Welfare e assistenza: uscire dalla crisi senza sacrificare nessuno

Giorgio Vittadini e Lorenza Violini si interrogano su come sia possibile superare questa negativa congiuntura economica anche grazie ai servizi statali di aiuto sussidiario rivolti alle categorie più deboli

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeronaSera

La crisi economica e le tensioni sociali che attanagliano l'Europa sono il segno di una ben più profonda e radicata crisi culturale. È necessario un ripensamento delle pratiche di gestione del bene comune, un cambiamento che riaffermi la priorità delle iniziative sorte "dal basso" e che rimetta al centro della vita civile l'uomo, la famiglia e tutti quei soggetti sociali dei quali, per troppi anni, non si è riconosciuta la funzione pubblica. "La sfida del cambiamento. Come uscire dalla crisi senza sacrificare nessuno?" è il titolo dell'ultimo libro di Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e di Lorenza Violini, docente di Diritto costituzionale, ripreso per l'incontro tenutosi giovedì 31 gennaio nell'auditorium della Gran Guardia, promosso dalla Fondazione Giorgio Zanotto e dal Centro di Cultura Europea Sant'Adalberto, in collaborazione con la Banca Popolare di Verona e il Comune. A interloquire con Vittadini, il Presidente del Banco Popolare Carlo Fratta Pasini, al tavolo con il giornalista Stefano Lorenzetto nel ruolo di moderatore e Carlo Bortolozzo, Presidente del Centro di Cultura Europea Sant'Adalberto.

LA PRESENTAZIONE - E' possibile superare la crisi senza sacrificare nessuno? Questa è stata la prima (e cruciale) domanda di Lorenzetto ai due relatori. Nel corso dell'incontro è emersa una sostanziale unità di visione sul fatto che in tema di welfare si debbano trovare vie alternative a quelle attuali, cercando di coinvolgere attori non appartenenti alla sfera pubblica e, contemporaneamente, non orientati al solo perseguimento del profitto economico. In quest'ottica, affinché il nostro welfare state possa reggersi in piedi non saranno sufficienti tagli e ridimensionamenti, ma occorrerà coinvolgere maggiormente soggetti che possano affiancarsi attivamente allo Stato nello svolgimento dei propri compiti in ambito sociale. Giorgio Vittadini ha iniziato con una controdomanda: "Possiamo ancora parlare di welfare state? Dalla sua invenzione a metà del Novecento la società è cambiata - ha spiegato - e questa crisi ne ha accelerato i processi di mutazione. La mancanza di risorse, il crescente squilibrio demografico e il mutamento dei bisogni della popolazione sono solo alcuni dei problemi che attendono risposte. A tali questioni, negli ultimi anni, si è affiancato l'indebolimento dello Stato, che non è più in grado di rispondere a molte delle richieste sociali provenienti dai cittadini. Alcuni anni fa - ha aggiunto Vittadini - si pensò che il mercato avrebbe potuto sostituire lo Stato nell'erogazione di diversi servizi pubblici ma questo pensiero, come si è visto, in molti casi non ha condotto a esiti positivi". Occorre dunque ripensare il ruolo dello Stato, dei fruitori e dei privati convenzionati: «Elementi di competition possono essere utili - ha detto - ma senza esagerare, perché al centro dell'assistenza c'è il benessere dell'utente, non il guadagno del fornitore». Vittadini ha individuato alcune soluzioni: 1) pluralismo dell'offerta in un'ottica di welfare sussidiario, che abbia cioè come proprio obiettivo il bene comune e non la mera massimizzazione dei profitti; 2) solidarietà: i soggetti che rispondono ai bisogni sociali devono essere posti nella condizione di dialogare e collaborare fra loro; 3) attribuire maggiore libertà di scelta agli utenti, permettendo loro di accedere ai servizi che ritengono più idonei alle proprie necessità; 4) cambiare i metodi di finanziamento, dando alla persona la possibilità di utilizzare il denaro per i servizi come meglio crede.

ASSISTENZA SUSSIDIARIA - Chiamato in causa sul ruolo delle banche in questo contesto di difficoltà, il Presidente del Banco Popolare Fratta Pasini ha evidenziato come la visione della crisi sia molto spesso di tipo difensivo e individuale: "Si pensa prima di tutto a mettere al riparo se stessi - ha affermato - quando invece bisogna aprirsi ed affrontare congiuntamente le difficoltà. D'altronde l'assistenza alla persona è nata in maniera sussidiaria, nel momento in cui la società civile ha cominciato a consorziarsi e gli stessi cittadini sono diventati motore della crescita. Basti pensare alle cooperative agricole e alle società di mutuo soccorso. Anche le istituzioni finanziarie devono riscoprire il concetto di mutualità. Per una banca, ad esempio, potrebbe significare aprire il proprio sistema di welfare, pensando di estenderlo anche ai clienti e ai soci, Una possibilità - ha annunciato - che stiamo valutando. Solo se recupereremo questa spinta inclusiva riusciremo ad uscire dalla crisi. Difendendo invece i privilegi - ha concluso - si creeranno sacche di povertà e disperazione dagli esiti imprevedibili."

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