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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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«In Veneto, tre tirocinanti su quattro trovano occupazione in un anno»

Il tirocinio, o stage, si rivela efficace strumento di inserimento lavorativo e, soprattutto per i giovani, la porta d'ingresso nel mondo del lavoro. L'assessore regionale Donazzan: «Investire in politiche attive porta a risultati ottimi»

Sono oltre 40mila i tirocini attivati ogni anno in Veneto da più di 20mila aziende, con un costante e significativo aumento nel corso degli anni. Di questi, circa 30mila sono tirocini di inserimento e reinserimento lavorativo rivolti a disoccupati e occupati alla ricerca di una nuova occupazione.

Secondo i dati dello studio condotto dall'Osservatorio di Veneto Lavoro sui tirocini extracurriculari in regione, tra il 2008 e il 2019 si è passati da 16mila a oltre 40mila tirocini attivati, con un picco massimo di oltre 47mila tirocini nel 2017 e una significativa battuta d'arresto nel 2020 a causa delle misure adottate per il contenimento dell’emergenza Covid-19, tra le quali la momentanea sospensione dei tirocini in essere e il blocco di nuove attivazioni.
I tirocinanti sono generalmente persone giovani, perlopiù di età compresa tra i 20 e i 24 anni, di cittadinanza italiana e con un titolo di studio medio-alto (diploma o laurea). Negli ultimi anni tuttavia, anche a seguito delle nuove normative che, a partire dal 2017, hanno esteso la platea dei tirocinanti, sono aumentati anche i soggetti adulti (+16% tra il 2016 e il 2019) e gli over 55 (+81%).
A cercare tirocinanti sono prevalentemente aziende di piccole dimensioni, molte delle quali nel corso dell’anno assumono un tirocinante senza ricorrere all’assunzione di altri lavoratori. Il tirocinio si rivela un efficace strumento di inserimento lavorativo e, soprattutto per i giovani, la porta d’ingresso nel mondo del lavoro. Ad un anno dalla sua conclusione il 76% dei tirocinanti trova lavoro o attiva un nuovo stage, il 46% entro il primo mese. Spesso l’assunzione arriva nella stessa azienda che li ha ospitati, prevalentemente con contratto a tempo determinato o di apprendistato, coerentemente con la giovane età dei tirocinanti.
I Centri per l'Impiego (Cpi) rivestono un ruolo centrale nell’attivazione dei tirocini. Dai servizi pubblici per l'impiego, in qualità di soggetti promotori, parte infatti quasi la metà di tutti i tirocini attivati in regione, con picchi del 93% per quelli estivi. Tra il 2016 e il 2019, i Cpi hanno attivato complessivamente 68.800 tirocini extracurricolari sui 144mila totali. A seguire, gli operatori accreditati (28%) e la Fondazione dei consulenti per il lavoro (11%). Marginale il ruolo degli altri attori coinvolti come cooperative sociali, università, scuole ed Ulss.
Il tirocinio è particolarmente diffuso per figure professionali qualificate dei servizi, ma anche figure tecniche e impiegatizie, mentre più raramente il tirocinio riguarda le basse qualifiche. Riguardo al peso dei tirocini rispetto ad altre tipologie contrattuali spiccano invece professioni quali ricercatori universitari e altre figure professionali di tipo intellettuale (chimici, fisici, matematici, ingegneri, architetti, biologi, agronomi, veterinari, specialisti in scienze giuridico-sociali) e quelle tecniche (rapporti con i mercati, distribuzione, finanza, gestione aziendale, costruzioni, informatici, statistici).
Il tirocinio risulta meno frequente nei territori a prevalente vocazione turistica e più utilizzato in quelli manifatturieri. Le province con i numeri più elevati sono infatti Padova (9.500 tirocini medi annui), Treviso (8.500) e Vicenza (8.000), che insieme raccolgono il 60% degli stage complessivi. Seguono Verona e Venezia (6.000 tirocini ciascuno) e le province più piccole di Rovigo (2.000) e Belluno (1.000).

Il tirocinio, o stage, è un'esperienza formativa temporanea che si svolge in situazione lavorativa, ma che non costituisce rapporto di lavoro. Coinvolge tre soggetti (tirocinante, soggetto ospitante e soggetto promotore) ed è regolato da un progetto formativo individuale che stabilisce diritti e doveri reciproci, nonché il dettaglio degli obiettivi, delle attività e dei contenuti del tirocinio. Il tirocinio extracurricolare, ossia svolti al di fuori di un percorso di istruzione o formazione, rappresenta una misura di politica attiva del lavoro e si suddivide in: tirocini estivi, quali strumenti di orientamento per gli studenti durante il periodo di interruzione dell’attività scolastica; tirocini formativi e di orientamento, rivolti a neodiplomati e neolaureati entro un anno dalla conclusione del ciclo di studi; tirocini di inserimento e reinserimento lavorativo, quali misura di politica attiva ed accompagnamento al lavoro. I tirocini di inserimento e reinserimento lavorativo, che durano tra i 2 e i 6 mesi e che prevedono un’indennità di partecipazione di minimo 450 euro lordi mensili, costituiscono l’84% di tutti i tirocini extracurricolari attivati in regione, mentre quelli estivi e quelli formativi rappresentano una quota marginale (8% ciascuno, con i secondi in deciso calo negli ultimi anni).

«Nell'ampio quadro delle politiche per il lavoro regionali, il tirocinio è una misura sempre presente, che garantisce un buon livello di ricollocazione con un ruolo centrale da parte dei Centri per l'Impiego. La Regione del Veneto promuove un sistema di tirocini basato su regole chiare, tirocini di qualità che garantiscono un'esperienza formativa qualificante, con un accurato e regolare sistema di monitoraggio e verifica. E questa è la ragione che porta 3 tirocinanti su 4 a trovare occupazione entro un anno dall’avvio del tirocinio nella nostra regione - ha commentato l'assessore regionale al lavoro Elena Donazzan - Il tirocinio si conferma una politica attiva, efficace per l’inserimento lavorativo delle persone alla ricerca di un’occupazione, e un utile strumento di orientamento al lavoro. Anche ciò, come nel caso dell’assegno per il lavoro, dimostra come credere e investire sulle politiche attive e, quindi, sull’accompagnamento dei lavoratori porti a risultati ottimi. Ribadisco che non è più il tempo di proporre politiche esclusivamente passive o solo di sussidi, ma tutto dovrebbe essere condizionato all’impegno della persona che cerca occupazione».

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