"L’amore materno" alla Gam: le origini della pittura moderna da Previati a Boccioni

  • Dove
    Galleria d’Arte Moderna Achille Forti
    Via della Costa
  • Quando
    Dal 07/12/2018 al 10/03/2019
    da martedì a venerdì dalle 10 alle 18 sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 19 (La biglietteria chiude 45 minuti prima)
  • Prezzo
    biglietto intero: € 8,00 biglietto ridotto gruppi, anziani (over 60) e studenti: € 5,00 biglietto ridotto scuole/ragazzi 8-14 anni (solo accompagnati): € 1,00 Hanno diritto al ridotto: gruppi superiori a 15 persone; ragazzi dagli 8 ai 14 anni; studenti dai 14 ai 30 anni (con tessera studenti o libretto universitario); adulti oltre i 60 anni di età; possessori delle apposite convenzioni
  • Altre Informazioni
    Sito web
    verona.it

Il tema della maternità, in un momento nodale nell’arte italiana fra Otto e Novecento, è al centro della mostra L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni proposta dai Musei Civici di Verona negli spazi della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, dal 7 dicembre al 10 marzo 2019.

«La mostra, curata da Francesca Rossi e Aurora Scotti - dichiara l’assessore alla Cultura  Francesca Briani –, è testimonianza dell'importante e proficua collaborazione tra i musei veronesi e i Musei Civici di Milano, il Mart di Rovereto e il Banco BPM. Inoltre, conferma l'impegno dell'amministrazione a sostenere iniziative culturali che si contraddistinguono per la rigorosa e puntuale attività di ricerca dedicata alle collezioni artistiche cittadine».

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Un momento dalla presentazione della mostra "Amore materno" alla Gam

L’esposizione è la prima che la città di Verona dedica agli esordi del Divisionismo italiano, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza di uno dei periodi più creativi della storia dell'arte del nostro Paese e, allo stesso tempo, restituire un contesto e un fondamento critico di riferimento alle opere della Galleria d'Arte Moderna Achille Forti legate a tale ambito figurativo, a partire da S'avanza di Angelo Morbelli, capolavoro esposto nel percorso dedicato alla collezione civica.

Il fulcro della nuova esposizione è costituito dalla Maternità di Gaetano Previati, un capolavoro di grande formato e fortemente evocativo legato al tema “dell’amore materno” e proveniente dalle collezioni di Banco BPM. «Siamo particolarmente lieti e onorati di partecipare alla realizzazione di questa mostra – dichiara il presidente di Banco BPM Carlo Fratta Pasini - rendendo disponibile, per la prima volta a Verona, il monumentale dipinto di Previati e alcune delle opere più significative, tra quelle che fanno parte del nostro patrimonio artistico».

La galleria dei dipinti

Il dipinto esposto alla prima Triennale di Brera del 1891 suscitò un vivace dibattito oltre che sulla tecnica divisionista, anche sui possibili esiti simbolici della rappresentazione. Il famoso artista-critico Vittore Grubicy, già attento sostenitore di Segantini, individuò nella tela di Previati il prototipo della pittura ‘ideista’. «La nuova tecnica divisionista elaborata da Previati nel monumentale dipinto, puntava – spiega infatti Aurora Scotti – sulla separazione delle pennellate, ma anziché tendere alla piena tersità luminosa mirava ad agire sulla sensibilità dello spettatore, coinvolgendolo nella emozione psicologica dell’evento. A questo il maestro ferrarese si era preparato con un intenso esercizio su temi che sviluppavano la ‘pittura di affetti’ della Scapigliatura, al fine di evocare, attraverso il ductus stesso della pennellata, uno stato d’animo. Un cardine quindi della pittura di emozione e di sentimento, con un ampio spettro di riferimenti nella tradizione pittorica medioevale e moderna».

Il percorso espositivo costruito attorno al grande dipinto propone celebri capolavori di Gaetano Previati, Medardo Rosso, Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo e Umberto Boccioni, capaci di restituire in maniera esemplare l’intensa stagione culturale che ha segnato il transito rivoluzionario della pittura italiana ottocentesca nella direzione europea dell’arte moderna d’avanguardia. Da qui, la rigorosa selezione filologica di una quindicina di opere che mette in evidenza il confronto tra esiti e ricerche diverse contemporanee al maestro ferrarese, ma anche le ricadute e gli stimoli forniti da queste sperimentazioni alle avanguardie del primo Novecento. Umberto Boccioni, in particolare, cercò un confronto diretto con Previati: la Maternità del Banco BPM rappresenta uno dei cardini del suo percorso critico come punto di riferimento in quel un puntiglioso programma di studio nella storia dell’arte che, dopo molteplici ricerche, lo portarono al Futurismo.

Alla definizione del progetto legato al tema dell'amore materno hanno inoltre contribuito generosamente tutti i prestatori che hanno così reso possibile la realizzazione della mostra fra cui il Museo Segantini di Saint Moritz. Un riconoscimento particolare va ai Musei Civici di Milano, alle Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco, alla Galleria d’Arte Moderna di Milano e al Mart di Rovereto: istituzioni che hanno collaborato attivamente all'elaborazione dei contenuti del progetto scientifico partecipando anche all'ideazione di un piccolo circuito virtuale sul tema dell’amore materno itinerante tra le sedi di Verona, Rovereto e Milano, che il visitatore troverà segnalato nel catalogo e nei fogli di sala dedicati a Le due madri di Segantini, della Galleria d’Arte Moderna di Milano, e all'Autoritratto con la madre di Giorgio de Chirico, del Mart di Rovereto. Tali opere sono da considerare a pieno titolo parte dell’esposizione».

«L’esposizione – evidenzia Francesca Rossi - è arricchita da un contributo multimediale dedicato alle fasi di gestazione della Maternità di Previati. Questa preziosa documentazione deriva dalla campagna di analisi scientifiche condotta con gli strumenti più avanzati delle nuove tecnologie presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze allo scopo di monitorare lo stato di conservazione dell’opera e di comprendere la singolarissima tecnica pittorica impiegata dall’artista». 

Maternità di Gaetano Previati

Nel maggio del 1891, alla prima edizione dell’Esposizione Triennale di Belle Arti nel palazzo di Brera a Milano, Gaetano Previati espose una grande tela di oltre quattro metri di lunghezza e di quasi due metri di altezza, intitolata Maternità, segnando in tal modo la prima apparizione del Simbolismo in una esposizione ufficiale italiana.

La composizione del dipinto è semplice e fortemente unitaria: una madre è china sul suo bambino, frutto del suo grembo, e lo allatta amorevolmente. La vita da lei trasfusa nella creatura è simboleggiata dall’albero, probabilmente un melarancio, che le sta alle spalle e sembra proteggerla come una sorta di originale ombrello: gli angeli si raccolgono intorno a lei, i gigli, simbolo della vita e dell’annunciazione a Maria e gli anemoni si piegano mossi da un vento misterioso. Realizzata secondo i principi della divisione del colore, la tela si distinse tra gli altri lavori dell’esposizione perché in quest'opera l’artista aveva tentato di evocare l’idea dell'amore materno non attraverso una raffigurazione oggettiva, ma attraverso un’arte d’immaginazione e di sentimento.

Il divisionismo offriva in questo senso la tecnica ideale per rompere con gli schemi e le convenzioni di un realismo che il pittore ferrarese da tempo sentiva come un limite, ma non costituiva la novità più importante della sua proposta pittorica, tanto che l’artista, scrivendo al fratello Giuseppe nei giorni precedenti l’apertura dell’esposizione, si diceva preoccupato che l’adozione della nuova tecnica oscurasse la sua ricerca di una pittura che superasse i limiti di una raffigurazione semplicemente oggettiva della realtà. La monumentale tela divenne un vero e proprio caso critico e fu al centro di polemiche e discussioni, dividendo il pubblico tra accesi sostenitori, come Vittore Grubicy, che fecero dell’artista un paladino della «pittura di idea», e implacabili detrattori, scandalizzati da quello che ritenevano il lavoro di un giovane incapace di disegnare.

Previati e i disegni per Maternità

È noto dalle parole di Previati stesso che la lunga e tormentata gestazione di Maternità comportò una complessa fase di elaborazione teorica sulla nuova tecnica del colore diviso. L’artista disegnò moltissimo per verificare le sue tesi e lo fece seguendo i procedimenti preparatori tradizionali.

Dopo aver tracciato uno schizzo sommario dell’intero soggetto su carta o sulla tela, il pittore studiò analiticamente più e più volte i singoli dettagli iconografici in fogli distinti, controllandone gli aspetti formali e la definizione luministica, per arrivare a produrre, infine, un accurato progetto di insieme ricomponendo le varie parti. Le lettere scritte dall’artista al fratello Giuseppe in vista della stesura pittorica finale restituiscono precisi indizi sul lavorio meticoloso dedicato al soggetto. Da queste testimonianze si ricava che almeno da settembre del 1890 egli stava lavorando freneticamente all’opera e che l’avrebbe conclusa circa sette mesi dopo, tra fine marzo 1891 e il 10 aprile, data della consegna a Brera per l’esposizione.

Il 24 settembre 1890, l’artista manifestava apertamente le sue inquietudini davanti all’impresa: «Sono assorbito completamente dalla gran tela che ho davanti agli occhi senza averci messo le mani così ferocemente da seppellire tutto lo schizzo segnatovi anni addietro». A un certo punto il pittore stravolse l’idea iniziale e realizzò nuovi disegni, come confessò poco dopo, in un’altra lettera: «Non ho in mente altro che mettere insieme il mio quadro. Ho fatto diversi disegni anche in questi giorni e il lavoro mi cresce sottomano in una maniera incredibile».

Lo scontento che gli procurava quella sfida con se stesso riguardava sia la difficoltà di dipingere con la tecnica divisionista sia l’esito dei disegni, che il più delle volte gli sembravano mediocri e inadeguati a cogliere l'espressione più autentica del modello, malgrado gli sforzi e la fatica che trovavano sfogo nelle parole affidate alle lettere al fratello. Di quel lungo travaglio si conoscono una manciata di disegni, tra cui quelli riuniti in questa sala.

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