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Crisi Ferroli: "La Regione promuova ogni iniziativa possibile per tutelare i lavoratori"

Il Consiglio regionale ha discusso un'interrogazione a risposta immediata sui licenziamenti dell'azienda veronese: "Non possiamo permettere che la situazione abbia ricadute così drammatiche su 370 famiglie e conseguentemente sui comuni veneti"

È stata discussa nel corso della seduta di lunedì del Consiglio regionale del Veneto l’Interrogazione a risposta immediata n. 395, dedicata al tema dei licenziamenti alla Ferroli, l'azienda veronese del settore della termomeccanica che, si legge nel documento, “versa da anni in crisi finanziaria e che avrebbe predisposto procedure di licenziamento collettivo. Già lo scorso anno - puntualizza Giovanna Negro (Veneto del Fare), prima firmataria dell’Interrogazione - si ventilavano esuberi e licenziamenti aziendali e Zaia, accompagnato da una decina di compagni di partito, alleati di governo e candidati al Consiglio regionale, aveva dichiarato ai dipendenti e a Paola Ferroli, allora neo presidente dell'azienda, la disponibilità ad aprire un tavolo con ‘Veneto Sviluppo’ per risolvere i problemi e per attivare un piano industriale attraverso la finanziaria regionale. Ad oggi, tuttavia, la situazione non è ancora stata risolta”.

“Sollecito pertanto la Giunta regionale - conclude il Consigliere Negro - ad essere promotrice di tutte le possibili iniziative, insieme a tutte le realtà territoriali, volte a tutelare le 370 persone e le loro famiglie che ad oggi hanno purtroppo il licenziamento sicuro in tasca. Non possiamo permettere, in una fase storica così delicata e difficile del mondo del lavoro, che la situazione in cui versa la Ferroli abbia ricadute così drammatiche su 370 famiglie e conseguentemente sui comuni veneti che verranno inevitabilmente coinvolti dalla crisi di questa grande azienda veronese”.

Nel frattempo, al termine dell'assemblea che si è tenuta lunedì nello stabilimento di San Bonifacio, i lavoratori hanno deciso di tornare a scioperare, dopo che negli ultimi incontri con l'azienda e al tavolo organizzato dal Ministero del Lavoro, i sindacati non avrebbero ricevuto rassicurazioni, in particolare sui dipendenti veronesi. 
Le sigle chiederebbero incentivi alla mobilità e un piano di rilancio, per mettere la parola fine allo sciopero e al presidio nella sede veronese. 

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