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Per uscire dal tunnel si deve fare squadra

Per uscire dal tunnel si deve fare squadra

Per uscire dal tunnel si deve fare squadra

Superare la crisi a patto che tutti gli anelli della catena" funzionino

Arriva la ripresa. Almeno così dicono. Ma anche a Verona? Forse no. Infatti gli indicatori nella nostra città dicono che poco o nulla si muove ed anzi è probabile che nei prossimi mesi gli effetti della crisi si faranno sentire più duramente.

Allora la domanda da fare è un’altra. Riuscirà l’economia veronese a prendere il treno di una ripresa così flebile? Che tradotto significa: riusciranno le imprese, gli enti pubblici e le istituzioni economiche cittadine a fare squadra per cogliere subito l’inversione di tendenza a livello internazionale? Già, perché è impensabile che basti una crescita dello 0,3% affinché tutto torni come prima. Piuttosto accadrà che si delineeranno equilibri nuovi, dove chi ha saputo resistere meglio alla crisi potrà riprendersi in fretta e guadagnare quote di mercato, mentre chi sarà stato bastonato farà molta fatica a rialzarsi. Ed è evidente che in questo contesto una realtà come quella scaligera ha bisogno di fare squadra per giocare al meglio le proprie carte.

Peccato che fino ad ora della “squadra veronese” non ci sia la benché minima traccia. Basta guardare solo a qualche episodio delle ultime settimane per rendersene conto. Con la Fiera che stipula accordi in giro per il mondo (l’ultimo, importantissimo, con l’India) e però non riesce a trovare uno sbocco sicuro e condiviso in città; con l’aeroporto Catullo che è in deficit da due anni mentre i soci non perdono occasione per criticare il piano di rilancio proposto dal presidente Fabio Bortolazzi, con il Comune che non ha più un euro da investire e allora si mette nelle mani della Fondazione Cariverona, la quale però tra qualche mese sarà chiamata a impiegare un bel po’ di soldi per l’aumento di capitale di Unicredit (e il sindaco Tosi si è già appellato a Paolo Biasi perché non siano tolte risorse alla città). E la lista potrebbe andare avanti. E mentre si litiga, gli indicatori economici non si raddrizzano. Quasi 3.500 licenziamenti nel solo 2009, 3 milioni e 700 mila ore di cassa integrazione da gennaio ad agosto, tasso di mortalità di negozi e imprese in costante crescita (nel primo semestre 2009 a Verona sono nate 16 attività commerciali in meno di quelle cessate). Il tasso di disoccupazione, attestato al 3,8% in città e provincia a fine 2008, è destinato con tutta probabilità a crescere. Alcuni settori, inoltre, a partire dal lapideo e dall’agro-alimentare, continuano a navigare in acque agitate.


Fortunatamente non mancano i segnali incoraggianti. Solo che rischiano di essere troppo isolati se non c’è una “squadra” che li sfrutta a dovere. Si pensi ad esempio al settore della logistica. Altro possibile volano per la crescita potrebbe essere il piano casa. Nel settore delle costruzioni sta oltre il 16% delle imprese veronesi. È evidente che bisognerà capire come fare in modo che il piano casa faccia sentire i suoi benefici in modo diffuso e non solo per poche imprese. E perché questo funzioni, si torna al punto di partenza: bisogna che anche gli altri anelli della catena economica funzionino, dalle banche che dovranno concedere credito anche alle piccole imprese al Comune che sarà chiamato a gestire i regolamenti di attuazione del provvedimento.

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