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Foto di repertorio

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«Troppa incertezza, daremo le chiavi dei nostri alberghi a Mattarella»

La provocazione è stata lanciata dal presidente di Federalberghi Garda Veneto Ivan De Beni: «Potremmo anche aprire ma non sappiamo quali misure dobbiamo adottare per garantire la sicurezza»

Si è concentrata soprattutto sulle date di apertura la protesta degli esercenti italiani sulla Fase 2, ma la vera preoccupazione di tutti i gestori di un'attività economica è capire quali siano le misure da adottare per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei clienti. Ai loro occhi è evidente che questo è il tema centrale, perché un commerciante, un artigiano o un albergatore che rispetta tutti gli accorgimenti necessari per evitare la diffusione del coronavirus può aprire quando vuole, il 4 maggio come l'1 giugno, senza attendere il calendario delle aperture annunciato dal premier Giuseppe Conte, nel presentare il decreto per la ripartenza. Un decreto che ha scatenato la rivolta di quelle categorie economiche che potranno riaprire solo a giugno e che chiedono di poter ripartire prima.
Sembrano dunque esserci nodi più importanti rispetto al riaprire prima o dopo, perché se non si può riaprire in sicurezza non lo si dovrebbe fare né a maggio né a giugno e neanche nei mesi successivi. Ed oltre alla sicurezza, c'è il problema dei dipendenti stagionali perché non è facile programmare il lavoro e quindi capire la forza lavoro necessaria.

Ed il settore che sembra soffrire più di tutti questo clima di incertezza è il turismo. Le prospettive per chi lavora in questo ambito non sono per nulla certe, perché non si sa se, come e quando avrà inizio la stagione turistica. Tutto questo genera rabbia e frustrazione in particolare negli albergatori, tanto che il presidente di Federalberghi Garda Veneto Ivan De Beni ha lanciato una provocazione, proponendo ai suoi colleghi di tutta Italia di consegnare le chiavi delle loro strutture ricettive al presidente della Repubblica. Una azione forte ma significativa a testimonianza dell'esasperazione di una categoria che si sente abbandonata in quanto non solo non ha ancora ricevuto dal Governo nessun aiuto economico, ma neppure direttive per poter programmare una riapertura.
«L'idea è nata di getto a seguito della delusione provata dopo l’ultimo decreto del Governo - ha spiegato De Beni - Tutta la categoria naviga nell'incertezza, potremmo anche aprire ma non sappiamo quali misure dobbiamo adottare e quali saranno gli investimenti necessari. Non sappiamo cosa dobbiamo fare per garantire la sicurezza nostra, dei nostri collaboratori e dei nostri ospiti. Le domande che noi operatori ci poniamo sono tante, troppe e non abbiamo più tempo per aspettare oltre delle risposte adeguate. Fino ad ora il settore del turismo non ha avuto nessun aiuto economico, non siamo mai entrati a far parte del decreto Salva Italia. Ci è stata fornita solo la possibilità di chiedere un prestito ma non lo consideriamo un aiuto ma un ulteriore indebitamento. Il settore ha bisogno di misure concrete come la proroga della cassa integrazione, lo sconto sulle imposte e contributi a fondo perduto. Solo in questo modo avremo la possibilità di salvare le nostre aziende e prepararci per un rilancio che a questo punto sarà solo nel 2021. L'iniziativa di andare tutti insieme a Roma, non appena sarà possibile, sta prendendo piede e sta riscuotendo grande interesse anche a livello nazionale attraverso i presidenti Federalberghi di tutta Italia».

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