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Esportazioni di tubi e prodotti d'acciaio, Verona 11esima in Italia

La provincia scaligera mantiene la stessa posizione dell'anno precedente, nonostante il valore delle esportazioni sia sceso a 856 milioni di euro (-18% in un anno)

La provincia di Verona è stabile all'undicesimo posto in Italia per le esportazioni di acciaio. Nel 2023, il polo siderurgico scaligero ha confermato la propria posizione nella classifica nazionale, nonostante un calo del 18%.

L'anno scorso, Verona è stata dunque l'undicesima provincia italiana per export di prodotti della siderurgia, di tubi e di altre produzioni della prima trasformazione dell’acciaio. Rispetto al 2022, Verona non perde e non guadagna posizioni. E questo nonostante abbia fatto registrare un calo delle esportazioni in valore del 18%, scese a 856 milioni di euro, con una variazione negativa di poco superiore alla media nazionale.
Questo è quello che emerge dall'analisi dell'ufficio studi di Siderweb, su elaborazione di dati Istat. In particolare, spiega Gianfranco Tosini dell'ufficio studi Siderweb: «Le vendite all’estero di prodotti della siderurgia, che rappresentano il 60,7% del totale, sono diminuite del 20,7% e quelle degli altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio sono calate del 14,7%. Le esportazioni di tubi sono invece cresciute dell’8,8%. Le vendite nei Paesi dell’Ue, che costituiscono l’85% del totale, sono calate del 21,4%, mentre quelle nei Paesi extra Ue sono cresciute dell’8,9%».

Classifica delle prime 20 province italiane per export siderurgici

In generale, nel 2023 è sceso del 16,9% l’export italiano di acciaio. Il valore è passato dai 28 miliardi del 2022 ai 23,2 miliardi di euro dello scorso anno. I volumi, però, sono rimasti sostanzialmente stabili a 16,2 milioni di tonnellate, dopo il calo tendenziale del 6% registrato nel 2022. La variazione negativa è dunque dovuta in toto alla diminuzione dei prezzi. Dopo due anni consecutivi di crescita seguiti al crollo del 2020 (+51,7% del 2021 e +23,8% del 2022), le esportazioni in valore di acciaio sono quindi tornate a scendere.
Un calo che è stato leggermente più marcato se si guarda solo ai primi 20 poli siderurgici italiani: l’export è diminuito del 17,6%, fermandosi a 19,4 miliardi di euro. La top 3 è rimasta invariata: al primo posto c’è ancora la provincia di Brescia, seguita da Udine e Mantova. Variazioni negative significativamente più alte della media sono state registrate dai poli di Terni (-39,2%), Genova (-35,3%), Aosta (-29,3%) e Brescia (-26,1%). L’unico polo con il segno più è quello di Bergamo (+16,2%), incentrato sulla produzione di tubi senza saldatura.

«Questi dati confermano il consolidamento della geografia dei poli produttivi dell’acciaio italiani che si è venuta a creare dopo la grande crisi del 2008 - ha commentato ancora Tosini - Tale processo traspare, oltre che dall’andamento della produzione, anche da quello delle esportazioni, che hanno registrato una riduzione molto più marcata nelle province dove sono o, meglio, erano presenti le aziende siderurgiche di maggiori dimensioni. Infatti, nel 2023 rispetto al 2008, le esportazioni di prodotti siderurgici della provincia di Taranto (dove si trova Acciaierie d’Italia) sono diminuite dell’81,3%, relegandola all’ultimo posto nella classifica dei primi 20 poli siderurgici italiani. Le esportazioni della provincia di Torino (dove c’era lo stabilimento Thyssenkrupp, ora chiuso) sono diminuite del 39,1%, provocando la perdita di otto posizioni nella classifica dei primi 20 poli siderurgici italiani. Le esportazioni della provincia di Livorno (dove opera Jsw Steel Italy) si sono ridotte del 60,6%, causando l’esclusione dai primi venti poli siderurgici italiani».

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