ll Verona Film Festival presenta la nuova rassegna di film d'essai "Il piacere degli occhi"

Il Verona Film Festival apre un nuovo contenitore di iniziative che si chiamerà "Il piacere degli occhi", il cui primo passo è France Première, una rassegna che esplora la produzione filmica francese degli ultimissimi anni in gran parte rimasta inedita nelle sale italiane

Si apre una nuova opportunità per i cinefili veronesi. Il Verona Film Festival, infatti, abbandonata dopo 15 anni la formula de I martedì del festival, apre un nuovo contenitore di iniziative che si chiamerà Il piacere degli occhi. Un nome che se da un lato vuole essere un esplicito omaggio al grande cineasta francese François Truffaut, che così volle intitolare la raccolta dei suoi scritti di cinema, dalle polemiche degli anni giovanili ai ritratti di registi, scrittori e attori incontrati nel corso della vita, dall'altro propone una concezione di visione dei film, in cui la componente visiva sia fondamentale.

All'interno di questo format, di ciclo in ciclo, si svilupperà una ricerca di nuovi contenuti il cui primo passo è France Première, una rassegna che esplora la produzione filmica francese degli ultimissimi anni in gran parte rimasta inedita nelle sale italiane. Sette lungometraggi e un corto (più due classici), tutti in lingua originale con i sottotitoli in italiano, che accompagneranno gli spettatori per tutto l'autunno fino al secondo appuntamento - a metà dicembre - per festeggiare i due decenni di attività cinematografica del Verona Film Festival con una mostra e un omaggio al mélo contemporaneo.

La rassegna di film inediti sarà preceduta dalla riproposta di due grandi classici del cinema francese, scelti non a caso per indicare i margini entro i quali si muoverà poi l'intera proposta del Piacere degli occhi. Il film di apertura sarà Mon oncle, il capolavoro del 1958 di Jacques Tati, l'inventore del mitico personaggio di Monsieur Hulot, che "parla" solo con le immagini, senza l'ausilio delle parole. Un'opera non a caso molto amata da grandi cineasti come Wim Wenders o David Lynch. Seguirà Le dernier metró, il terzultimo film di Truffaut, che pur essendo interamente girato all'interno di un teatro dimostra la capacità del cinema di giocare in maniera sublime sui piani del racconto, inglobando la dimensione teatrale nella grande illusione cinematografica.

Teatro e cinema tornano a intessersi in Les ogres, secondo lungometraggio della giovane regista e sceneggiatrice Léa Fehner, che segue in un intrecciarsi continuo tra finzione del palcoscenico e vita reale la tournèe di una compagnia che viaggia di città in città con il proprio spettacolo. Pas son genre, brillante commedia sentimentale, è invece l'unico film dell'attore e regista belga Lucas Belvaux uscito nel circuito commerciale italiano (con il titolo Sarà il mio tipo?) della decina che ha diretto in 25 anni di carriera. Un po' poco per un autore molto apprezzato nel mondo francofono e pluripremiato in numerosi festival.

Attore e regista è anche il francese Mathieu Amalric, che si cimenta in maniera molto originale con la messa in scena, costruita come un puzzle che solo alla fine si ricompone, di un romanzo di Georges Simenon, La chambre bleue. Mathieu Amalric è protagonista anche di L'amour est un crime parfait di Arnaud e Jean-Marie Larrieu, un noir freddo ambientato nella Svizzera francese, con straordinari echi hitchcockiani.

Di un regista conosciuto e apprezzato anche in Italia, Robert Guédiguian, è invece Une histoire de fou, in cui il cineasta di origine armena si interroga sulla propria identità a un secolo del genocidio del suo popolo. Altro film storico, ma in costume, è Les adieux à la reine di Benoît Jacquot, che propone una inedita lettura, al femminile, della regina Maria Antonietta nei mesi della Rivoluzione francese. Un dramma intimista è Quelques heures de printemps di Stéphane Brizé, un regista di cui il pubblico veronese di Schermi d'Amore aveva potuto apprezzare qualche anno fa il bel film Je ne suis pas là pour être aimé e Madamoiselle Chambon. Chiude il programma il divertente cortometraggio Inupiluk, sul viaggio a Parigi di due eschimesi della Groenlandia.

Inutile, infine, sottolineare che tutti questi film possono veramente vantare dei cast di straordinari interpreti: Léa Seidoux (La vie d'Adèle e 007 Spectre), Vincent Lindon (Welcome, La legge del mercato), Émilie Dequenne (Palma d'oro a Cannes per Rosetta dei fratelli Dardenne), Maïwenn (attrice, sceneggiatrice e regista, vincitrice del premio della giuria a Cannes per Polisse) e Mathieu Amalric regista e attore (Lo scafandro e la farfalla, 007 Quantum of Solace, Venere in pelliccia).

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Biglietti: Intero: 6 €, Ridotto 5 €, Ridotto speciale 3,50 €

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