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L'ortofrutta veronese, un fenomeno da studiare

L'assessore veneto all'agricoltura Franco Manzato: "Verona e Treviso sono le due capitali regionali nel settore agroalimentare e puntano sempre di più all'export nel segno dell'innovazione"

 

Se i comparti ortofrutticolo e vitivinicolo sono al primo posto nel Veneto in quanto a produzioni di eccellenza e rappresentano le prime due voci dell’export agroalimentare italiano, Treviso e Verona sono le due capitali di questo successo, dalle cui terre può partire la riscossa economica in grado di dare nuova linfa e nuove speranze al settore agricolo regionale nel suo complesso.   
Di questo è convinto l’assessore veneto all’agricoltura, Franco Manzato, che, all’insegna dell’innovazione, si sta adoperando per rafforzare i due poli maggiormente vocati del nostro territorio, quello veronese per l’ortofrutta e quello trevigiano per la vitivinicoltura. “Nelle settimane scorse – spiega l’assessore – abbiamo costituito un gruppo di lavoro tecnico che ha il compito di individuare le modalità di costituzione, gestione e funzionamento di questi due poli di innovazione, con l’obiettivo di favorire, attraverso una più stretta interazione tra il mondo della ricerca, dell’impresa e della pubblica amministrazione, una maggior efficienza delle funzioni espletate dai diversi soggetti della filiera coinvolti. Dobbiamo potenziare l’innovazione, perché è da questa che si innescano i meccanismi di crescita, sviluppo e competitività delle imprese agricole”.
 
Pochi dati sono sufficienti a spiegare il peso e l’importanza di queste produzioni venete: quella ortofrutticola consta di 12 prodotti a indicazione geografica protetta (IGP) e di 3 a denominazione di origine protetta (DOP) e investe circa 58.600 ettari da cui ne deriva una produzione poco meno di 10.500.000 quintali, mentre le esportazioni di frutta e ortaggi incidono per il 35,7% sull’export dell’agroalimentare regionale; quella vitivinicola vale il 12 per cento del totale regionale, è la prima in Italia per quantità e per export (circa il 30 per cento del totale nazionale, ma anche una analoga percentuale dell’export agroalimentare regionale), comprende 28 DOC, 14 vini DOCG e 10 IGT.
 
“L’innovazione tecnologica, di prodotto e di processo, oltre a quella organizzativa – ha concluso Manzato –, costituiscono certamente una leva su cui agire per migliorare la competitività e la sostenibilità economica, ambientale e sociale del nostro sistema produttivo agricolo. Ma dobbiamo anche e soprattutto far capire e promuovere le finalità e i benefici derivanti dall’innovazione stessa nel settore primario, a cominciare dagli imprenditori per finire con i consumatori”.
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