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Sboarina al Forum: "Verona dovrà essere la porta di ingresso per l’Eurasia"

Al Palazzo della Gran Guardia della Gran Guardia ha preso il via Il X° Forum Eurasiatico, con la presenza di Maria Elena Boschi, Romano Prodi, l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder e altre personalità dell'economia e della politica

Con la presenza di oltre 1000 imprese (+75% rispetto al 2016), 60 speaker e 25 Paesi rappresentati, ha preso il via a Verona il Forum Eurasiatico, per un interscambio Italia-Unione economica eurasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan) che nei primi 8 mesi di quest’anno è cresciuto del 22,7%, quasi 1 miliardo di euro in più rispetto al pari periodo 2016 (Istat).
Un evento che ha portato in città numerose personalità dell'economia italiana e non, così come personaggi politici locali e nazionali. 

“Oggi, nella previsione di un Pil positivo dell'economia mondiale negli anni 2017-2018, abbiamo la tentazione di non riflettere sul fatto che questa ripresa è soltanto congiunturale perché la crisi strutturale degli anni precedenti è ancora in agguato e ha una fenomenologia carsica: continua a erodere e a scavare come l'acqua”. Lo ha detto, in apertura della manifestazione, il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico. Per l’ideatore del Forum: “L’economia mondiale ha bisogno di riforme profonde capaci di interpretare l’esigenza di uno sviluppo economico-sociale equo, inclusivo e aperto alle nuove frontiere dell’Est e dell’attuale ruolo geopolitico della Grande Eurasia, da Lisbona a Vladivostok e a Singapore. Essa – ha proseguito - deve essere congiunta a una nuova governance internazionale, che dovrebbe scaturire anche da un radicale cambiamento strategico della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale”.
Infine, una riflessione sulla Nuova via della Seta: “L’Unione Eurasiatica ha raggiunto un accordo organico sul progetto sostenuto dalla Repubblica Popolare Cinese 'One Belt, One Road'; su questo scenario si possono aprire altri orizzonti con Paesi – come Cina, India, Corea del Sud, Giappone, Sud-Est Asiatico, Medio Oriente, Africa del Nord - interessati a costruire zone di libero scambio con l’Unione Eurasiatica. Sarebbe un vero peccato – ha concluso - se l’Unione Europea si trovasse fuori da questo contesto”.

Il contesto internazionale è in mutamento e va in una direzione inaspettata. Solo fino a poco tempo fa non sarebbe stato immaginabile che, più o meno nelle stesse ore, Trump giurando richiamasse misure di carattere protezionistico, e contestualmente Xi Jinping parlasse degli effetti positivi del libero mercato a Davos. Così come non ci si aspettava che gli Stati Uniti mettessero in discussione gli accordi di Parigi, proprio mentre la Cina rilancia una svolta ecologista e sostenibile, in questi giorni anche nella discussione del Partito Comunista”. Così la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi. “Questo cambiamento – ha concluso Boschi - ci impone di svolgere un ruolo diverso, verso il confronto di carattere politico, culturale e commerciale diretto al mondo asiatico e a quello russo”.

“Voglio ringraziare il professor Fallico per il grande lavoro nell’organizzare il Forum, che rende Verona per due giorni la capitale di una vasta area geografica, quella di Eurasia". È iniziato così l'intervento del sindaco scaligero Federico Sboarina. "Non entro nel merito degli importanti temi che saranno trattati, mi limito a raccontare un piccolo dettaglio per sottoporvi una riflessione. Il mio ufficio da sindaco è qui, in questa splendida piazza che rappresenta il cuore di Verona. Ogni mattina presto, quando apro le finestre, vedo una città operosa che si mette in moto. Ci sono imprenditori, professionisti, lavoratori che hanno una velocità spesso diversa da quella della politica. La diplomazia del business, che qui oggi è rappresentata ai massimi livelli, può aiutare a far arrivare un messaggio chiaro alla politica internazionale. Auspico quindi che anche la politica riacquisti terreno e anziché ostacolo diventi alleato delle imprese impegnate nella crescita dei rapporti con l’Eurasia. Verona dovrà essere sempre più porta di ingresso per l’Eurasia e non solo per motivi geografici, culturali e politici, ma anche per la centralità del proprio business. La nostra è una città aperta verso l’est Europa e sempre di più vanno stretti rapporti di collaborazione fattiva. Abbiamo progetti importanti che meritano una vetrina internazionale”.

“L’Unione europea deve recuperare autonomia e avere un rapporto paritario con gli Usa, perché spesso viene trascinata in decisioni solitarie anche quando queste comportano i sacrifici maggiori prima di tutto per se stessa. Dividere l’Europa dalla Russia è da parte degli Stati Uniti un errore storicamente incomprensibile e oggi ci troviamo schiacciati da una politica che non abbiamo deciso noi”. Ha detto invece il presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, Romano Prodi. “Non sono per niente soddisfatto dei rapporti che abbiamo con la Russia e l’Eurasia – ha aggiunto l’ex premier -, la Russia ha bisogno di noi e noi di loro, ma nonostante gli interessi comuni la crisi nelle relazioni ha determinato una contrazione della quota degli scambi tra Ue e Unione eurasiatica, passata dall’8,3% del 2012 al 4,8% del 2016. La ripresa di questo semestre impressiona ma c’è molto da lavorare prima di arrivare ai livelli del 2013. Il risultato – ha proseguito Prodi – è che la Russia e l’Eurasia guardano sempre più a Est e bisogna fare attenzione perché se queste tendenze durano a lungo diventano permanenti. La politica americana oggi offre un senso di insicurezza, anche se la tensione con la Russia c’è non solo oggi con Trump, ma c’era pure con Bush e Obama. Per questo – ha concluso - dobbiamo riflettere sulle difficoltà a rovesciare questo tipo di approccio”.

Gli Usa hanno interesse a esacerbare la situazione e ad avere una Russia debole, ma l’interesse dell’Europa è tutto il contrario, la Germania in primis ha bisogno di una Russia prosperosa e florida. Per questo dobbiamo assolutamente cercare di fare finire le sanzioni”. Lo ha affermato Gerhard Schröder, ex cancelliere tedesco e presidente del Consiglio di amministrazione di Rosneft. “Gli interessi di Europa e Stati Uniti in Russia – ha proseguito – sono divergenti e devono essere interpretati. Gli Usa pensano che si possa isolare la Russia, ciò non ha senso dal punto di vista politico ed è pericoloso dal punto di vista economico. E la Russia non può tollerare questo isolamento. Anche negli anni della Guerra Fredda – ha concluso Schröder – abbiamo stipulato contratti e accordi con l’Unione Sovietica che hanno consentito di continuare ad approvvigionare la Germania e l’Europa dal punto di vista energetico. Quando si arriva ad una rottura politica le conseguenze non sono prevedibili. In queste situazioni l’economia ha il compito di assicurare il dialogo e la politica deve ascoltare. Questa è la ragione per cui ho accettato, nonostante le critiche, questo importante incarico nel consiglio di amministrazione di Rosneft: in questa situazione è importante mostrare la propensione al dialogo”.

Alla fine di dicembre, insieme a Eni e Saipem inizieremo le attività di perforazione del Mar Nero”. È l'annuncio del presidente e ceo di Rosneft, Igor Sechin. “Con Eni abbiamo sottoscritto un accordo globale per ampliare la cooperazione in tutti i settori, dalla trasformazione ai segmenti della tecnologia”.
Per il numero uno del colosso petrolifero la domanda di petrolio è destinata a superare presto la crescita dell’economia globale e Rosneft, che occupa un ruolo centrale per l’Eurasia, svilupperà i suoi interessi anche in Kurdistan e in Iraq: “Questa regione è caratterizzata da grandi risorse e un potenziale ancora inesplorato. Allo stesso tempo, la sua inclusione nell’orbita di integrazione commerciale eurasiatica contribuirà alla risoluzione di problemi economici, sociali e generali, dalla stabilità energetica all’aumento degli stili di vita”. Sechin ha annunciato di aver firmato accordi di produzione congiunta per cinque blocchi petroliferi in Kurdistan, il programma di produzione pilota dovrebbe iniziare il prossimo anno ed entrare a pieno regime nel 2021.

“Dopo tre anni di trend negativo, le nostre esportazioni in Russia hanno registrato un’inversione di tendenza crescendo, nei primi 8 mesi dell’anno, del 22,7% - ha dichiarato Alessandro Decio, amministratore delegato di SACE -. Durante gli ultimi anni, abbiamo continuato a sostenere le attività di export e investimento di Pmi e grandi aziende italiane in Russia, che si conferma terzo mercato estero per SACE SIMEST con 3,9 miliardi di euro di impegni e 2,5 miliardi d euro di nuove operazioni allo studio per il prossimo biennio. Un paese che rimane strategico per l’Italia e per le nostre attività”.

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