Sboarina insieme agli artigiani: «Chi garantisce sicurezza possa riaprire»

Dopo aver raccolto le istanze di Confcommercio, il primo cittadino di Verona ha ascoltato anche Confartigianato ed è pronto ad andare a Roma per far pressione sul Governo

Da sinistra: Maschio, Sboarina, Iraci Sareri e Franchini

A ieri, 3 maggio, nella città di Verona, i cittadini in quarantena erano 804. Si tratta sia di veronesi risultati positivi al Covid-19, sia dei loro contatti sociali in isolamento preventivo. Il 28 aprile se ne contavano 866, mentre il primo aprile, giornata di picco dell'intera emergenza, erano ben 1.275. Un calo costante di settimana in settimana che il sindaco Federico Sboarina, oggi, ha commentato così: «Non significa che l'emergenza è terminata ma che, quanto prima, si può riaprire adottando le misure necessarie a evitare nuovi contagi. Se, infatti, nella Fase 1 l'arma migliore era quella di stare a casa, nella Fase 2 combattiamo il virus con mascherine, guanti e distanze di sicurezza».

Il primo cittadino di Verona, come altri suoi colleghi, continua a battersi per la ripartenza di tutto il sistema economico. Dopo la manifestazione di sabato scorso, in piazza Erbe, dove il sindaco ha ricevuto dal presidente di Confcommercio Paolo Arena le istanze degli esercenti da sottoporre al Governo, questa mattina Sboarina ha partecipato alla videoconferenza «Ci metto la faccia» organizzata da Confartigianato. «Sono passate quasi tre settimane da quando, a gran voce, insieme a tutte le categorie economiche e ai sindaci del Veneto, abbiamo chiesto di eliminare i codici Ateco - ha sottolineato il sindaco di Verona - consentendo invece la riapertura a tutti coloro che garantiscono la sicurezza di lavoratori e clienti. Continueremo a battere i pugni sul tavolo e a fare massa critica perché le nostre istanze vengano ascoltate a Roma. L’unico soggetto che può autorizzare le riaperture è, infatti, il Governo. In questo momento le manifestazioni estemporanee non servono a niente perché si disperdono. Trovo assurdo che ci sia qualcuno che cerca di sfruttare politicamente il grido di dolore dei nostri imprenditori. Non ci devono essere Montecchi e Capuleti, ne va del futuro del nostro territorio. È giusto che, finalmente, anche alle nostre latitudini ci si unisca e si portino a casa interventi specifici. Dobbiamo fare massa critica per fare pressing incisivo sull'unico tavolo che può decidere: quello del Governo. Tanti nostri imprenditori, commercianti, negozianti, artigiani da più di due mesi hanno chiuso le loro attività, in maniera responsabile. Ora, altrettanto responsabilmente, chiedono di tornare a lavorare. Ci sono ditte a gestione familiare che non possono ancora riaprire, nonostante si tratti di lavoratori che vivono assieme, nella stessa casa. Stiamo vivendo un dramma, una tragedia per tanti nostri concittadini, e per le loro famiglie, così come per l’intero tessuto economico veronese. La vera Fase 2 ci sarà solo quando si farà tornare a lavorare le imprese in sicurezza».
Circa 400 i commercianti collegati in videoconferenza con la Sala Blu del Comune di Verona, dove ad ascoltarli c'erano Sboarina, il presidente di Confartigianato Imprese Verona, Roberto Iraci Sareri, il vicepresidente Giandomenico Franchini e il presidente del consiglio comunale e parlamentare Ciro Maschio. Gli associati di Confartigianato Imprese Verona chiedono anzitutto di poter riaprire immediatamente la propria attività, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza e dei protocolli sanitari. Chiedono poi l'abolizione dei codici Ateco, soprattutto per quelle imprese a gestione familiare che hanno tutte le carte in regola per riavviare l'attività; velocità nell'accesso al credito, per disporre di liquidità per garantire la continuità dell'impresa oltre che per avere le risorse necessarie per consentire la ripartenza; controlli da parte degli enti preposti per contrastare lo svolgimento delle attività in forma abusiva, che non solo penalizza ulteriormente tutta la categoria, ma anche non garantisce il rispetto delle disposizioni per il contenimento del virus. Tutte le richieste formulate dall'associazione di categoria, sono state raccolte e fatte proprie dal sindaco Federico Sboarina, che le porterà sul tavolo del Governo a nome di tutti i sindaci della provincia e del Veneto. «Siamo stanchi, delusi e arrabbiati - ha detto il presidente di Confartigianato Imprese Verona Iraci Sareri - Siamo qui per dare un messaggio chiaro al Governo, per dire basta, perché siamo davvero esasperati. I nostri associati chiedono solo di lavorare, sono pronti a farlo in sicurezza, i protocolli sono già pronti. Per dare un dato, nei soli tre mesi di marzo, aprile e maggio 2020, il settore acconciatura ed estetica a livello provinciale ha avuto minor ricavi per 26 milioni di euro, molte di queste attività rischiano di non riaprire».

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