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Protesti, anche nel veronese tornano di moda i pagher

Protesti, anche nel veronese tornano di moda i pagher

Protesti, anche nel veronese tornano di moda i pagher

Dai 40 milioni di assegni e cambiali andati a vuoto del 2009 ai 32 del 2010

Da 39,5 milioni a 31,9: protesti in vistoso calo l'anno scorso, dopo il brusco aumento del 2009. Un annus horribilis, il 2009 durante il quale assegni, cambiali e tratte sono aumentati del 38,2% secondo i dati elaborati dal Registro Protesti della Camera di Commercio di Verona. I dati relativi alla provincia veronese indicano un rientro verso la normalità dopo la brusca impennata che ha coinciso con il picco della crisi economica.

"E' riduttivo associare al calo dei protesti la tanto auspicata ripresa economica - commenta il segretario generale della Camera di Commercio, Cesare Veneri -, ma è un segnale dell'inversione di tendenza in corso. Tanto più se lo associamo all'andamento dei fallimenti: sono quasi raddoppiati lo scorso anno, ma tenuto conto dei tempi tecnici delle procedure fallimentari si riferiscono a situazioni di crisi creatisi negli anni precedenti".

I fallimenti sono passati, infatti, dai 99 del 2009 ai 185 del 2010. Assegni, cambiali e tratte protestate sono, invece, titoli di credito, il cui andamento riflette in tempo quasi reale il trend economico in corso. Essi hanno subito un impenno già negli ultimi due mesi del 2008 (a novembre 2,54 milioni e a dicembre 3), rispetto alla media di 1,7-2,5 degli altri mesi per poi balzare ai 4,9 milioni di gennaio e ai 5,3 di febbraio 2009. La media mensile annua del 2009 è stata di 3,29 milioni contro i 2,38 del 2008 e i 2,66 del 2010.

Analizzando l'andamento delle singole poste, risulta singolare come si sia tornati all'emissione delle cambiali che sono aumentate del 78,9% tra il 2008 e il 2009 e, se pur con un modesto incremento, sono cresciute anche nel 2010: nel 2010 rappresentavano oltre la metà degli importi protestati. In tre anni è quasi raddoppiato il volume delle cambiali protestate: "i pagherò" hanno superato gli assegni. "Un fenomeno forse dovuto alle tensioni di liquidità delle aziende e al generale allungamento dei tempi di pagamento" conclude Veneri.
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