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Guerra in Ucraina ed economia, Federalberghi: «Mercato dell'est vale 6 milioni di presenze, ora via il green pass»

Con la guerra in Ucraina, la crisi energetica e le conseguenze della pandemia Federalberghi Veneto chiede un allentamento delle restrizioni per consentire alle imprese alberghiere di rimanere sul mercato internazionale

La guerra in Ucraina potrebbe costare al turismo Veneto «milioni di euro i termini di perdita di mercato». Solo la Russia ha contato «oltre un milione di presenze nel 2019» (ultimo anno benchmark per il settore), mentre il mercato dell’Est in particolare vale «circa 6 milioni di presenze». Massimiliano Schiavon presidente di Federalberghi Veneto spiega: «La politica ha il dovere di metterci nelle condizioni di lavorare. E per farlo o deve essere in grado di programmare o deve metterci nelle condizioni di essere competitivi sul mercato. Oggi abbiamo tre problemi: il primo, contingente, la guerra in Ucraina che peserà sia in termini di flussi turistici da un’area per noi particolarmente importante, sia in termini di caro energetico, visto che il nostro Paese dipende quasi totalmente dall’oil-gas importato quasi esclusivamente da quelle zone. Guerra, caro energetico e problematiche amministrative sui vaccini non Ema potrebbero essere la tempesta perfetta per il Veneto. Se aggiungiamo inoltre le restrizioni (in molti altri Paesi diretti competitor del nostro) già allentate andiamo di fronte ad una evoluzione della crisi del settore che metterà in ginocchio molto imprenditori».

MASSIMILIANO_SCHIAVON

Massimiliano Schiavon

In merito ai vaccini non riconosciuti dall'Ema è bene ricordare come il governo italiano abbia già previsto il riconoscimento dello status vaccinale del paese di provenienza per ciascuna persona che sia sia vaccinata, chiedendo però in aggiunta anche l'effettuazione di un tampone per poter accedere a servizi/attività per la quali ad oggi è previsto il super green pass. Ad ogni modo, Massimiliano Schiavon aggiunge: «Abbiamo sostenuto da sempre che questo mestiere cambierà e che bisognerà lavorare sulle radici profonde del nostro mestiere. Ma qui siamo di fronte ad una difficoltà oggettiva, reale e senza regole comuni. La verità è che non esiste una "Europa" che offra pari opportunità e previsioni normative omogenee. E nella completa deregulation allora è necessario tutelare chi produce lavoro e dà valore alla nostra economia».

Il Veneto sta soffrendo terribilmente la «mancanza di programmazione» ed il rischio paventato da Federalberghi è che anche il secondo trimestre veda «un importante segno negativo nei bilanci del nostro settore». A fronte di un simile scenario, dunque, la richiesta esplicita di Federalberghi Veneto è che venga rimosso proprio lo strumento del green pass sin qui obbligatorio nella sua forma "rafforzata" per alloggiare all'interno delle strutture ricettive. «Auspico un segnale importante da parte di chi deve decidere e chiedo con forza un intervento dei nostri rappresentanti a Roma perché siano voce qualificata e decisiva per la tutela di un settore strategico dell’economia regionale e nazionale. Ma serve rapidità e programmazione. La chiusura delle attività non è uno spauracchio, - coclude Massimiliano Schiavon - ma una realtà tristemente attuale».

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