«La trappola del pilota automatico», il libro dei fratelli Alessandro e Marco Florio

Gli ideatori e fondatori di iDROwash, una startup innovativa che si occupa di riqualificare immobili e luoghi pubblici, sono al loro esordio come autori di un libro

È recentemente uscito nelle librerie «La Trappola del Pilota Automatico» un libro scritto a quattro mani dai fratelli veronesi Alessandro e Marco Florio edito da Edizioni Ultra, e disponibile anche su Amazon.
Alessandro e Marco Florio sono gli ideatori e fondatori di iDROwash, una startup innovativa che si occupa di riqualificare immobili e luoghi pubblici, e sono al loro esordio come autori di un libro.

«Questo libro è il racconto di un viaggio cominciato nel 2013 quando abbiamo creato iDROwash - fanno sapere i due autori - È da qui che abbiamo iniziato a muovere i nostri primi passi in quella che sarebbe diventata la nostra professione. Un lavoro, le pulizie, che avevamo sempre odiato, schivato e certamente considerato l’ultimo dei lavori e delle quotidiane necessità, era improvvisamente diventata la nostra principale occupazione. Insomma, per qualche assurda ragione di cui ancora oggi ci sfugge il perché, due ragazzi diplomati in informatica decidevano di lasciare il loro “buon” lavoro a tempo indeterminato per intraprendere questa carriera. È da qui, da questo insolito punto di vista, quello di chi pulisce, che nasce l’idea di scrivere questo libro, un libro che non è un manuale per imparare un mestiere e neppure una guida per farselo piacere, ma il racconto di quel viaggio che ci ha permesso di liberarci dalla trappola del pilota automatico, fare pace con questo strano e imprevisto lavoro e infine comprendere quanto ingenui siamo stati a pensare che potevamo disinteressarci del pulito senza subirne alcuna conseguenza. Il pilota automatico è l’abitudine che ci guida a fare le cose (e non solo quelle di tutti i giorni) senza farci domande, solo perché ci è stato insegnato così da bambini. Un’abitudine che però nasconde un’insidiosa trappola, quella che rischia di portarci a sottovalutare l’importanza di molti dei più comuni gesti quotidiani, gesti automatici e ripetitivi come quelli che compiamo per pulire, esponendoci inconsapevolmente a gravi conseguenze. Insomma, anche a noi era bastato vedere quanti si lamentassero delle pulizie per credere che fosse giusto non curarsene più di tanto, sicuri che così non vi sarebbero state conseguenze. Ma ci sbagliavamo. Il nostro lavoro ci ha permesso di comprendere quanto fossero condizionate le nostre vite da tutto quello che credevamo di sapere sul pulito. E tutto è coinciso quando abbiamo iniziato a riprendere in mano le redini delle nostre scelte, quelle che avevamo sempre delegato al pilota automatico. È così che abbiamo ricominciato a farci delle domande. Nel nostro caso, una in particolare: perché puliamo? La cosa più strana, è che ci sono voluti quasi quattro anni e un libro per trovare la risposta a questa domanda apparentemente banale. Un tempo che sembra decisamente sproporzionato, ma non se si considera quanti siano i luoghi comuni, i falsi miti e le superstizioni sul pulito che la società in cui nasciamo e cresciamo ci fa credere veri. Per questo siamo dovuti andare alla ricerca di strumenti adeguati per permetterci di capire quanto di tutto quello che avevamo sempre pensato di sapere sulle pulizie era vero e quanto invece era solo il frutto dell’ennesimo pregiudizio con cui impariamo a giudicare ogni cosa. Ed è grazie a questi strumenti che abbiamo potuto capire perché puliamo e anche quanto fosse importante che ce ne interessassimo. Anche perché, in caso contrario, avremmo continuato a subirne tutte le inevitabili conseguenze. L'emergenza coronavirus è solo l’ultimo e più drammatico esempio di queste conseguenze, di cosa possa accadere nel disinteressarci del pulito e dell’igiene. Tuttavia, la cronaca degli ultimi mesi, costituisce solo la punta di un problema molto più grande e complesso, di cui, quella quotidiana pratica chiamata pulizie è quasi sempre la più efficace e spesso anche la più economica soluzione. Ma, affinché questo sia possibile, è indispensabile che ognuno di noi se ne interessi».

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