Fallimento della Melegatti, l'obiettivo è salvaguardare il valore dell'azienda

Il motore dell'azienda di San Giovanni Lupatoto è spento ma potrebbe ripartire. Si valuta un esercizio provvisorio oppure l'acquisto o l'affitto di ramo d'azienda

La Melegatti è fallita, ma non è morta. La sua storia fatta di dolci e pandori è stata interrotta per far spazio ad una storia diversa, fatta di crediti, debiti e bilanci. Una storia che è in mano ai curatori fallimentari. Il loro compito primario sarà quello conservare il più possibile il valore dell'azienda, anche attraverso un esercizio provvisorio. In pratica, si permetterebbe alla Melegatti di riprendere, anche solo parzialmente l'attività. Servirebbe però un partner e soprattutto la certezza che la ripresa attività non aggiunga altri debiti. Scettico però sull'esercizio provvisorio è il parlamentare veronese del PD Vincenzo D'Arienzo.

Penso che l'unica via sia quella di valutare eventuali proposte di acquisto o affitto di ramo d'azienda - scrive D'Arienzo - Infatti, per l'esercizio provvisorio credo che la scarsa disponibilità di finanza non possa consentirlo. Per mantenere l'attività produttiva in modo da non perdere le quote di mercato conquistate in questi anni e, quindi, salvaguardare l'occupazione nonché la sopravvivenza dello storico marchio, la strada è la ricerca di acquirenti. E se con Veneto Sviluppo Spa, la società finanziaria regionale che si occupa di investire nei settori strategici per il tessuto imprenditoriale veneto, si può fare qualcosa a supporto, questo è il momento per farlo. La presenza pubblica potrebbe facilitare la felice conclusione di questa triste vicenda di cui i lavoratori sono vittime senza alcuna responsabilità.

Insomma, il motore della ditta di San Giovanni Lupatoto è spento, ma potrebbe ripartire. Ed è quello che sia augura anche Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl. Capone ha chiesto "di valutare in maniera scrupolosa i nuovi piani industriali, con l'intento di riavviare il ciclo produttivo", perché questo fallimento "è una grande sconfitta non solo per la Melegatti e per i 350 dipendenti che hanno perso il lavoro ma per tutto il made in Italy".

Insomma, si è alla ricerca della strada migliore in questo momento difficile della Melegatti. Nel frattempo, i nostri rappresentati politici strumentalizzano anche questo fallimento e scaricano responsabilità. Il deputato leghista Massimo Bitonci, ad esempio, sostiene che il fallimento della Melegatti sia un "disastro targato PD, che ha destinato milioni per clandestini e immigrati irregolari e le briciole per il Made in Italy. Poche risorse e zero attenzioni per chi da tempo contribuisce all'economia di questo Paese dando lavoro a centinaia di lavoratori". Mentre il deputato veronese del PD Diego Zardini individua le cause del fallimento "nell'inconcludenza e nell'impreparazione del management aziendale".

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