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Piazza Bra, Verona

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Covid e crisi economica, la Cgia al governo: «Serve lockdown da 28 miliardi sulle tasse»

La proposta per il rilancio del Paese è di «applicare per l’anno in corso il lockdown alle tasse erariali ed erogare rimborsi più pesanti rispetto a quelli distribuiti fino ad ora»

«Per allentare la tensione sociale sempre più diffusa in molte categorie del lavoro autonomo, il governo deve abbandonare la politica dei micro aiuti attuata fino adesso, sostituendola con misure straordinarie in grado di mitigare gli effetti negativi che la crisi pandemica sta producendo». È quanto sostiene l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, i cui tecnici spiegano che considerata l'urgenza della situazione sarebbe necessario, ad esempio, «applicare per l’anno in corso il lockdown alle tasse erariali ed erogare rimborsi più pesanti rispetto a quelli distribuiti fino ad ora».

Gli artigiani mestrini stimano in altri «80 miliardi di euro le risorse che il governo dovrebbe mettere in campo entro la fine di luglio per salvare le attività economiche colpite dalla crisi pandemica. Salvo l’avvento di nuove varianti, - prosegue l’Ufficio studi della Cgia di Mestre - grazie alle condizioni climatiche e alla campagna vaccinale, molto probabilmente in piena estate dovremmo essere quasi definitivamente tornati alla "normalità", ovvero alla situazione pre Covid». 

Scendendo più nel dettaglio della proposta, la Cgia di Mestre spiega che «per evitare che i sostegni che verranno erogati nei prossimi mesi alle imprese siano utilizzati da quest’ultime per pagare imposte e contributi, è necessario "imporre" il lockdown alle tasse erariali, consentendo alle partite Iva e alle piccole imprese di risparmiare quest’anno attorno 28 miliardi di euro». Si tratta, evidentemente, di un importo di dimensioni importanti che, tuttavia, «potrebbe essere ridimensionato consentendo l’azzeramento del peso fiscale solo alle attività con ricavi al di sotto di una certa soglia o sulla base della perdita di fatturato».

La Cgia di Mestre prosegue nella sua analisi sostenendo che «questo mancato gettito di 28 miliardi è stato stimato ipotizzando di consentire a tutte le attività economiche con un fatturato 2019 al di sotto del milione di euro di non versare per l’anno in corso l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni. Queste aziende, che ammontano a circa  24,9 milioni di unità (pari all’89 per cento circa del totale nazionale), dovrebbero comunque versare le tasse locali, in modo tale da non arrecare problemi di liquidità ai sindaci e ai presidenti di Regione. Alleggeriti dal peso di un fisco spesso ingiusto, per un anno vivrebbero con meno ansia, meno stress e più serenità. Non solo, ma con 28 miliardi risparmiati - conclude la Cgia di Mestre - metteremo le basi per far ripartire l’economia del Paese».

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