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Economia. I numeri delle imprese che hanno chiuso nei Comuni in cui si vota

In primavera si vota in 24 Comuni veronesi e solo in tre di questi la crisi economica si è sentita meno con un aumento di aziende. Negli altri invece solo percentuali negative. Il peggiore Castagnaro: -10,5%

Chi ha in mente di candidarsi alla guida di uno dei 24 comuni veronesi che in primavera andranno al voto, farebbe bene a prendersi qualche minuto per leggere questi dati. Perché è vero nel 2015 il Pil è cresciuto dello 0,6%, ma nella provincia di Verona dal 2011 al 2014 le imprese sono diminuite del 3,7%, secondo i dati forniti dalla Camera di commercio ed analizzati dal sito www.guidaalvoto.it

Il territorio veronese ha perso 3.760 imprese delle 100.463 che risultavano registrate cinque anni fa. Una moria che si è arrestata nel 2014, interruzione che non trova paralleli a livello Veneto, nordestino e nazionale. Verona potrebbe dunque essere la culla di una nuova ripartenza, mentre in regione e in Italia la fase recessiva è ancora in corso.

Un’ipotesi certamente allettante, ma che non può nascondere il gap maturato in questi anni: la perdita di imprese nello Stivale tra il 2011 e il 2014 si è fermata ad un 1,1%. Concentrandosi sulla macroregione del Nordest si arriva a toccare il 2,6%, in Veneto si sale al 2,9%, fino al 3,7% di imprese chiuse nel veronese.

Il sito di accompagnamento al voto entra poi nel dettaglio dei singoli comuni chiamati alle urne. L’analisi rivela un panorama davvero eterogeneo, con alcuni territori che hanno addirittura vissuto una costante crescita del numero di imprese (+3,6% a Pastrengo, +2,2% ad Affi, +1,3% a Badia Calavena) e gli altri 21 municipi in flessione, con andamenti che oscillano tra il -1,2% di San Giovanni Lupatoto e il -10,5% di Castagnaro. Registrano una moria di imprese più marcata di quella nazionale ma minore di quella media veronese: Arcole (-1,4%), Garda (-2,3%), Cologna Veneta e Povegliano Veronese (-2,6%), Cerro (-2,7%), Roverè Veronese (-3,1%), Grezzana (-3,3%) e Colognola ai Colli (-3,5%). Fanno peggio rispetto all’andamento medio provinciale gli altri 12 comuni chiamati al voto in primavera: dall’ultima tornata elettorale del 2011 San Pietro di Morubio ha perso il 3,8% delle sue imprese, Belfiore il 4,6%, Tregnago il 4,7%, Nogara il 4,8%. Sopra la soglia psicologica del 5% di aziende chiuse nell’ultimo quinquennio si trovano: Isola della Scala e Bovolone (-5,1%), Isola Rizza (-6,1%), Bevilacqua (-7,4%), Buttapietra (-8,4%), Minerbe (-9,3%). Il record negativo spetta a Bonavigo e Castagnaro: i due comuni del basso veronese hanno visto chiudere in 5 anni un’azienda su dieci, registrando un tasso di flessione pari rispettivamente al 10,2% e al 10,5%.

L’analisi verte sulle aziende registrate in Camera di commercio e le cancellazioni possono riguardare realtà non più attive da tempo. Inoltre il numero di partite iva cessate non coincide per forza con una perdita di Pil e posti di lavoro: potrebbero essere state chiuse piccole aziende e aperte grandi imprese con un saldo di ricchezza e occupazione anche molto positivo. Infine, cosa da non sottacere, un’amministrazione comunale spesso può incidere spesso davvero poco sulle congiunture economiche. In dato però resta e fa riflettere: 605 aziende nei 24 comuni che andranno al voto hanno chiuso i battenti nell’ultimo quinquennio.

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Fonte infografica www.guidaalvoto.it

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