Allarme siccità per l'agricoltura veneta: la Regione vaglia le contromisure

Per fronteggiare la situazione, l'assessore Pan propone di trattenere nei serbatoi idroelettrici montani tutta l'acqua possibile dei fiumi, da destinare dunque alle coltivazioni

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Adottare ogni soluzione utile per trattenere nei serbatoi idroelettrici montani tutta l'acqua possibile dei fiumi, che attualmente defluisce al mare: è quanto propone l’assessore all’Agricoltura e alla Bonifica della Regione Veneto, Giuseppe Pan, in considerazione dell’allerta siccità che si sta registrando nelle campagne venete che, dall’inizio dell’anno, registrano 120 giorni senza precipitazioni.

«Con l’Autorità di distretto Alpi Orientali e l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici abbiamo fatto il punto sull’andamento della stagione idrica e sul fabbisogno irriguo nei campi – informa Pan -. La neve in quota (oltre i 1700 metri) si sta sciogliendo rapidamente a causa delle alte temperature e ingrossa le portate dei fiumi principali. Purtroppo gran parte di questa risorsa idrica finisce a mare, con scarso beneficio per la rete irrigua dei Consorzi di bonifica.
Le piogge previste per la settimana prossima non saranno in grado di dare sollievo alle colture, essendo limitate a 20-30 mm; le prime coltivazioni a soffrire, se non irrigate, sono la bietola e il mais appena seminati, insieme ai nuovi impianti dei vigneti.
Attualmente i Consorzi di bonifica stanno derivando il massimo possibile, nel rispetto di quanto autorizzato – rileva l’assessore - ma il netto anticipo stagionale sta determinando richieste di acqua irrigua da parte del mondo agricolo pari a quelle che di norma si registrano nei giorni caldi di luglio. A Bolzano, dove i frutteti stanno risentendo già della siccità, sono già stati attivati gli impianti di irrigazione.
Se l’andamento climatico dovesse proseguire senza sostanziali variazioni – premette Pan – dovremmo attivare i serbatoi idroelettrici montani, perché possano trattenere tutta l'acqua possibile. Una richiesta ai gestori che appare del tutto compatibile con il ridotto fabbisogno di energia elettrica di questo periodo, determinato dalla contrazione dei consumi per le misure di contenimento della pandemia da coronavirus.
Ma nel medio-lungo periodo – conclude l’assessore - sarà necessario potenziare la politica di investimenti nel settore irriguo per valorizzare la risorsa idrica disponibile e aumentare la possibilità di invaso in ogni condizione dove ciò possa avvenire».

Le precipitazioni insufficienti, nonostante le aspettative meteorologiche, preoccupano anche Coldiretti Veneto e Verona

«Dubbi sulla quantità del primo sfalcio dei prati stabili - dicono i tecnici di Coldiretti – Per il grano c’è stato uno scarso accestimento e una levata molto stentata, l’attuale stress idrico nella fase di prespigatura ne compromette ulteriormente il raccolto. Il mais incontra difficoltà di germinazione nei terreni tenaci ed in ogni caso per crescere serve l’acqua. Le barbabietole bene o male sono germinate ma senza risorsa idrica non hanno un accrescimento costante».

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Secondo l'associazione, per placare la grande sete dei campi servono interventi di soccorso con mezzi e strumenti onerosi. I costi, riporta Coldiretti, incidono sulla redditività delle aziende già messe a dura prova dall’emergenza sanitaria, con gli imprenditori che starebbero sostenendo spese importanti per le produzioni orticole e frutticole, e che già fanno ricorso all’irrigazione per salvare le coltivazioni. «Per mettere gli agricoltori nella condizione di poter continuare a lavorare per il bene della collettività – conclude Coldiretti – serve un Piano Marshall che abbia ricaduta su tutti i comparti che concorrono a fare dell’agroalimentare nazionale l’emblema del Made in Italy nel mondo».

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