Domenica, 17 Ottobre 2021
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Verona, prezzi sempre più bassi ma consumi fermi: rischio effetto "stagnazione"

Il costo della vita a Verona è sempre più basso ma non è una buona notizia, anzi. Diffusi i dati Istat sui grandi capoluoghi di provincia

I prezzi a Verona sono scesi dello 0,2% secondo le stime calcolate dall'Istat nel novembre 2015 per i capoluoghi e le città con più 150mila abitanti; ben 11 città sarebbero in deflazione, cioè avrebbero tassi annui di inflazione inferiori allo zero. Tuttavia, non sarebbe una notizia così positiva perchè i prezzi sono calati a causa del calo dei consumi. A fronte di prezzi più bassi, infatti, non c'è un corrispettivo aumento dei consumi che invece sono rimasti stabili. Come riporta L'Arena, si tratta del cosiddetto effetto "stagnazione". Forse le tredicesime di dicembre potrebbero smuovere un po' la situazione economica del territorio, ma non sarebbe così certo.

Sul quotidiano locale, un commento ai dati Istat arriva da Paolo Arena, presidente di Confcommercio: "Sicuramente si è verificato un forte calo dei prezzi dei prodotti alimentari, che a Verona è dovuto a un eccesso di offerta per la proliferazione dei centri commerciali. Continuano le difficoltà anche per l'edilizia e per il commercio in genere, che hanno assistito a una riduzione della capacità di vendita dei commercianti. I segnali di ripresa non mancano, ma sono focalizzati solo nei grandi centri, mentre nelle periferie continua la crisi".

Su L'Arena il commento anche di Silvano Meneguzzo, presidente di Confesercenti: "A cavallo dei ponti si parla di ripresa, perché si vede la città piena di gente, ma quanti acquisti fanno queste persone? È già da tempo che siamo in deflazione e non vediamo segnali di miglioramento: i negozi continuano a chiudere e gli altri, per sopravvivere, abbassano i prezzi per rendere la merce appetibile, riducendo così al minimo i margini di guadagno".

Infine, l'opionione di Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio veronese: "Il dato arriva a chiusura di un week end ricco di eventi che ha animato città e provincia di turisti, il che fa ben sperare su una ripresa dei consumi interni. La debolezza dell'inflazione è un segnale negativo quando si accompagna ad una produzione in calo, ma gli ultimi dati sulla produzione e la crescita del commercio con l'estero sono confortanti. Penso al diffondersi dello street food o delle case per le vacanze, ma anche le offerte di ingresso scontato al cinema in dati giorni. La crisi ha cambiato le dinamiche tra domanda ed offerta, ha aperto il mercato interno a nuovi competitor di caratura internazionale: un livellamento dei prezzi al ribasso ne è la logica conseguenza".

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