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Economia

Il mercato assetato, Bacco vuole battere la crisi

Indagine di Ricerche & Studi di Mediobanca: i titoli delle aziende vinicole in crescita del 149%

L’enologia contro la crisi: dal gennaio 2001 l'indice dei titoli delle aziende vinicole internazionali quotate è cresciuto del 149%, nello stesso periodo le Borse mondiali hanno segnato il modesto progresso del 20%. Lo afferma un'indagine di Ricerche & Studi di Mediobanca diffusa Al Vinitaly.

Il valore di borsa dei titoli che compongono l'indice è costituito per oltre il 35% da società cinesi (con il gigante Yantai a fare la parte del leone) e per poco meno del 20% da quelle nordamericane. Segue l'Australia al 12%, il Cile al 9%, la Francia al 6% e la Spagna al 2%.

Nessun titolo è italiano, se si esclude la Campari che ha un'importante ma non maggioritaria divisione vinicola, così come nessun grande produttore sembra proprio pensarci, anche se spesso sono partecipati da banche e assicurazioni. 

Eppure per la Borsa, secondo diversi analisti del settore, almeno due o tre gruppi sarebbero pronti dal punto di vista delle dimensioni e della necessità di fare nuovi investimenti, ma non per il controllo di tipo famigliare che ancora domina. Nel confronto tra i diversi mercati azionari mondiali bisogna ricordare che le imprese vinicole non sono presenti in tutte le principali piazze finanziarie: ad esempio mancano operatori di rilievo nel Regno Unito.

La migliore performance dei titoli vinicoli (in termini relativi, ossia al netto delle dinamiche delle Borse nazionali) negli ultimi 10 anni è comunque maturata in Francia (+164%) e in Nord America (+76%), segue la Spagna (+5%). In altri Paesi i produttori di vino hanno reso peggio della Borsa nel suo insieme, in Australia il 2% in meno, in misura più evidente in Cina (-24%) e in Cile (-53%).

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