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Martedì, 30 Novembre 2021
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Economia veneta e veronese in ripresa, ma pesano Covid e costi delle materie prime

Nel terzo trimestre del 2021, l'industria veneta è andata verso una normalizzazione dei livelli produttivi. L'aumento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente è stato del +8,7%. E in provincia di Verona è stato del 7%

Nel terzo trimestre del 2021, l'industria veneta è andata verso una normalizzazione dei livelli produttivi, che crescono anche se con ritmi più contenuti rispetto ai due trimestri precedenti. Nel periodo luglio-settembre la produzione industriale ha registrato una variazione congiunturale destagionalizzata del +2,5%. E l'aumento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente è stato del +8,7%.
Tuttavia, tale risultato è apparso scontato considerato che si rapportava al periodo estivo del 2020 in cui c'erano stati rallentamenti e incertezze per l'attività manifatturiera. Inoltre, nel terzo trimestre, la consueta analisi della distribuzione media dei giudizi espressi dagli imprenditori risulta fuorviata da un periodo estivo che per sua natura appare meno dinamico.
Il terzo trimestre 2021 è risultato dunque anomalo, in quanto si è lavorato maggiormente rispetto alle scorse estati, grazie all'allentamento delle misure anti-pandemiche e alle riaperture. Si è però registrata una scarsità delle materie prime e un aumento dei prezzi che hanno ostacolato l'attività produttiva. Ciò nonostante, gli indicatori economici dell'industria veneta risultano in crescita anche rispetto al periodo pre-Covid. In particolare, la produzione rispetto allo stesso trimestre estivo del 2019 risulta in crescita del +6,3%.
A dirlo sono i dati dell’indagine Veneto Congiuntura di Unioncamere del Veneto condotta ad ottobre 2021 su un campione di 2.000 imprese con almeno 10 addetti, a cui fanno riferimento 75mila occupati. Numeri che hanno mostrato anche le diverse velocità di recupero nell'industria veneta.

«I dati dell'economia regionale sono confortanti e ci dicono che il nostro sistema economico regionale ha ripreso a correre confermando come la nostra regione sia la locomotiva del Nordest - ha spiegato Mario Pozza, presidente di Unioncamere del Veneto - In questa fase, però, sono altri numeri a preoccupare e sono quelli dei costi delle materie prime e dell’energia che continuano a salire rappresentando un freno enorme per le nostre imprese. Ma i numeri che preoccupano di più, senza dubbio, sono quelli del Covid-19 con i contagi che sono tornati a livelli preoccupanti. Mi auguro che non ci siano dei nuovi lockdown perché questa sarebbe una mazzata per il nostro sistema economico. È necessario tutelare la nostra economia per questo condividiamo le ipotesi che parlano di limitazioni importanti per quelle persone che non sono vaccinate e che rappresentano, quindi, un rischio all’interno delle imprese. In questo modo si tutelano non solo il nostro sistema produttivo, ma soprattutto tutti quei lavoratori che si sono vaccinati. E lo dico anche guardando alla prossima settimana che vede l’apertura della stagione invernale. Il turismo della montagna ha già pagato un conto altissimo e non possiamo permetterci che questo si ripeta perché significherebbe la chiusura di molte attività la maggior parte a conduzione famigliare dietro le quali c’è un pezzo di storia e di imprenditorialità dei nostri territori. La nostra preoccupazione è alta, ma siamo fiduciosi che il Governo possa trovare soluzioni efficaci».
«Il nostro Paese ha resistito e ha cominciato a correre - ha aggiunto Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio di Verona - Ora dobbiamo mantenere il ritmo senza fermarci e il Piano nazionale di resilienza è una grande occasione se ben articolato e messo in atto. Vogliamo essere messi nelle condizioni di fare impresa, vogliamo correre senza zavorre e competere con i nostri concorrenti sullo stesso piano. Quindi è ora che siano attuate quelle riforme che i Governi promettono ormai da trent'anni: dal mercato del lavoro alla giustizia, dal fisco alla formazione fino ad arrivare al nodo centrale, la riforma della pubblica amministrazione che deve andare al passo con i tempi ed essere di sostegno e servizio a imprese e cittadini, non un intralcio da temere. Come imprese daremo il nostro contributo segnalando le criticità e proponendo i necessari correttivi».

A livello di comparti, si evidenzia un progresso e un superamento dei livelli pre-crisi della produzione industriale per l'alimentare e bevande (+25,6% rispetto al terzo trimestre 2019), il legno e mobile (+15,2%), in particolare grazie anche ai bonus e agli incentivi previsti per il comparto edile, e le macchine elettriche ed elettroniche (+12,8%). In positivo, ma sotto la media regionale, anche i comparti macchine ed apparecchi meccanici (+4,4%) e metalli e prodotti in metallo (+4%). Rimangono ancora in forte sofferenza i settori gomma e plastica (-22,1%) e marmo, vetro e ceramica (-14,3%), mentre segnano una diminuzione meno marcata la carta e stampa (-8%), il sistema moda (-4%) e i mezzi di trasporto (-1,8%).
Anche gli altri indicatori congiunturali hanno continuato a segnalare una dinamica espansiva dell’attività industriale: in linea con l’andamento della produzione, il fatturato ha registrato una variazione congiunturale destagionalizzata del +4,4%. La dinamica confrontata con i livelli produttivi del periodo estivo pre-crisi registra un aumento, più marcato rispetto a quello della produzione, pari a +15,9%. Nel periodo estivo 2021 bene anche gli ordinativi sia esteri (+17,2%) che interni (+11,4%) rispetto allo stesso periodo di due anni fa.
La vivacità dell’attività produttiva e degli ordinativi delle imprese venete è messa in evidenza anche dalla risalita del grado di utilizzo degli impianti, che nel terzo trimestre 2021 si attesta ad un valore pari al 73%, in lieve diminuzione rispetto al trimestre precedente (era 76%) ma comunque superiore al livello pre-Covid (71%) registrato tra luglio e settembre 2019. Sono le imprese di medie-grandi dimensioni a registrare un valore superiore (79%) rispetto a quelle di piccole dimensioni (71%). A livello settoriale il maggior utilizzo degli impianti ha riguardato la gomma e plastica (79%), la carta e stampa (78%) e le macchine elettriche ed elettroniche (77%). Minore invece l’utilizzo degli impianti per le macchine e apparecchi meccanici (68%) e i mezzi di trasporto (70%).
Il clima di fiducia conferma il seguito della fase espansiva avuta nei primi nove mesi. Si prevede un fine anno ancora favorevole, grazie alla domanda e all’attività produttiva che si sono mantenute positive, anche se negli ultimi mesi si sono ridimensionate le aspettative intralciate da elementi percepiti di crescente ostacolo alla produzione: scarsità di manodopera, insufficienza di materiali, aumento dei costi di esportazione e allungamento dei tempi di consegna. In media, oltre la metà delle imprese regionali (57%) scommette sull’aumento della produzione, a fronte di un 13% di pessimisti e di un 30% che fornisce indicazioni di stazionarietà. I settori in cui gli imprenditori sono più positivi sono il legno arredo, carta e stampa e macchine elettriche ed elettroniche con una quota degli ottimisti che coinvolge quasi i 2/3 degli imprenditori intervistati.
Questo sentiment viene confermato anche dall’indagine Ihs-Markit sul manifatturiero italiano, resa nota lo scorso 2 novembre: ad ottobre il comparto ha registrato un’altra prestazione strepitosa e si prevede un ulteriore risultato positivo nell’ultimo trimestre del 2021.

Per quanto riguarda la provincia di Verona, nel terzo trimestre 2021, la produzione industriale manifatturiera riporta una variazione tendenziale del +7% rispetto al terzo trimestre 2020. Sul passo congiunturale, si registra invece una sostanziale stabilità (-0,2% la variazione destagionalizzata) rispetto al secondo trimestre. Ma occorre evidenziare che il grado di saturazione degli impianti resta alto, prossimo al 71%. Anche l’analisi con il periodo pre-pandemico vede uno stallo dei livelli produttivi provinciali (-0,1% sul terzo trimestre 2019). A Verona i giudizi di ottimismo per il prossimo trimestre superano la maggioranza assoluta: il 52% degli imprenditori ipotizza un aumento della produzione. Un terzo dei giudizi permangono invece nella stazionarietà, mentre circa il 14,8% prevede una diminuzione. Nei primi nove mesi dell’anno, il saldo tra iscrizioni e cancellazioni di imprese veronesi è positivo: +924 imprese, pari ad un tasso di sviluppo del +0,96%. Le esportazioni di beni, nel periodo gennaio-giugno, hanno registrato una crescita su base annua del +24,8%; vengono ampiamente recuperate le perdite subìte lo scorso anno: rispetto al 2019 si evidenzia una crescita complessiva del +10,2%. Il trend, nel biennio, è positivo per le principali produzioni veronesi: +9,6% per l’agroalimentare, +3,9% per l’automazione, +22,1% per il settore moda (tessile, abbigliamento e calzature), +12,3% per il sistema-casa (marmo e mobile). Le presenze turistiche nella provincia registrano una ripresa a partire dal mese di agosto: +2,5% rispetto allo stesso mese del 2019. Nel territorio del Lago di Garda e suo entroterra, le presenze turistiche agostane aumentano del +5% rispetto a due anni prima; le presenze italiane risultano in crescita in tutti e tre i mesi estivi.

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