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Danni alle colture da animali selvatici: «La pazienza degli agricoltori è esaurita»

«L’approccio è ancora timido molti agricoltori in base agli scarsi indennizzi (in alcuni anni appena il 30%) e ai tempi burocratici (spesso più di 2 anni), rinunciano a presentare istanze», sottolinea Coldiretti

Immagine di repertorio

Le gazze divorano le ciliegie, i cinghiali devastano i vigneti, le nutrie erodono i canali: il quadro dei danni provocati dalla fauna selvatica è allarmante e nonostante l’emergenza sanitaria non s’è fermato. Coldiretti Veneto segnala perdite per un valore di oltre due milioni, una media annua calcolata in base alle denunce e perizie depositate presso gli uffici competenti.
«L’approccio è ancora timido – precisa Coldiretti – molti agricoltori in base agli scarsi indennizzi (in alcuni anni appena il 30%) e ai tempi burocratici (spesso più di 2 anni), rinunciano a presentare istanze. Per cui – sostiene l’associazione – il valore è sicuramente tre volte tanto». Dalle colture al sistema idrogeologico i disagi non sono solo per l’operato degli agricoltori, si aggiungono i rischi per la salute provocati dalla diffusione di malattie come la peste suina e migliaia di incidenti a carico dei cittadini coinvolti in sinistri i cui rimborsi non coprono neppure le spese delle pratiche necessarie.
L’aut aut di Coldiretti Veneto contro gli animali selvatici avviene proprio nell’approssimarsi della piena ripresa vegetativa alla vigilia della riapertura delle attività post pandemia. «La misura è colma – conclude Coldiretti Veneto - La pazienza degli imprenditori agricoli è esaurita. A fronte di episodi rilevati da ogni parte del territorio ogni azione e misura attivata è sempre purtroppo insufficiente».

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