Vinitaly, l'attenzione dell'Europa ai vini italiani. «Qualità da tutelare»

Anche il commissario europeo all'agricoltura Phil Hogan a Verona: «Stiamo lavorando per costruire rapporti commerciali in tutto il mondo e la diplomazia economica sta dando grandi risultati, dall'Asia ai nuovi mercati emergenti come l'Australia»

(Foto Ennevi)

Oggi, 8 aprile, secondo giorno di Vinitaly in fiera a Verona. Grazie alla più grande manifestazione dedicata al mondo del vino e dei distillati, il capoluogo scaligero ieri è stato al centro dell'attenzione nazionale, con le visite del premier Giuseppe Conte e del vice Matteo Salvini. Oggi sarà la volta dell'altro vicepremier Luigi Di Maio, a conferma dell'importanza di questo evento fieristico.
Un'importanza riconosciuta anche a livello europeo. «Una fantastica celebrazione della qualità e della biodiversità del patrimonio culturale e vitivinicolo, che si rispecchia nel fatto che l'Italia ha più di 600 indicazioni geografiche, il numero più alto in Europa. Compito dell'Unione Europea è tutelarle». Queste sono state le parole con cui il commissario europeo all'agricoltura Phil Hogan ha riconosciuto il valore di Vinitaly come strumento di divulgazione e promozione del vino italiano. Hogan è intervenuto ieri alla cerimonia inaugurale della 53esime edizione ed ha parlato dopo la presentazione del focus di Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, sui numeri e le tendenze del mercato italiano del vino e dopo il talk show «Futuro del vino, il Vinitaly del futuro», moderato da Bruno Vespa. «L'Unione Europea esporta oltre 20 miliardi di euro di vino, dei quali oltre 6 miliardi vengono dall’Italia - ha proseguito Hogan - Sono convinto che i viticoltori avranno ancora più successo nei prossimi anni. Come Unione Europea stiamo lavorando per costruire rapporti commerciali in tutto il mondo e la diplomazia economica sta dando grandi risultati, dall’Asia ai nuovi mercati emergenti come l’Australia».

La forza della manifestazione arriva anche dal territorio - ha detto ieri il presidente del Veneto Luca Zaia - Il Veneto che partecipa al Vinitaly dei record è un record a sé. Siamo i primi produttori d'Italia con 16,5 milioni di quintali di uva e 13,5 milioni di ettolitri, con un 1,6 miliardi di export e 53 denominazioni presenti. Il futuro del vino è l'eco-sostenibilità, certificazione ambientale del prodotto, del vigneto e dell'intero processo di produzione.

E che il territorio veneto sia attento ai vini lo dimostra anche l'indagine Mercato Italia dell'Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor. I veneti che bevono vino sono in media meno degli italiani (84% vs 88%). E anche per volumi consumati non sono affatto superiori. Tuttavia, il winelover locale conosce più a fondo il vino rispetto ai connazionali: se in Italia è 1 su 4 a dichiarare una discreta conoscenza del mondo del vino in Veneto è al 31%, dichiarando di scegliere il criterio denominazioni (29% contro il 21% italiano) al momento dell'acquisto. In regione si bevono meno rossi rispetto al resto della Penisola, in linea i bianchi, in gran spolvero gli sparkling, nettamente più consumati rispetto al campione nazionale.

Ed insieme al Vinitaly sono partite anche le altre due manifestazioni che occupano la fiera in questi giorni: Enolitech, il salone Internazionale dedicato a tutta la filiera tecnologica applicata alla vitivinicoltura, all'olivicoltura e al beverage; e Sol&Agrifood, la rassegna che valorizza l'agroalimentare di qualità.

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