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Venerdì, 27 Maggio 2022
Economia

Giovani e lavoro, pandemia complica ricerca di un impiego e aumenta la precarietà

In Veneto situazione occupazionale deteriorata per i ragazzi tra i 20 e i 29 anni, ma la percentuale di chi non studia e non lavora è la più bassa d'Italia

Un mercato del lavoro sempre più incerto e precario, e un tasso di disoccupazione in forte crescita. Racconta di un panorama difficile, quello in cui si affacciano i giovani oggi, il numero di febbraio di Statistiche Flash, realizzato a cura dell'ufficio statistica della Regione Veneto e intitolato Il Futuro (è) dei Giovani.

Statistiche Flash Febbraio 2022 Regione Veneto: Giovani e lavoro

Nel 2020 la situazione occupazionale dei 20-29enni è precipitata: il tasso di occupazione è inferiore di 11 punti percentuali rispetto al 2008 e di 10 punti percentuali rispetto a quello della popolazione in età attiva cioè nella fascia 15-64 anni.
Il trend si è invertito a scapito dei giovani: nel 2008 il tasso di occupazione dei veneti tra i 20 e i 29 anni era più alto rispetto a quello della popolazione in età attiva, 67,4% contro il 66,4%, e il tasso di disoccupazione non superava il 7%. Con il 2009 il quadro è mutato, portando il tasso di disoccupazione nel 2015 al record del 18%. Nel 2019 il valore sembrava sceso ai livelli pre-crisi, ma è arrivata la pandemia a scombinare nuovamente lo scenario.
Oggi i giovani non solo hanno difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro, ma devono fare i conti anche con condizioni più sfavorevoli, tra precariato e lavoro a bassa intensità. Nel 2020, solo il 57% dei giovani è assunto a tempo indeterminato rispetto all'86% della media. La crisi pandemica ha deteriorato una dinamica già esistente trasformandola da strutturale ad allarmante: dal 2008 al 2020 la quota di occupati giovani a tempo determinato è cresciuta di 17 punti percentuali a discapito delle forme di lavoro più stabili, e il part time involontario è salito di 25 punti.

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Tra i giovani dai 20 ai 29 anni poco meno della metà ha concluso gli studi e lavora, il 7% studia e al contempo lavora, il 7% cerca lavoro e il 26% studia. I Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non cercano occupazione) sono il 10%, di cui 14% femmine e 7% maschi, numeri che fanno registrare al Veneto una delle quote più basse tra le regioni italiane.

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Nel 2020 in Veneto dopo la scuola superiore la metà dei ragazzi prosegue gli studi. Fra i percorsi di laurea più gettonati negli atenei veneti c’è quello linguistico, umanistico e arte (22%), politico-sociale e comunicazione (16,5%), ingegneria e architettura (16%), mentre fanalino di coda sono le materie Ict (3%), scienze motorie, turistiche e sportive (3%). Nell’anno 2019-2020 si contano solo 9mila studentesse universitarie iscritte nell'area Stem rispetto a oltre 19.500 maschi, divario che è il risultato di condizionamenti sociali, culturali, educativi. Un punto, quello della disparità di genere a scuola, balzato tra le priorità del Pnrr con l'obiettivo di ottenere una maggiore inclusione delle donne negli studi scientifici creando nella scuola un diverso approccio al pensiero scientifico.

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Un’importante alternativa all’istruzione universitaria in Veneto è l’istruzione tecnica superiore, l'Its Academy, nuova strategia che risponde alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche. Sono sette gli Its attivi in Veneto, con sede a Padova, Venezia, Verona, Vicenza, Conegliano, Jesolo, offrono oltre 50 corsi e ospitano 2.000 studenti. Sono oltre 280 le aziende e gli enti partner e oltre 1.900 le aziende che ospitano tirocini. Il ruolo degli Its è riconosciuto nel Pnrr che ne prevede il rafforzamento aumentando di almeno il 100% il numero degli iscritti.

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