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Danza e Musica raccontano il pudore

Danza e Musica raccontano il pudore

Danza e Musica raccontano il pudore

AnimaAmataMente di scena in Corte Mercato

La sezione danza in Corte Mercato Vecchio dell’Estate Teatrale Veronese prosegue sabato prossimo con la nuova produzione della compagnia Sosta Palmizi, AnimaAmataMente, in anteprima nazionale a Verona, ore 21.15. Due arti diverse e affini, la danza e la musica, s’incontrano dal vivo per raccontare un sentimento sempre più in via d’estinzione: il pudore.
Chitarra, pianoforte, percussioni e movimento sono gli elementi attraverso cui il danzatore e coreografo Giorgio Rossi in-tende ricordare l’importanza di “un’immaginaria, quanto necessaria, anima mentis uni-versale”, sempre più svuotata dalla nostra società, pronta a proporre “false seduzioni e poche verità”, rendendo difficile e raro un incontro con se stessi e con il mondo se-reno e profondo. Co-fondatore nel 1984, con Raffaella Giordano, della compagnia Sosta Palmizi, Rossi è impegnato da anni in uno sforzo di rinnovamento del linguaggio della danza italiana.
La fase più recente della sua ricerca è caratterizzata da performance basate sul dia-logo e il confronto con la musica, anche in questo spettacolo centrale, assieme al mo-vimento. Per esprimere un ragionamento sul progressivo arretramento di senso della contemporaneità. Rossi parla del “rumore assordante di una società che vuole sovrae-sporsi, restare tutta in primo piano”. Dello svanire dell’intimità e della “sacralità del gesto che diventa brivido nel contatto con un altro essere umano” in un mondo incapace di riconoscere “la bellezza d’una mente coraggiosa, capace di sentire il candore di un’anima timida”.
Ragiona Rossi che forse, di fronte all’immensità del mare, ascoltando “il suono circolare delle onde”, l’umanità potrebbe ancora sentire che siamo corpi fatti di acqua, e percepire l’intimità attraverso l’acqua, “elemento sacro che accompagna al corpo per riprenderne possesso ed averne pudore”. Non a caso per presentare questo nuovo lavoro, Rossi cita Song of Childhood di Peter Handke, La canzone dell’infanzia da molti conosciuta tramite il film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino.
Quando il bambino era bambino
camminava con le braccia ciondoloni
voleva che il ruscello fosse un fiume
il fiume un torrente
e questa pozzanghera fosse il mare
Quando il bambino era bambino
non sapeva di essere bambino

tutto per lui aveva vita
e tutte le vite erano una cosa sola.

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