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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Allestita a San Massimo la mostra su Giuseppe Chiari

L'esposizione di "Incorniciarte" durer da sabato 27 novembre fino alla fine di gennaio

Improvvisazione: un modo di fare privo di sostegni programmatici, di regole di preparazione. Così si può descrivere l'arte di Giuseppe Chiari. Invitava lo spettatore a “strimpellare”, sottolineando che non ha importanza ciò che suona, ma solo che suoni. E la quindicina di strumenti musicali (tra cui chitarre, violini, trombe) che espone la galleria “Incorniciarte” di San Massimo da sabato 27 novembre fino a fine gennaio vogliono proprio rappresentare una chiara interrogazione di quella che è l'identità della musica e il suo potenziale comunicativo.

E' vero che la loro superba eleganza pare subire una sorta di sfigurazione o di oltraggio, in quanto essi sono “imbavagliati” da nastri adesivi, come dire che non possono più essere suonati: che sono oggetti destituiti di senso, puri scarti. Chiari in qualche modo provoca l'oggetto-strumento come un pittore provoca la tela e lo fa accostando ad esso partiture, macchie colorate, minuscoli pezzi di carta, pagine di giornale (con immagini di jazzisti come Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Louis Amstrong o figure mitiche come Andy Warhol e Marylin Monroe).

E poi ancora partiture, foto, disegni su spartiti, istruzioni per l'esecuzione di gesti musicali, testi di una sola battuta: sono affermazioni che si ripetono nel tempo e che testimaniano la volontà di Chiari di superare l'idea di arte come linguaggio codificato e di mantenerla in uno stadio di perenne apertura e avventura. Tutto deve rimanere dentro una dimensione ludica, essere uno sguardo di sorpresa, un gesto gratuito. E' come invitare lo spettatore a riappropiarsi delle sue azioni elementari, quasi infantili, a partecipare direttamente all'opera.

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