Cultura

"Ho sentito Eva cantare" la compagnia veronese Aire44 torna in scena al De Micheli Danza Festival

Un progetto coreografico di Gianluca Possidente che si avvale di una perfetta fusione di tutte le forme d’arte

Il 4 maggio scorso al Teatro De Micheli di Copparo (Fe) è andato in scena lo spettacolo di teatro-danza "Ho sentito Eva cantare" del coreografo Gianluca Possidente, il quale dopo il percorso di studio specialistico all’AND, il perfezionamento in Olanda e le innumerevoli collaborazioni con eccellenti coreografi di fama internazionale, fonda a Verona la compagnia Aire44 nel maggio 2016.

Lo spettacolo ha segnato la conclusione del De Micheli Danza festival, (che ospita ogni anno compagnie nazionali e internazionali, come quelle di Riccardo Meneghini, di Sosta Palmizi, di Loris Petrillo, ecc.), un evento che nasce nel 2013 dalla collaborazione tra il teatro comunale di Copparo e la direzione artistica dell'Associazione Cantieri Culturali Creativi di Romina Zangirolami. L’inizio di "Ho sentito Eva cantare" è molto suggestivo: la scena parte da una lotta convulsa tutta al femminile; quattro donne si scontrano e si rincorrono alla ricerca di qualcosa che ognuna di esse tenta di difendere, di nascondere.

Le interpreti Benedetta Cordioli, Carlotta Graffigna, Daniela Querci e Francesca Beatrice Vista attraverso la perfetta fluidità e organicità del movimento, tratti peculiari delle tecniche del release e del contact, previlegiate dal coreografo Possidente, conducono gradualmente lo spettatore verso lo svelamento del per che cosa si combatte senza tregua: per una mela, l’oggetto-simbolo della tentazione, della proibizione, della disubbidienza e della conoscenza. Il monologo pronunciato da Francesca Beatrice Vista, la quale oltre ad essere danzatrice, è anche attrice in scena, è una riscrittura in chiave contemporanea dell’episodio mitologico del pomo della discordia, lanciato sul banchetto dalla dea Eris durante i festeggiamenti in onore delle nozze di Peleo e Teti.

La recitazione, non solo fa da collante con la scena iniziale dove le donne si contendono con una lite furibonda la mela, ma accompagna una coreografia costruita seguendo le peculiarità, esplicitate anche dal colore dei costumi, che caratterizzano le dee Era, regina degli dei, Afrodite, dea della bellezza, e Atena, dea della saggezza. Il coreografo Gianluca Possidente sembra partire da una concezione di teatro post-pirandelliano, priva di rigidi schemi spazio-temporali: la drammaturgia, infatti, segue due piani cronologici separati, uno mitico-religioso che si svolge tra l’Olimpo e l’Eden, l’altro che narra gli avvenimenti da un punto di vista contemporaneo, e sfruttando l’espediente dell’atemporalità, il coreografo affianca ai protagonisti tradizionali del racconto veterotestamentario e omerico (Eva, Era, Afrodite, Atena), una donna qualunque del nostro tempo, la quale racconta al pubblico il giorno del suo matrimonio.

Ai due gruppi di personaggi corrispondono altrettanti spazi scenici separati, illuminati ad alternanza, e l’attrice rappresenta la chiave di comunicazione tra i due mondi. «Quella mela, quella maledetta mela, è stata la fine della festa, ma a suo modo ha segnato l’inizio di qualcos’altro», le ultime parole del monologo apriranno la seconda parte del lavoro coreografico che vede l’ingresso in scena di Gianluca Possidente, prima nei panni di Paride, colui che scelse di dare ad Afrodite la mela della discordia in cambio dell’amore della bella Elena di Troia, poi in veste di Dio che vede allontanarsi dal paradiso terrestre Eva e infine di un giovane uomo che seduce una donna in una divertente scena ambientata in un cafè-concert parigino che potrebbe essere un riferimento al Bataclan e all’attentato del 13 novembre 2015, se si vuole ricercare una continuità col finale tragico dello spettacolo, scandito dalla voce dell’attrice che recita una poesia in francese sul trionfo della morte del futurista Filippo Tommaso Marinetti.

Il fascino e la seduzione dell’uomo, messi in scena abilmente attraverso la tecnica del contact e del floor work, conducono la donna a cedere quasi completamente alla passione ardente. È senza dubbio un momento di alto spessore coreografico perché Gianluca Possidente ha saputo mettere in scena sagacemente la fusione dei corpi, senza risultare in nessun modo volgare, soprattutto per la trovata eccellente, per un accostamento geniale tra piacere erotico e culinario: l’unione dei corpi è accompagnato dalla recitazione della ricetta di un rollè di carne al sugo, confondendo con grande maestria il piacere per il sesso con quello per il cibo. L’episodio sessuale assume toni tragici, si trasforma in un vero e proprio abuso, in una violenza carnale, come un rollè di carne che brucia, dimenticato sul fuoco.

Nuovamente, il coreografo Possidente conduce lo spettatore verso dimensioni spazio-temporali differenti: quello contemporaneo, mediante l’utilizzo delle notizie di cronaca, che vedono tra le prime pagine quotidianamente stupri e presunte violenze a scapito di giovani attrici e quello religioso con la violenta morte di Cristo, uomo-simbolo dell’amore, della verità e della giustizia. Il tradimento e il sacrificio sulla croce vengono precedentemente anticipati tramite il canto a cappella degli interpreti di una nenia funebre intonata il venerdì santo in una comunità arbëreshë della Calabria.

L’unità drammaturgica su cui poggia l’intero lavoro coreografico di Gianluca Possidente verte sui binomi astratti di amore/odio, istintività/razionalità, sessualità/ spiritualità, umanità/divinità che trovano una loro concretizzazione nei corpi danzanti. Gli elementi scenografici sono semplici: la mela, la lampada Falkland, disegnata da Bruno Munari nel 1964 e una scala che allude ai due mondi e che metaforicamente può rappresentare anche corpo e anima, ragione e sentimento. La scena ha una illuminazione drammatica: il disegno luci della scenografa Floriana Cirillo segue un bilanciato alternarsi di luci e ombre, rievocando, come a volte fa anche la coreografia, i dipinti di Caravaggio.

La musica originale composta da Angiola Maria Grolla accompagna in modo assai notevole la coreografia, infatti anche i brani sembrano seguire i diversi piani cronologici dello spettacolo poiché i componimenti realizzati per mezzo di strumenti musicali, come il pianoforte, si fondono con equilibrio ai suoni e rumori della natura e della vita quotidiana. Il coreografo Gianluca Possidente fonde magistralmente la danza contemporanea con differenti forme d’arte, come la pittura, la letteratura, la musica e la recitazione e mette in scena la complessità della vita e le problematiche attuali dell’umanità mediante il linguaggio del corpo che sembra comunicare, riflettere e interrogare la vita di ognuno di noi in ogni suo aspetto. L’Aire44 è una delle migliori compagnie emergenti di teatro-danza in Italia per la qualità e lo spessore del lavoro coreografico che sta portando in scena nei vari teatri nazionali.

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