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Domenica, 22 Maggio 2022
Economia Peschiera del Garda / Piazzale Cesare Betteloni

Tre regioni un unico lago: il Garda. Gelmini rilancia società Veneto-Lombardia-Trento per snellire il traffico

Per Gelmini «si deve arrivare ad una nuova mobilità di residenti e ospiti che integri quella su ferro, gomma e acqua e privilegi quest'ultima»

Due Regioni, una Provincia e un comune fattore denominatore: il lago di Garda. Da affrontare con una società di gestione partecipata dalle due Regioni e dalla Provincia che affacciano (Lombardia, Veneto e Provincia autonoma di Trento), almeno nello schema del ministro Mariastella Gelmini, nella sua veste di presidente della Comunità del Garda, la realtà che cura gli interessi del lago. La questione è sul tavolo da circa 25 anni, con un decreto governativo che di fatto certifica il passaggio della gestione degli specchi d'acqua dallo stato agli enti regionali, attualmente però soltanto sulla carta. Adesso però bisogna accelerare soprattutto sull'area del Garda, e migliorare l'accessibilità del maggiore lago italiano le cui sponde (lombarda, veneta e trentina) da sempre convogliano un gran numero di turisti.

Di questo si è parlato giovedì 3 marzo a Milano durante la seduta speciale della commissione Trasporti a Palazzo Pirelli, monitorata dall'Agenzia DIRE, che ha ospitato il ministro per gli Affari regionali. Per Gelmini «si deve arrivare ad una nuova mobilità di residenti e ospiti che integri quella su ferro, gomma e acqua e privilegi quest'ultima», in modo tale da avviare un iter di questo tipo. D'altronde, la questione dirimente è relativa all'attuazione del decreto che prevede come «la gestione governativa dei laghi Maggiore, Como e Garda sia trasferita alle regioni territorialmente competenti e alla provincia autonomia di Trento entro il 1 gennaio 2000, previo il risanamento tecnico economico». Da vent'anni dunque questo accordo tra Stato e Regioni, nonostante i tanti tavoli aperti in questi anni e le tante occasioni di confronto «di fatto è rimasto inattuato, e questo è il punto da quale partire». Ecco perché il ministro consiglia di riprendere i lavori da quel decreto legislativo e «provare a rendere fattiva la collaborazione tra le regioni coinvolte con un sistema che dal punto di vista legislativo è già definito».

Lago di Garda Gelmini. De Berti. Palazzo Regione Lombardia-2

In questo senso, per Gelmini «va esaminata con attenzione la proposta della comunità del Garda che può avere una discreto consenso», ossia quella di «affrontare questo problema in maniera unitaria, con una società di gestione partecipata dalle tre regioni». Ovviamente, questo sarebbe un modello da traslare per gestire anche gli altri laghi "regionalizzati". In questa ipotetica nuova società, secondo Gelmini, oltre alle regioni «potrà esserci la presenza di enti locali, operatori del settore, in modo tale da creare una realtà imprenditoriale efficiente che non disperda il patrimonio di uomini e mezzi già esistente».

La vicepresidente regionale Elisa De Berti offre la visione sul progetto Garda da sponda veneta. «Non possiamo pensare - afferma - di regionalizzare una sponda alla lombarda o una sponda alla veneta o una sponda alla trentina senza dialogo tra di loro», quindi è ovvio che la gestione condivisa sia la strada più sensata da percorrere, anche per risolvere alcuni problemi dell'area, in primo luogo il traffico. Per De Berti l'esempio da seguire è quello dei cosiddetti treni "indivisi", su cui il Veneto, con il Trentino, il Friuli Venezia Giulia e l'Emilia Romagna tramite un accordo hanno risolto un disagio logistico. «Noi avevamo gli interregionali che da Bologna andavano al Brennero e da Venezia andavano a Trieste a gestione statale e che lo stato doveva regionalizzare», spiega. «Se ne parlava da una vita con vari tentativi falliti, ma siamo riusciti con un tavolo tecnico ad analizzare le criticità e pensare alle soluzioni». Infatti per la vicepresidente veneta «è ovvio che quando c'è volontà politica si deve cercare sintesi: quindi la tratta Bologna-Brennero l'abbiamo presa noi come accordo con tutte le regioni, i convogli per il fronte est (Venezia-Trieste) li ha presi il Friuli, e oggi siamo riusciti ad arrivare a una norma. Credo si possa fare la stessa cosa, anche se il ragionamento è più complesso». Per di più, «oggi come oggi da parte del governo c'è molta sensibilità nei confronti di creazione di piattaforme che mettano a sistema tutte le forme di mobilità, dall'acqua al ferro alla gomma - osserva De Berti - e sul lago di Garda abbiamo d'estate grandi problemi di mobilità».

Sulla stessa linea il dirigente del dipartimento Territorio della Provincia Autonoma di Trento Roberto Andreatta secondo il quale però è «impensabile una migrazione integrale della gestione governativa verso le regioni», in quanto «qualsiasi struttura giuridica si voglia dare a un soggetto regionalizzato si dovrà dare un enorme dispendio di risorse», dunque «forse è più profittevole un sistema di subaffidamenti graduali a vettori privati che peraltro già operano». In sostanza: regionalizzare sì, ma un passo alla volta e con l'aiuto dei privati. C'è dunque la quadra, ora serve sedersi a un tavolo prima per rendere operativo il decreto e poi per poter capire quale sia la formula vincente per risolvere gli inghippi gestionale del più grande lago d'Italia. «Pensate a quello che vuole dire il Garda sotto l'aspetto del flusso turistico ma anche dei capitali e pensate a quanto si potrebbe fare per la nuova fermata del Garda a cui stiamo lavorando o con la ciclovia e con tutto quello che può essere costruito con una visione che parta dal territorio», afferma l'assessore ai Trasporti lombardo, Claudia Terzi. D'altronde, «quando si parla di competenze in Lombardia non si parte dal presupposto che questa competenza debba necessariamente restare in regione e passare da una centralizzazione romana a quella milanese ma l'idea è quella di delegare rendendo il territorio protagonista».

La mattinata si chiude poi con l'intervento del presidente del Consiglio Alessandro Fermi, sorpreso nel constatare che dopo 25 anni «non si riesca ancora a sbloccare una vicenda su cui sono tutti d'accordo». Qualcuno parla di uno sblocco solo in relazione all'autonomia, ma Fermi non è d'accordo. «Non c'è bisogno di aspettare la devoluzione di nuove competenze alle regioni per procedere al trasferimento della navigazione lacustre perché essa è già stata prevista», dice. Infatti, «basterebbe applicarlo dotandolo finalmente delle risorse necessarie».

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