Mura romane scoperte nello scavo di Acque Veronesi ai Portoni: sabato una visita guidata

Secondo la Soprintendenza si tratterebbe dell'«avancorpo difensivo costruito verosimilmente da Teodorico con la seconda cinta muraria della città». Sabato scavo aperto ai cittadini

Mura romane scoperte nello scavo di Acque Veronesi ai Portoni Borsari (clicca per ingrandire)

«Da diversi anni la Soprintendenza Archeologia, belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e la società Acque Veronesi Scarl collaborano con protocolli operativi per rendere compatibili le due attività di interesse pubblico: fornitura del servizio idrico integrato e tutela dei beni archeologici della città di Verona». È quanto si legge in una nota congiunta di Acque Veronesi e Soprintendenza Archeologia, belle arti e Paesaggio riferita alla recente scoperta archeologica avvenuta ai Portoni Borsari e che poi prosegue: «La collaborazione si svolge abitualmente nell’ambito delle procedure di “archeologia preventiva”, resa obbligatoria nei lavori pubblici dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e dal Codice dei contratti pubblici. Come ben noto, le opere per garantire la funzionalità idraulica di un territorio non sono sempre programmabili e ci si trova spesso a fronteggiare urgenze e imprevisti. È il caso dell’intervento in via di svolgimento in questi giorni nella zona di Porta Borsari, una zona la cui criticità idraulica è nota a tutti i veronesi per i frequenti episodi di allagamento verificatesi negli anni».

Anche in questo caso, dunque, Acque Veronesi e Soprintendenza spiegano di aver «unito le forze e le prime operazioni di scavo hanno già messo in luce strutture archeologiche di grande interesse». Secondo quanto si apprende si tratterebbe dell’«avancorpo difensivo costruito verosimilmente da Teodorico con la seconda cinta muraria della città. Le mura ancora oggi note come “Mura di Gallieno” ma da tempo ritenute di età gota». Come spiegato sempre nella nota della Soprintendenza e di Acque Veronesi, «tratti di questo avancorpo erano già emersi negli anni ’90 e gli archeologi allora coinvolti, Peter Hudson e Giuliana Cavalieri Manasse, avevano già correttamente colto il significato delle strutture, pubblicandone i dati. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, ma questa volta, lo scavo più esteso - diretto da Brunella Bruno della Soprintendenza e condotto dagli archeologi incaricati da Acque Veronesi (studio ARCHEOED) - sta evidenziando con maggiore dettaglio tecnico come fu realizzata la costruzione della struttura difensiva. Si sta comprendendo con chiarezza come fu adattato a questa nuova struttura difensiva il percorso della Via Postumia, che sin dalla fondazione della città passava attraverso la Porta per diventare il decumano massimo del centro urbano».

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Oggi, spiega quindi la Soprintendenza, «la via Postumia si presenta ai nostri occhi nella sua versione “tarda” con elementi lapidei di reimpiego, tra cui anche basoli stradali e risarcimenti di ghiaia, addossati all’avancorpo».  Acque Veronesi riferisce infine di essere «impegnata in prima linea per salvare questo straordinario palinsesto», mentre a sua volta la Soprintendenza «sta cercando di trovare soluzioni perché il problema idraulico si risolva». I due ruoli, infatti, quello cioè di tutela e quello della regimazione delle acque, «si identificano e si intrecciano nell’interesse di tutti». Mai come oggi, dunque, ci si trova dinanzi ad «un esempio, da affiancare a tanti, che mostra come l’archeologia possa dialogare con le esigenze dello sviluppo urbano e divenire elemento fondamentale della progettazione delle grandi opere pubbliche e private». Anche per questo, sabato 20 giugno (dalle 9.30 alle 12) lo scavo sarà aperto in sicurezza a cittadinanza e turisti, che saranno accompagnati in visita guidata.

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