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L'incontro tra i rappresentanti Riva e il governo (Foto dal profilo di Zanonato su Twitter)

L'incontro tra i rappresentanti Riva e il governo (Foto dal profilo di Zanonato su Twitter)

Verona, nodo Riva Acciaio da sciogliere. Fiom: "Basta rinvii, lunedì al lavoro"

Incontro decisivo al Ministero dello Sviluppo Economico tra i ministri Zanonato e Giovannini, il rappresentante della famiglia Ferrante e il custode giudiziario dei beni sequstrati. Sindacati in fermento

Il gruppo Riva "chiederà al giudice per le indagini preliminari di poter disporre delle somme sequestrate per poter riavviare l'attività produttiva". Questo l'esito annunciato dal ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, al termine dell'incontro con i Riva e il custode giudiziario. Per la norma ad hoc da portare in Consiglio dei ministri, ha aggiunto, "potremmo prenderci un po' di tempo". Alla riunione fissata per stamane, 20 settembre, al Ministero dello Sviluppo Economico, c'era anche il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Al tavolo si sono seduti i due ministri del governo Letta, l'amministratore unico di Riva Acciaio Cesare Riva, il rappresentante della famiglia Bruno Ferrante e il custode giudiziario Mario Tagarelli. Obiettivo della riunione era fare il punto della situazione e verificare le possibilità di riapertura degli impianti.

Degli ammortizzatori sociali, per ora, non si parla. "Il tema della Cassa integrazione non è stato posto, perché ritenuto prematuro e prima vengono valutate altre strade" ha spiegato Ferrante, aggiungendo che i lavoratori "hanno ricevuto lo stipendio di agosto, ma abbiamo fretta di ripartire per poter pagare gli stipendi di settembre il 10 ottobre. Chiederemo chiarimenti sul perimetro dei beni sequestrati e quali possiamo utilizzare".

Continua Ferrante: "Abbiamo esaminato tutti i problemi conseguenti al sequestro: è stato utilissimo per evidenziare il problema con l'obiettivo di riprendere al più presto l'attività". I Riva chiederanno all'autorità giudiziaria anche di "utilizzare le linee di credito per farci ripartire, dobbiamo fare presto". E comunque, ha concluso, "tutta questa discussione rende evidente come la decisione di chiudere gli stabilimenti non fosse una ritorsione ma un passaggio obbligato".

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STOP A RINVII - "Il punto fondamentale oggi è creare le condizioni perché riparta l'attività già la prossima settimana". Queste erano state le parole di Maurizio Landini, segretario Cgil-Fiom, alla vigilia dell'incontro. Sull'ipotesi di modificare il codice penale per dare poteri da commissario al custode giudiziario dei beni sequestrati dalla magistratura, il leader Fiom sottolineava che "il provvedimento che è allo studio deve poter dare al custode il compito e la possibilità di far ripartire l'attività, nei fatti è una forma di estensione del commissariamento e secondo noi questa è la strada giusta".

A incontro finito, la Fiom ha dichiarato subito di essere pronta alla mobilitazione con una manifestazione nazionale a Roma la prossima settimana. Questo se non ripartirà immediatamente l'attività delle aziende del Gruppo Riva. "Qualora si chiudesse senza l'approvazione da parte del Governo del decreto volto a consentire la ripresa immediata della produzione nelle fabbriche del gruppo Riva esterne al perimetro aziendale dell'Ilva - dice il segretario nazionale Rosario Rappa - sarebbe necessaria un'intensificazione della mobilitazione sindacale. Intensificazione che, partendo dalle numerose iniziative attuate in questi giorni a livello territoriale, porti a una manifestazione nazionale da tenersi la settimana prossima a Roma, anche a sostegno di una rapida riattivazione del tavolo nazionale di settore".

"Il nostro obiettivo - sottolinea - è dunque la rapida ripresa dell'attività produttiva. Il blocco di tale attività, infatti, da un lato incide, nell'immediato, sul reddito dei lavoratori, mentre, dall'altro, appare destinato ad avere ripercussioni anche molto negative su un tessuto industriale già molto provato dalla pluriennale crisi economica''.

Alla Fiom però non basta la ripresa del lavoro, già di per se' un traguardo: "Io credo ci sia un problema di più lunga prospettiva, sul futuro, l'attuale assetto proprietario del gruppo non è in grado di dare un futuro alle acciaierie e alla produzione, in questo ragionamento prendere in considerazione anche un intervento transitorio dello Stato nella gestione dell'impresa, anche per determinare le condizioni di un nuovo assetto proprietario: l'acciaio è strategica per l'Italia, non possiamo perderlo".

RIVA ACCIAIO, LA SOCIETA' NON PAGA I FORNITORI: "ATTO IRRESPONSABILE"

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