Ex Ilva, con lo spegnimento ripercussioni anche per gli imprenditori veneti

Il gruppo ArcelorMittal non è composto solo dalle migliaia di addetti impegnati nelle varie fabbriche. L'indotto vale circa 3.500 dipendenti, per non parlare poi dell'acciaio che gli imprenditori dovrebbero cercare all'estero

Ilva di Taranto (Foto di repertorio)

Anche dopo l'acquisizione da parte di ArcelorMittal, non c'è pace per la ex Ilva di Taranto. L'acciaieria rimane a rischio chiusura, anche se al momento è stata sospesa la decisione di spegnere gli impianti. E la perdita dell'ex Ilva non sarebbe un problema solo per Taranto, ma le ripercussioni sarebbero gravi anche per piccoli e medi imprenditori veneti e veronesi. Il gruppo ArcelorMittal, infatti, non significa solo le migliaia di addetti impegnati nelle varie fabbriche. L'indotto vale circa 3.500 dipendenti, per non parlare poi delle tonnellate di acciaio prodotte ogni anno, le quali garantiscono quote importanti della componentistica italiana.

«Con un disimpegno da parte di ArcelorMittal rischiamo uno tsunami che potrebbe investire intere filiere produttive, trascinando nel baratro l'indotto e le comunità locali», ha dichiarato allarmato il presidente di Confartigianato Imprese Veneto Agostino Bonomo. Senza l'acciaio dell'ex Ilva, gli imprenditori potrebbero essere costretti a cercare il materiale sui mercati esteri, con inevitabili rincari dei costi. «Se la situazione critica dovesse perdurare - sottolinea Federico Boin, presidente della federazione veneta della metalmeccanica di Confartigianato - in Veneto potrebbero entrare in crisi oltre settemila aziende artigiane che danno lavoro ad oltre 27mila persone e, di conseguenza, venir meno molti posti di lavoro».

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E la chiusura dell'ex Ilva di Taranto potrebbe avere conseguenze anche per i costruttori di macchine agricole; un settore strategico per l'industria italiana, alla luce del valore alla produzione di 7,9 miliardi di euro. «L'ex Ilva produce acciai piani di altezza di circa 15 centimetri, che poi vengono trasformati da altre realtà in bandelle di coils - ha spiegato Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma, la rappresentanza dei costruttori di macchine agricole aderente a Confindustria - Di fatto noi costruttori siamo clienti indiretti, attraverso alcuni trasformatori. Indirettamente, però, la crisi dell'ex Ilva ci coinvolge molto pesantemente».

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