per replica ammessi alla rappresentazione avranno la possibilità di percorrere alcuni luoghi del carcere, aree trattamentali, passeggi, palestra, zone comuni dove assisteranno alle scene teatrali in forma di evento itinerante. Il carcere sarà dunque contenitore e palcoscenico stesso, in un’interazione che vedrà gli spettatori stessi protagonisti delle vicende raccontate. In occasione della Giornata Mondiale del Teatro, la direttrice Maria Grazia Bregoli ha voluto estendere l’invito soprattutto ai giovani studenti partecipanti ai laboratori scolastici negli istituti superiori di Verona, nello spirito di apertura e di condivisione della vita carceraria con la città e di sensibilizzazione verso le nuove generazioni.

Lo spettacolo Invisibili nasce da un lavoro su Italo Calvino. «Si dice che ogni uomo è un’isola», raccontano a tal proposito Isabella Dilavello e Alessandro Anderloni, «ma quando proviamo a visitarla, a conoscerla, quest'isola che siamo, scopriamo costruzioni, angoli, percorsi accidentati, luci, quartieri bui. Come fossimo una città, dove i desideri sono le luci che ci guidano, dove i ricordi e le memorie a volte odorano forte come spazzatura. Dove spesso ci muoviamo invisibili agli occhi di chi non ha tempo e voglia di vederci». Attraverso il testo di Calvino, concludono, «gli attori del laboratorio si sono ritrovati nel labirinto della loro essenza, in luoghi immaginifici che tuttavia somigliano loro. Da quelle città immaginarie sono partiti per trovarne altre. Quelle che più corrispondono alle loro mura, al loro inferno e al loro paradiso».

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