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La situazione occupazionale a Verona

La situazione occupazionale a Verona

La situazione occupazionale a Verona

La crisi tutt'altro che superata ed il 2010 sar l'anno pi difficile e debole

Giovedì scorso su richiesta dei commissari del Pd, preoccupati della grave situazione della crisi economica si è tenuta la seduta della VII Commissione con l'audizione del Responsabile del Servizio Coordinamento per l'Impiego della Provincia di Verona per illustrare la situazione del mercato del lavoro, Anche alla luce dei recentissimi dati nazionali resi noti dall'ISTAT su PIL, decifit e disoccupazione si conferma anche su Verona una situazione assai critica. I dati sviscerati sono stati definiti 'cruenti'.

La crisi è tutt'altro che superata e le previsioni più attendibili dicono che il 2010 sarà l'anno più difficile e la debolezza dell'economia perdurerà probabilmente anche nel 2011. Gli ammortizzatori ordinari e straordinari messi in atto, presuppongono crisi temporanee e passeggere, mentre la crisi sta assumendo carattere strutturale.

Le aziende coinvolte dalla crisi che hanno aperto procedura di mobilità sono passate da 4 nel 2008 a 55 nel 2009 e sono già 20 fino al 18/02/2010. I settori più colpiti il metalmeccanico, il legno, marmo ed edilizia. I lavoratori coinvolti sono stati ben 4995 nel 2009 e sono già 855 nel 2010. Le aziende sopra i 15 dipendenti che hanno chiesto la CIGS sono state 56 nel 2008 e ben 107 nel 2009 e i lavoratori coinvolti di queste aziende sono passati da 740 nel 2008 a 1422 nel 2009. I posti di lavoro persi in un periodi di monitoraggio che parte dal 2003 sono di 6726 posti di lavoro.

Sorte simile per le imprese sotto i 15 dipendenti, quelle artigiane che sorreggono la struttura economica della nostra Provincia. I lavoratori in mobilità non indennizzata (236/1993) sono stati 1888 nel 2008 e ben 3342 nel 2009, 458 le aziende che hanno chiuso. In definitiva lo stock di disoccupati sono attualmente 20'000 a cui si aggiungono quasi 5'000 cassaintegrati. Davanti a questo bagno di sangue, la politica deve velocemente chiedersi che cosa si debba fare, quali azioni concrete mettere in atto e subito.

Perchè dietro ad ogni numero c'è il dramma di un lavoratore e della sua famiglia. Che fare? Occorre innanzitutto ripensare all'offerta formativa dei ragazzi per mirare meglio le necessità delle future prospettive economico-produttive, occorre creare sinergie con i Comuni e pensare a nuovi sbocchi per i tanti lavoratori espulsi dal mercato, attraverso una riqualificazione professionale che sia svolta in stretta collaborazione con le imprese virtuose, quelle che in mezzo alla crisi con intelligenza ed impegno stanno cercando di uscirne meglio.


Come già ribadito dalla Commissione un altro elemento importante è attuare il Protocollo d'intesa siglato più di un anno fa in Provincia tra tutti gli enti locali, la Camera di Commercio, le associazioni datoriali e i sindacati dei lavoratori, rimasto per buona parte lettera morta.

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