Mostra di pittura dell'artista veronese Fernando Pietròpoli a Malcesine

Ingresso libero. La mostra è patrocinata dalla storica Società Belle Arti di Verona

Dopo Salò, prosegue a Malcesine dal 17 al 23 agosto 2020 la mostra di pittura "Anima e forme" dell'artista veronese Fernando Pietròpoli. Presenta le opere più recenti di stile lirico-astratto e informale materico, con un ampio spazio dedicato anche alla pittura figurativa, in omaggio al lago di Garda. Ingresso libero. La mostra è patrocinata dalla storica Società Belle Arti di Verona.

Info: +39 3888918196

info@fernandopietropoli.it

www.fernandopietropoli.it

L’ESTETICA DI FERNANDO PIETRÒPOLI - Fernando Pietròpoli si dedica alla pittura a vita inoltrata, quando, cioè, ha potuto permettersi quest’arte non come “mestiere” bensì come “modo di essere al mondo”. E in questa nuova dimensione in cui si è espressivamente e concretamente inoltrato, le sue opere testimoniano la consapevolezza che quivi ogni facile consenso non è ipotizzabile e, a volte, nemmeno allettante; ma esso, oramai, è il suo cosmo nel quale quotidianamente risiede. L’essere artista è diventato per lui quasi un dovere, l’esistere per “esprimersi” come sostenuto da una superiore necessità. Esigenza che nasce da antiche radici mai essiccate, dalla frequentazione assidua con la poesia. Caduto lo spazio razionale, caduta la forma delle cose, del vissuto resta solo un ricordo. Così è nella sua arte; la pittura di apre e si chiude dentro il suo spazio mentale che ci offre gratuitamente le forme e i colori della sua anima.

Egli sembra “divertirsi” con la sua arte “inconcreta”. Puntando attentamente gli occhi sulle sue tele scopriamo che esse dicono vita: sembrano cellule colte nel loro divenire da un incredibile e potentissimo microscopio che assiste appunto al miracolo della vita, il tempo della vita. E nel comporre questo contatto esistenziale, Pietròpoli si pone di fronte all'opera con tutte le proprie contraddizioni, rovistando nei gangli del tratto fino a denudarlo per sfinimento. I suoi lavori catturano perché parlano ad alta voce dei misteri che l'accompagnano; il tormento della condizione umana: gioia, dolore, ingiustizia o estasi, contratture e slanci sono lì, nelle sue tele, a testimoniare una mancata appagata serenità. Se, come Pietròpoli afferma, all’arte egli affida anche una domanda di “protezione”, dal vano e dall’insipiente, noi vogliamo rispondergli: "Una vita spesa controcorrente, a dare e a dire qualcosa al mondo, non è mai sprecata".

Nella sua pittura è presente una sorta di doppio movimento. Da una parte la mano tende a riempire, ad esaltare l'opera mediante scelte materiche impervie e scoscese. Dall'altra parte essa tende a scarnificare la tela, a raschiarne dalla superficie tutte le incrostazioni per tenerla secca e immediata, senza intermediazioni sentimentali. Ricerca questa sofferta e mai pacificata con l'intimo "sè" dell'Autore. Ed in quest'arte Pietròpoli salvaguarda sempre la naturalità del gesto, nell’esatto momento in cui sgorga, preservando il dipinto da eccessivi o manierati abbellimenti che non farebbero che allontanare dalla bellezza di quell'origine. Egli sceglie così la difficile strada di essere artista multiforme e magmatico, proteso in una continua tensione e ricerca che lo rendono unico e mai banale. Lungo questa via, Pietròpoli racconta, tela dopo tela, il suo osservare, il suo esplorare, il suo indagare con tutte le discordie e le antinomie che la sua personalità, come egli ammette, possiede. Non c'è mai sosta nel combattimento delle sue tinte e tra le asperità delle superfici, non c'è mai rilassamento, come se tutto ricominciasse sempre da capo. Ciò è così vero che chiunque lo osservi si trova coinvolto in quel vorticare, ferito dalle scaglie che schizzano dalle strutture delle sue creazioni. Disponendo sulla tela la trama di privatissimi e sottilissimi frammenti del suo esistere, la pittura di Pietròpoli non ci lascia respirare, non ci da tregua, poco per volta ci conduce nelle viscere del suo tormento mantenuto in vita sferzando con la materia.

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Una pittura che si distingue subito perché ci imbarazza e, a volte, ci turba persino, perché le emozioni non si gelano nella precisione dello smalto ma si incrostano nello spessore del colore, nelle sue sgocciolature, nelle macchie, negli schizzi, negli strappi che affogano nel magma degli elementi cromatici; essi sembrano rimbalzi dall’ignoto. C'è un che di istintivo e di feroce nelle sue creazioni, che non poteva rimanere contenuto solamente dentro quella sua anima inquieta; i suoi segni, infatti, sono anche i nostri, sono questi scheletri inequivocabili del nostro tempo.

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