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La Cgia di Mestre lancia l'allarme: «Perdite per 423 miliardi, ma ristori solo per 29 miliardi»

L'analisi della Cgia: «Il tasso di copertura è stato pari a poco meno del 7 per cento»

«Sebbene in termini assoluti la somma sia certamente importante, i 29 miliardi di euro di aiuti diretti erogati fino ad ora dal governo alle attività economiche coinvolte dalla crisi pandemica sono stati del tutto insufficienti a lenire le difficoltà subite dagli imprenditori». Ad affermarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che poi prosegue così la sua disamina: «Se, infatti, rapportiamo questi 29 miliardi alla stima riferita alle perdite di fatturato registrata l’anno scorso dalle imprese italiane, importo che sfiora i 423 miliardi di euro, il tasso di copertura è stato pari a poco meno del 7 per cento circa: un’incidenza risibile. E in attesa dei nuovi ristori previsti nei prossimi giorni, l’arrabbiatura e il malessere tra gli operatori economici sono sempre più diffusi, in particolar modo tra coloro che conducono attività di piccola dimensione».

La Cgia di Mestre sottolinea come «lo Stato, le Regioni le autonomie locali hanno il diritto/dovere di introdurre tutte le limitazioni alla mobilità e alle aperture delle attività economiche che ritengono utili e necessarie per tutelare la salute pubblica». Tuttavia la Cgia poi aggiunge nella sua nota: «È altrettanto doveroso intervenire affinché gli operatori che sono  costretti a chiudere l’attività per decreto vengano aiutati economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto fino ad ora. Altrimenti, rischiano di chiudere definitivamente i battenti».

È comunque necessario precisare, aggiunge quindi la Cgia di Mestre nella sua nota, che «per le imprese che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall’esecutivo hanno raggiunto un livello medio di copertura del calo del fatturato del 14,5 per cento circa». L’Ufficio studi della Cgia, infatti, stima infine che «dei quasi 423 miliardi di riduzione del fatturato registrata nel 2020 (pari ad una contrazione del -13,5 per cento rispetto l’anno prima), almeno 200 miliardi sarebbero ascrivibili alle imprese dei settori che sono stati costretti a chiudere per decreto».

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