I Virtuosi Italiani in concerto per una mattinata di "Leggerezza" al Teatro Filarmonico

Un prezioso cameo sarà il concerto di domenica 24 marzo, quinto appuntamento della XX Sagione concertistica de I Virtuosi Italiani.

La mattinata dal titolo “Leggerezza” offrirà al pubblico presente, un programma dedicato a due capolavori assoluti della musica da camera: il Trio per violino, violoncello e pianoforte di Maurice Ravel e il Trio in re minore di Mendelssohn. Ospiti d’eccezione la pianista giapponese Chiharu Aizawa e il pianista coreano Chong Park che abbiamo avuto modo di ascoltare nel ruolo di solisti con I Virtuosi Italiani, la scorsa stagione, anche in qualità di apprezzato compositore.

Il Trio per violino, violoncello e pianoforte in la minore di Maurice Ravel fu composto nel 1914 e fu eseguito per la prima volta il 28 gennaio 1915 alla Salle Gaveau di Parigi nella interpretazione di Alfredo Casella (pianoforte), Georges Enesco (violino) e Feuillard (violoncello). Il lavoro venne accolto in modo lusinghiero dal pubblico e soprattutto dalla critica, che annotò il vivissimo senso della costruzione musicale. In quella occasione non mancò chi volle osservare come la composizione si richiamasse allo stile classico della musica francese e specialmente di Rameau, tenendo presente innanzitutto lo snodarsi calmo e solenne del tema della passacaglia. Ma ciò non vuol dire che il classicismo di Ravel sia una fredda adesione ai moduli tradizionali, perché proprio nel Trio, e forse più che nel Quartetto in fa, egli rivela una libertà creativa, puntata sulla raffinatezza della scrittura strumentale e sull'inesauribile gioco timbrico, caratteristiche della sua migliore produzione sinfonica e da camera. Che il Trio sia stato concepito durante un lungo soggiorno nei Bassi Pirenei ha fatto probabilmente risuonare in Ravel le proprie origini basche («mia madre, quando ero piccolo, mi cullava cantandomi canzoni basche o spagnole», ricordava spesso il compositore).

Il Trio in re minore di Mendelssohn

Quando il primo Trio in re minore per pianoforte, violino e violoncello venne eseguito per la prima volta a Lipsia il 23 settembre 1839, con lo stesso autore al pianoforte, Schumann ebbe parole di elogio e scrisse poco dopo sulla sua rivista che «questo è il lavoro di un maestro, come lo furono a loro tempo quelli di Beethoven in si bemolle e in re, come lo era quello di Schubert in mi bemolle... Questo Trio è una eccellente composizione che tra qualche anno delizierà i nostri nipoti e pronipoti. Mendelssohn è il Mozart del nostro momento storico, il più brillante dei musicisti, quello che ha individuato più chiaramente le contraddizioni dell'epoca e il primo che le ha riconciliate tra di loro». Infatti la composizione riflette quel profondo equilibrio, che è una costante della personalità del musicista di Amburgo, e le tre voci strumentali sono fuse in modo omogeneo, con il pianoforte che svolge una funzione di coordinamento nell'ambito di un classicismo formale con l'esposizione, lo sviluppo e la ripresa del materiale tematico.

(fonte foto I Virtuosi Italiani)

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