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Lunedì, 27 Giugno 2022
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Occupazione nel Veronese, assunzioni ancora inferiori al periodo pre-Covid

Veneto Lavoro ha pubblicato i dati di gennaio 2022, dove i contratti di lavoro sono scesi (-1.260) in provincia di Verona, dopo un 2021 con dati positivi e addirittura migliori rispetto al 2019

Il 2021 ha confermato le attese di una ripresa economica sostenuta dopo la crisi pandemica, con una crescita del Pil nazionale stimata al +6,5% e al +6,9% per quanto riguarda il Veneto. Segnali incoraggianti arrivano anche sul versante dell’emergenza sanitaria, in virtù di una progressiva endemicità dell’infezione da Covid-19, e dal settore turistico, che dopo essere stato fortemente penalizzato dalla pandemia, nel corso del 2021 ha registrato un forte incremento in termini di presenze. Il 2022 si apre con non pochi segnali di preoccupazione: la crisi energetica europea prodotta dal razionamento dell’offerta di gas da parte della Russia e il rischio di una guerra in Ucraina, l’impennata inflazionistica e i costi energetici, che stanno condizionando gli andamenti del settore manifatturiero. Le previsioni economiche per l’anno in corso sono infatti più contenute, con il Pil visto in crescita del +4% a livello nazionale e del +4,2% in Veneto.
Di fronte ad un tale quadro economico e nonostante lo sblocco dei licenziamenti, il mondo del lavoro veneto ha cominciato il 2022 con una crescita dei contratti a tempo indeterminato, che nel mese di gennaio mostrano un saldo positivo per 6.200 posizioni lavorative, e con un aumento delle assunzioni del 3% rispetto al periodo pre-pandemico di gennaio 2020 e del 58% nel confronto con il 2021, quando ancora erano in vigore importanti restrizioni anti-Covid. Il calo del tempo determinato e dell’apprendistato, dovuto anche all’elevato numero di trasformazioni, determinano tuttavia per il lavoro dipendente un saldo negativo per 2.100 posizioni lavorative, in linea con quello registrato nel 2021 (-2.050) e inferiore a quello lievemente positivo del 2020 (+400), e un calo della domanda di lavoro complessiva pari al 2% rispetto al 2020.

Tutti i dati sull'andamento del mercato del lavoro in Veneto a inizio 2022 sono disponibili in Bussola, pubblicazione periodica di Veneto Lavoro.

Scarica qui Bussola di Veneto Lavoro del febbraio 2022

I saldi mensili sono positivi in tutti i comparti industriali e negativi in agricoltura e in buona parte del terziario. La ripresa della domanda di lavoro si concentra nei settori che un anno fa avevano risentito maggiormente delle restrizioni, a partire dal turismo, anche se rispetto al periodo pre-pandemico le difficoltà di reclutamento permangono. Nell’industria le assunzioni crescono sia rispetto ad un anno fa, quando il mercato del lavoro risultava ancora ingessato dall’impossibilità di licenziamento, ma anche rispetto al 2020, con un +10% nel complesso del manifatturiero e +24% nel metalmeccanico. Il buon andamento dei contratti a tempo indeterminato non consente in ogni caso di compensare i cali registrati per il lavoro a termine e l’apprendistato, che determinano nel complesso del lavoro dipendente un saldo mensile lievemente negativo (-2.100 posti di lavoro) e una diminuzione delle assunzioni del 2% rispetto al 2020.

Riguardo alle altre tipologie contrattuali, il lavoro intermittente ha dato luogo nel mese di gennaio a 4.300 attivazioni (-11% sul 2020), il lavoro domestico ha fatto registrare 3.000 assunzioni (-10%), le collaborazioni (2.700) sono in flessione del 12% mentre i tirocini segnano un -27% rispetto al 2020 con 2.000 attivazioni complessive. La domanda di lavoro somministrato è quasi tornata sui livelli pre-crisi del 2019, con un calo rispetto ad allora di appena l’1%.
Sulle cessazioni, anche in considerazione del dibattito in corso sul tema delle cosiddette grandi dimissioni (great resignation), si osserva che quelle per volontà del lavoratore costituiscono nel mese di gennaio il 29% del totale, con un aumento del 19% rispetto al 2020 e del 45% sull’analogo periodo del 2021. La dimensione e l’andamento delle dimissioni appaiono tuttavia confermare quanto analizzato precedentemente, imputando tale fenomeno a ritardate dimissioni durante il periodo del blocco dei licenziamenti, qualche incentivo all’abbandono delle imprese in difficoltà e l’elevato tasso di ricollocazione a un mese che segnala la propensione di molti lavoratori a trovare occasioni di impiego che più soddisfano le loro aspettative. Anche i licenziamenti economici individuali e collettivi sono in aumento rispetto al 2021, quando ancora vigeva il blocco, ma in diminuzione rispetto ai quantitativi del 2020 (3.000 a fronte di 4.000).

A livello territoriale, l’allentarsi delle restrizioni a partire dalla primavera 2021 e l’inversione di tendenza della congiuntura economica hanno contribuito a riportare il bacino occupazionale a dimensioni vicine a quelle pre lockdown in tutte le province. I saldi annuali a fine 2021 sono infatti risultati positivi e superiori a quelli del 2019 in tutti i territori, mentre a inizio 2022 le province ad elevata propensione turistica di Venezia e Verona, che già avevano pagato i costi più alti della crisi pandemica, mostrano un saldo particolarmente negativo (rispettivamente -1.109 e -1.260) e continuano ad avere un numero di assunzioni inferiore a quello dello stesso mese del 2020. Andamento positivo, sia nei saldi che nelle assunzioni, per Vicenza e Treviso, mentre Belluno pur presentando un saldo negativo manifesta una ripresa della domanda di lavoro.
Il flusso delle dichiarazioni di immediata disponibilità (Did) è stato pari a 11.400 unità, in diminuzione rispetto al gennaio 2020 del -17%. Un calo concentrato nelle province che hanno registrato i migliori andamenti in termini di saldi occupazionali e domanda di lavoro, anche in virtù di una struttura economica a propensione manifatturiera, quali Padova, Treviso e Vicenza. Lo spostamento delle forze di lavoro da una condizione di disoccupazione a quella di inattività, e viceversa, possono in parte essere attribuiti a un effetto di scoraggiamento e ad altri fattori legati all’evolversi della situazione pandemica, ma anche, in termini positivi, alla ripresa economica osservata soprattutto in alcuni territori e settori.

«Il mercato del lavoro in Veneto sta cambiando e noi lo stiamo monitorando in maniera precisa e puntuale attraverso le analisi di Veneto Lavoro - è stato il commento di Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro - Lo scenario di incertezza che abbiamo di fronte con la crisi data dall’aumento dei costi energetici, delle materie prime e il problema degli approvvigionamenti è completata dalla crescita delle dimissioni volontarie, la cosiddetta great resignation, fenomeno globale che registriamo anche in Veneto. Il 29% delle cessazioni di gennaio è dato da dimissioni volontarie, con un +19% rispetto ad un anno fa. Sono numeri su cui riflettere a fondo per porre in essere le misure più adeguate a sostegno dei lavoratori e dell’occupazione».

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