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Martedì, 7 Dicembre 2021
Economia

Unicredit, Profumo lascia Tosi: "Custode infedele"

Il sindaco rilancia sulle quote libiche: "Ha fatto entrare chi voleva. Non bada a interessi veneti"

E’ stata chiamata “resa dei conti”. E sembra che la vicenda Unicredit sia destinata effettivamente a chiudersi oggi. L'amministratore delegato, Alessandro Profumo si è dimesso. L'accordo è stato raggiunto in mattinata, in vista del consiglio di amministrazione della banca (alle 18) indetto proprio per discutere del rapporto tra azionisti e top management. Questo potrebbe servire a evitare lo scontro tra i soci in consiglio di amministrazione e prevede l'addio dell'amministratore delegato come voluto fortemente dalla maggioranza dei grandi azionisti al termine di una mattinata di riunioni e incontri.

A chiedere a gran voce il chiarimento della situazione è stato anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che ieri aveva già lanciato un monito che ha fatto traballare gli addetti ai lavori: “Chi sbaglia paga”. Un riferimento che corre alla presunta liceità di Profumo nel far entrare in Unicredit i soci libici, accusati di una vera e propria scalata “straniera” in casa italiana e, soprattutto, a Cariverona, la fondazione comandata da Polo Biasi, tra i principali azionisti di piazza Cordusio. Sulla questione ha rilanciato stamane ancora Tosi, ai microfoni di Radio 24 nel programma “Nove in punto” di Oscar Giannino: “Profumo fa entrare chi vuole. Dobbiamo fermare i libici al 5 percento. Quello che avevamo evidenziato come problema territoriale è anche un problema bancario e finanziario. Mi occupo di politica e non faccio il banchiere ma far entrare dei soci come Gheddafi ed i libici vuol dire far entrare dei soci che potrebbero non fare gli interessi di Verona e del Veneto”.

Stoccata e fuga? Non proprio. Anzi, il primo cittadino, lancia il carico da novanta: “Se ti trovi dalla sera alla mattina qualcuno in casa, nessuno ti ha avvisato e qualcuno lo sapeva, è come se tu avessi il custode di casa tua che ti fa entrare uno senza avvisarti, più o meno quello che è successo in Unicredit”. Se da un lato la questione assume toni politici (non ultimo il rinnovo del Cda della Cariverona con undici consiglieri eletti in quota Lega sui 25 rinnovati), dall’altro lato il sindaco ripara: “Il caso Unicredit non riguarda una battaglia politica. È una questione di banche. Attendo le decisioni della riunione di oggi e voci dicono che la situazione si sbloccherà. Annusata l'aria direi di sì e mi sembra, a leggere la rassegna stampa, che le nostre preoccupazioni siano ampiamente condivise dagli altri soci”.

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