Lunedì, 14 Giugno 2021
Economia Zai / Via Selenia

Crisi libica, Verona è una delle province che esportano di più. "Possibili ripercussioni sulle imprese"

L'interscambio commerciale tra Libia e Italia è in serio pericolo, il made in Italy negli ultimi mesi è crollato del 35,1 per cento. Il presidente Bissoli: "La situazione peggiorerà, danni economici per le aziende coinvolte"

Con l’aggravarsi delle condizioni di sicurezza in Libia, la Farnesina, domenica scorsa, 15 febbraio, ha segnalato che “l’Ambasciata d’Italia a Tripoli ha sospeso temporaneamente le proprie attività fino a nuovo avviso”, ribadendo il “pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese”.

Tra le numerose e gravi conseguenze sul piano umanitario, sociale, dell’incolumità fisica, l’escalation della crisi libica, in atto da tempo, ha condizionato e sta continuando a condizionare anche l’andamento dell’interscambio commerciale con l’Italia, coinvolgendo direttamente anche la provincia di Verona. “Nell’ultimo trimestre di cui c’è disponibilità di dati, ossia settembre-novembre 2014, il made in Italy nazionale verso la Libia è crollato del 35,1%”. La dichiarazione è di Andrea Bissoli, Presidente di Confartigianato Verona, che riporta i numeri elaborati dall’Ufficio Studi della Confederazione, su dati Istat. “Verona – continua Bissoli - è tra le province maggiormente esposte alle ripercussioni sulle esportazioni di made in Italy non energetico in Libia. Dal nostro territorio, negli ultimi quattro trimestri, ossia dal quarto 2013 al terzo 2014, sono partiti, per la Libia, prodotti, merci e lavorazioni per un valore complessivo di 38,3 milioni di euro, attestando Verona al sesto posto nazionale dietro a Milano, che occupa la vetta della graduatoria, seguita da Torino, Salerno, Napoli e Padova”.

La dinamica percentuale delle esportazioni non energetiche verso il vicino paese nordafricano, tra il primo e il terzo trimestre 2014, per l’economia scaligera ha segnato ancora un dato positivo, ossia un aumento del 3,6%. “Purtroppo, è plausibile temere che questo dato sia destinato a colare a picco con gli sviluppi più drammatici degli ultimi mesi – sono le parole del Presidente di Confartigianato Verona -, con serie conseguenze per le imprese legate commercialmente con la Libia e i loro lavoratori”. Non solo quello della provincia di Verona, ma l’intero export di made in Italy Veneto potrebbe subire gravi contraccolpi, tenuto conto che oltre i due terzi delle esportazioni non energetiche verso la Libia provengono da cinque regioni italiane: Lombardia con il 23,3%, Veneto con 13,9%, Emilia-Romagna con 12,0%, Toscana con 9,5% e Campania con 9,4%. Per quanto riguarda i dati nazionali, nel totale dei primi 11 mesi del 2014 il made in Italy verso la Libia vale 2.063 milioni e scende del 18,5% rispetto allo stesso periodo del 2013; in parallelo nello stesso periodo sono cadute del 47,6% le importazioni, prevalentemente energetiche. Dopo le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati (56%) i settori interessati dagli acquisti dalla Libia sono: Macchinari e apparecchiature (9,6%), Apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (7,1%), Prodotti alimentari (4,4%), Autoveicoli (3,2%), Prodotti delle altre industrie manifatturiere (2,7%; la metà rappresentato da Gioielleria, e pietre preziose lavorate). Confartigianato segnala che l’export italiano nel 2013 aveva recuperato i livelli precedenti alla crisi del 2011 connessa con la guerra civile in Libia, nella quale, al 2013, sono stati rilevati 6.952 operatori all’esportazione.

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