Laboratorio con il caffè e picnic chiudono il sesto anno di "Indovina chi viene a cena?"

Con giugno 2019 “Indovina chi viene a cena?” celebra sei anni di cene  nelle case di tanti cittadini di origine straniera a Verona. L’evento nato a Torino nel 2011 dalla Rete Italiana di Cultura Popolare, ha preso piede in diverse città, da Milano a Palermo, passando per Napoli e Foggia, compresa la città scaligera dal 2014, dove è supportata dall’associazione culturale veronetta129, il gruppo informale Net Generation, Mag e Cookpad. A novembre 2018 gli organizzatori di Verona sono stati invitati dalla Rete per portare i risultati scaligeri al Primo Forum nazionale di “Indovina chi viene a cena?”, nella sede del Fondo Tullio De Mauro (Via dell'Arsenale 27 E), a dimostrazione che il progetto dal basso funziona e può essere replicato in diversi territori. La 7esima edizione scaligera si aprirà, in contemporanea con le altre città italiane, a novembre 2019 fino a maggio 2020.

I festeggiamenti per la chiusura della sesta edizione si svolgono sabato 29 giugno al giardino del palazzo Bocca Trezza, in via XX Settembre 57/a, dalle 10 alle 12 con un laboratorio pittorico-creativo con il caffè, curato dallo scultore Marco Danielon e con il supporto di alcune studentesse dell'Accademia di Belle Arti; è aperto a tutti i partecipanti al picnic, si consiglia l'iscrizione entro il 28 giugno via mail a info@veronetta129.it (con tessera veronetta129 consigliata, ci si potrà associare in loco).

Dalle 12 si svolge il contest culinario a cura di Cookpad e veronetta129 (per partecipare basta seguire le indicazioni nell'evento Facebook https://www.facebook.com/events/264530521036759/ e postare sul portale Cookpad la ricetta del piatto vegetariano portato al picnic. Per chi vuole partecipare solo al contest virtuale senza portare la ricetta sabato 29 giugno può seguire le istruzioni al link https://cookpad.com/it/concorsi/2107-picnic-vegetariano-2019. E infine fino alle 14 largo al picnic conviviale con gli ospiti e le famiglie ospitanti e aperto alla cittadinanza.

«Sarà un laboratorio di arte contemporanea, di espressione pittorica utilizzando la bevanda del caffè. – spiega Marco Danielon, scultore veronese da anni impegnato nell’arte come mezzo di conoscenza e di scambio interculturale – Caffè che tra mille ghirigori traccerà, su tele e cartoncini, simboli e archetipi che sembrano generati da un grembo misterioso. Un invito alla convivialità delle differenze, alla condivisione di storie sogni e speranze per sentirci, insieme, semplicemente un po’ più umani». 

L’iniziativa parte dal percorso sul concetto di “altro”, sull’idea di incontro e di socializzazione declinabile in differenti modalità, che ha intrapreso la Rete in questi anni. Tutto ciò ha  consolidato rapporti di collaborazione e di condivisione con alcune famiglie e persone facenti parte diverse comunità migranti. Si tratta di un dispositivo di attivazione di comunità che sovverte l'idea classica di ospitalità, aprendo le porte delle case dei nuovi cittadini, abbattendo i muri e le barriere culturali tramite il rito più antico del mondo: mangiare insieme. Si prosegue con il calendario sabato 27 aprile e sabato 25 maggio, in contemporanea in diverse case e diverse città.

Un po’ di numeri. Da marzo 2014 a maggio 2019 a Verona si sono organizzate 70 cene con 310 ospiti accolti, 31 famiglie coinvolte e 30 nazionalità rappresentate. Sono questi i numeri del progetto di relazione per mezzo del cibo, che sta diventando anche a Verona un piccola ma grande modalità per conoscere da vicino la cultura e le tradizioni del paese d’origine di tante famiglie ospitanti di origine straniera che vivono nel territorio già da tanti anni. Per la prima volta a dicembre 2018 si sono aperte le porte anche di un centro Sprar in provincia di Verona dove gli ospiti abituali hanno potuto scegliere di fare questa nuova esperienza con il supporto dei mediatori dell’associazione veronetta129 e quelli della casa per richiedenti asilo.

Un progetto di buon vicinato. «Ci siamo avvicinati a questo strumento di conoscenza e condivisione – spiega Alice Silvestri, presidente dell’associazione veronetta129 – perché il cibo da sempre è un ottimo strumento per abbattere imbarazzi e pregiudizi. La modalità di queste cene sovverte inoltre l’idea degli “stranieri ospiti a casa nostra”, la nostra idea è che invece ci troviamo semplicemente a condividere uno spazio, una città, che è di tutti. E da un buon piatto cucinato e raccontato può iniziare una conoscenza molto più profonda, che abbatte gli stereotipi che spesso ci frenano nell’avvicinare persone che hanno alle spalle un percorso di migrazione».

Ci sono famiglie che partecipano a quasi tutte le cene perché hanno sposato il progetto, altre che lo fanno una volta per curiosità o semplicemente per conoscere persone nuove. Stessa filosofia degli ospiti, che al momento dell’iscrizione possono decidere attraverso un modulo di scegliere una famiglia in città o provincia, mettendo in evidenza eventuali intolleranze o allergie. Non è possibile scegliere il paese o la cucina preferita, ci si lascia guidare e per una sera si incontrano persone che ancora non si conoscono. Ci si presenta all’indirizzo comunicato il giorno prima da parte degli organizzatori. Qui una famiglia aprirà la porta della sua casa introducendo gli ospiti nel proprio mondo: può capitare di ascoltare il racconto del viaggio per giungere fino a qui, di guardare le foto del matrimonio o le immagini delle famiglie lontane ma ci si può anche ritrovare a parlare dei bambini che vanno a scuola insieme o della squadra del cuore, del proprio lavoro o dei progetti per il futuro. In gioco c’è molto di più che una cena, c’è la possibilità di costruire vere politiche culturali dal basso, grazie all’incontro, all’offerta, al reciproco riconoscimento.

Ma chi sono le famiglie incontrate a cena finora a Verona? 9 su 31 sono le famiglie miste (con un coniuge italiano oppure entrambi i coniugi stranieri ma di differenti Paesi), 30 nazionalità rappresentate, ossia persone provenienti da Sri Lanka, Giappone, Bangladesh, Eritrea, Ghana, Costa D’Avorio, Marocco, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Tunisia, Algeria, Palestina, Libano, Iran, Giordania, Russia, Ucraina, Moldavia, Romania, Bulgaria, Lituania, Albania, Croazia, Spagna, Irlanda, Inghilterra, Honduras e Brasile (oltre ovviamente all’Italia). Gli ospiti non sono solo veronesi, ma anche cittadini di origine straniera.

Cosa dicono le famiglie ospitanti: «Per noi è stata un'ottima cena! Siamo rimasti molto sorpresi all'arrivo dei nostri ospiti in quanto pensavamo arrivassero persone più vecchie: ma l'età non è stata per niente un ostacolo». Lucas, brasiliano, e la sua compagna.

«Un'esperienza fantastica, assolutamente da provare! La tolleranza, l'apertura e la comprensione verso le culture degli altri popoli, le strutture sociali, i valori e le fedi, sono ormai indispensabili per la sopravvivenza stessa di un mondo interdipendente». Stela, russa, e la sua famiglia.

«È stato molto bello conoscere persone nuove e condividere cibo, storie ed esperienze. Gli ospiti sono stati gentilissimi e molto simpatici. Abbiamo goduto della loro compagnia e la frizzante presenza del piccolo ci ha ricordato quanto è bello avere i bambini per casa. Grazie mille per aver pensato e organizzato tutto». Famiglia croata.

Cosa dicono gli ospiti: «Abbiamo incontrato una simpatica e accogliente famiglia iraniana. Serata memorabile passata tra squisitezza tradizionali di ogni zona della Persia e una bella e interessante chiacchierata. Piacevole almeno quanto le pietanze meravigliose per il palato è stata la conversazione: a lungo ci siamo scambiati notizie e opinioni sui più svariati aspetti delle nostre culture e abitudini, cose a volte futili, a volte molto importanti. È stato un bel viaggio in un affascinante mondo poco conosciuto. Grazie quindi ancora per l'ospitalità e la calda accoglienza della famiglia». Pietro e la sua compagna.

«I bambini facevano a gara a chi riusciva a mangiare più carne piccante. La padrona di casa è una persona molto dolce che a poco a poco si è aperta con noi raccontandoci della sua vita in Eritrea, della sua famiglia e di com'è la situazione attuale». Chiara e la sua famiglia con amici.

«Ci è stata preparata una deliziosa cena vegetariana con piatti del suo paese, la Bulgaria, tutti accomunati da un particolare ingrediente, lo yogurt, del quale viene fatto ampio uso nella cucina bulgara, anche per le sue proprietà rinfrescanti. Piacevole conversazione e gradito sottofondo musicale. Esperienza consigliata!».

Come funziona? Si tratta di cene organizzate durante tutto l’anno, tra novembre e maggio, insieme alle famiglie che hanno scelto di partecipare al progetto. Le famiglie dei “nuovi cittadini” aprono la propria casa per ospitare a cena un gruppo di persone interessate a conoscere la cultura, le tradizioni e la cucina del loro paese di origine. Chi desidera partecipare esprime la sua adesione e prenota, il giorno precedente la cena scopre dove abita la famiglia ospitante e nient'altro.

Per partecipare basta prenotare i posti per le cene, contattando i riferimenti organizzativi locali. Quelli della città scaligera sono info@veronetta129.it o scrivere al numero 334.5291538 entro dieci giorni dalla data scelta per dare la possibilità agli organizzatori di intrecciare le varie richieste, anche per chi soffre di intolleranze o allergie alimentari. Il contributo per ogni cena di 15 euro verrà interamente e direttamente devoluto alle famiglie ospitanti. Le prenotazioni sono obbligatorie e fino ad esaurimento posti. Per vedere e conoscere le cene precedenti visita la pagina Indovina chi viene a cena_Verona.

L'associazione culturale veronetta129 e il gruppo informale Net Generation promuovono nel territorio veronese l’incontro tra culture diverse e tra le persone per la promozione e diffusione del messaggio antirazzista in modi sempre nuovi ed originali: la prima sostiene e prende parte attiva, spesso in rete con alte associazioni ed enti, ad attività antirazziste e antifasciste sul territorio progettate su e per il territorio veronese, il secondo nasce dalla necessità di dare spazio a ragazzi e ragazze che vogliono far sentire la propria voce, creare insieme iniziative ed eventi, dimostrare che il cambiamento è possibile.
 

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