Domenica, 17 Ottobre 2021
Economia Zai / Viale del Lavoro

In provincia di Verona riparte il piano di controllo delle nutrie, con catture e abbattimenti

È Coldiretti Verona a spiegare che, con l’entrata in vigore del nuovo piano regionale, gli agricoltori possono ricominciare a posizionare le trappole e riprendere anche gli abbattimenti diretti, sotto il controllo delle Unità Organizzative Coordinamento gestione ittica e faunistico venatoria

Riprendono dopo alcune settimane di stop le catture e gli abbattimenti delle nutrie in tutta la provincia scaligera. Con l’entrata in vigore del nuovo piano regionale di controllo della nutria, approvato nei giorni scorsi dalla giunta veneta, spiega Coldiretti Verona, gli agricoltori possono ricominciare a posizionare le trappole che hanno in comodato e possono riprendere anche gli abbattimenti diretti, sotto il controllo delle Unità Organizzative Coordinamento gestione ittica e faunistico venatoria presenti in ogni provincia. Un provvedimento atteso da settimane dagli imprenditori agricoli dopo la scadenza del vecchio programma di contenimento dello scorso 30 giugno. In questo periodo, commenta l'associazione dei coltivatori, è stato possibile solamente segnalare alla polizia provinciale il passaggio e i danni provocati dagli animali selvatici che ormai hanno colonizzato le campagne. Alla ricerca d’acqua e di nutrimento, le nutrie avrebbero razziato i campi e gli orti coltivati a verdura creando gallerie lungo gli argini con l'alto rischio idraulico e la fragilità del terreno che causa crolli, con estesi franamenti lungo i corsi d’acqua, mettendo in pericolo anche il lavoro con i mezzi.

Il nuovo piano, aggiunge Coldiretti Verona, resterà in vigore fino al 31 dicembre 2025 e riprende in gran parte il precedente provvedimento, fatta salva la nuova competenza di attuazione affidata non più alle Province, vista la soppressione dei Servizi provinciali caccia e pesca, ma alle Unità Organizzative Coordinamento gestione ittica e faunistico venatoria dipendenti dalla Regione del Veneto.

Per quanto riguarda i metodi di intervento, spiega sempre l'associazione, è confermata la preferenza della cattura mediante gabbie trappola, affidate ai proprietari e conduttori dei fondi in comodato, appositamente formati, con possibilità da parte degli stessi di procedere direttamente alla soppressione del capo, anche se privi di porto d'armi, attraverso dispositivi ad aria compressa con potenza non superiore a 7.5 Joule. Resta confermata la possibilità di smaltimento dei capi catturati e abbattuti diretto in campo, nel limite di 10 capi per ettaro e per giorno, previo sotterramento.

Inoltre è possibile l'abbattimento diretto con arma da fuoco, tutto l'anno e anche nelle ore notturne (in questo caso va indossato un gilet ad alta visibilità), da parte del proprietario conduttore dei fondi, in possesso di licenza di caccia e di idonea assicurazione, se appositamente formato. Questa possibilità di intervento è comunque soggetta al coordinamento dei servizi di polizia provinciale. Qualora il capo abbattuto non sia facilmente recuperabile, può essere lasciato in loco (ad esempio in un canale), in ragione del fatto che non è dimostrata la trasmissibilità di malattie infettive all'uomo e agli animali.

Infine, rispetto alla necessità di rendere più pervasiva la attività di controllo della nutria, Coldiretti Veneto segnala che, dentro la cornice del Piano, dovranno essere previste forme di incentivazione delle attività di abbattimento, nell'ambito del Tavolo di lavoro regionale appositamente costituito per le specie da controllare più problematiche, vale a dire cinghiale e nutria.

«Il Piano non tratta questi aspetti economici - conclude Coldiretti Verona - ma ci attendiamo, e proporremo al tavolo regionale, interventi di sostegno in grado di potenziare l'attuazione delle attività di cattura e abbattimento. L'impegno richiesto all'agricoltore con la posa e il controllo delle trappole non è irrilevante, in termini di tempo. Inoltre, per la parte che riguarda gli abbattimenti tramite catture o sparo diretto, al personale volontario, a esempio cacciatori appositamente formati, vanno riconosciuti perlomeno i costi vivi».

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