L'uragano Morgan è passato...Altrove

Omaggio a David Bowie: per il Festival della Bellezza la metamorfosi di Morgan

Morgan in cocnerto al Teatro Romano di Verona (ph Papetti)

Marco (pod)Cast(oldi), in arte Morgan, in scena David Bowie, sul palco del Teatro Romano, un uragano musicale che ha scosso nella serata di lunedì 5 giugno il torpore della città di Verona. Non è stato un concerto, non solo, non uno spettacolo (uno show preconfezionato), piuttosto una performance artistica dove vita e arte si scambiavano il posto in continuazione fino a divenire indiscernibili. In mezzo c'era sempre la musica, suonata live beninteso, a tratti graffiata e urlata, in altri momenti quasi sussurrata, ma sempre vissuta fino in fondo.

Chi si aspettava David Bowie coverizzato da Morgan non potrà che essere (parzialmente) rimasto deluso, e ben gli sta. Morgan ha saputo fare altro, incontrare il Duca Bianco lungo una sottile linea musicale impazzita che lo ha condotto, e con lui i tanti presenti, ad attraversare un universo di note, parole e suoni senza padroni e, di conseguenza, imitatori di qualunque sorta.

Dopo un tre quarti d'ora d'attesa abbondanti, le luci si sono accese e lo spazio è stato invaso da una voce robotica che, evocando nuovi mondi sconosciuti, morti e rinascite dell'uomo, ha rigurgitato parole e cose (attraversando Platone e instillando una singolare space oddity nel pubblico), tramutate via via sempre più in metallici cristalli sonori. Quindi ecco finalmente Morgan intonare un grande classico dei "suoi" Bluvertigo, "Altre forme di vita", concatenandovi senza soluzione di continuità un paio di brani di Bowie, tra i quali il celebre "Heroes". Un inizio vertiginoso della durata di venticinque minuti sull'onda anche dell'improvvisazione che, merito indiscutibile di una band notevole a supporto, ha poi prevalso lungo l'arco dell'intera serata.

Cantante, interprete, compositore, polistrumentista, attore, mimo di se stesso, svariando dai brani che hanno reso immortale il compianto Bowie a quelli scritti di suo pugno, Morgan, a tratti, ha vestito anche i panni del professore di Storia della Musica. Fornendo exempla eruditi, "suonando" celebri citazioni, muovendosi da Modugno, Battisti, De André fino ai Beatles, i Kraftwerk e gli esperimenti della Berlino nei '70, raccontando a suo modo la nascita del funky, la metal machine music Morgan ha tracciato con sapiente leggiadria il raggio delle contaminazioni musicali e delle variazioni su quel tema della serata chiamato David Bowie. 

Una metamorfosi continua sul palco, sovvertendo di volta in volta i programmi appena tracciati, ha spiazzato e sorpreso chi aveva voglia di tenerlo fermo in un punto, l'ex giudice di X-Factor che, tra una canzone e l'altra, si è anche lasciato andare al racconto di aneddoti spassosi riguardanti la sua vita innestata nello star system televisivo. Perché certo, Morgan è anche una star del piccolo schermo, e al Festival della Bellezza  persino questo frammento è esploso, riversandosi sul palco nel fluire di un magma sonoro che straripava in continuazione, finendo con il coinvolgere campi (e corpi) estranei. A cominciare dal cinema e quei "baffetti" che tanto piacevano ad André Bazin, sottratti a Hitler dal Grande Dittatore Chaplin, indossati per una volta da David Bowie (provocazione, irrisione, "ah voi inglesi siete uguali"?) e rivendicati in un gesto parodistico che raddoppiava tutti i precedenti per poi annullarsi da parte dello stesso (?) Morgan.

Rebel Rebel, attaccata quando già gli altri componenti della band iniziavano a scollegare i jack, ha poi chiuso la scaletta, facendo schizzare sulle sedie chiunque fosse rimasto, mentre lui, Morgan, inevitabilmente era già altrove, waiting for my man (solo accennata, "ma ora no...bisogna davvero prenderlo di peso e portarlo giù dal palco"), o forse soltanto perdendosi in un bicchiere...di Moscato.

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