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Da Bioenergy partono i progetti verso Brasile e Africa

Da Bioenergy partono i progetti verso Brasile e Africa

Da Bioenergy partono i progetti verso Brasile e Africa

A VeronaFiere l'analisi sui flussi degli investimenti italiani a basso costo sulle rinnovabili

Sono diversi anche i capitali e i progetti italiani sulle rinnovabili all’estero. Ne parla a Bioenergy Expo di Veronafiere, manifestazione dedicata alle fonti di energia pulita di origine agricola, Angelo Scaravonati, presidente di Rinnova Green Energy di Scandolara Ravara di Cremona.

"In questo momento i Paesi esteri guardano al know how italiano come risorsa sicura per spingere sulle rinnovabili – sintetizza Scaravonati -. Come Rinnova Green Energy siamo partiti ormai alcuni anni fa con un piano dedicato alla medium rotation forestry in Ungheria, su una superficie di oltre 600 ettari. In questo caso siamo stati chiamati come consulenti per una centrale a biomassa legnosa".

In Tunisia, invece, Rinnova è partner di una holding svizzera per la coltivazione di essenze legnose da destinare alla cippatura e al commercio nell’intero bacino del Mediterraneo. "Al momento abbiamo iniziato la fase sperimentale – spiega Scaravonati – e in un secondo momento verrà attivata la lavorazione e la commercializzazione".

Anche le istituzioni promuovono missioni all’estero. È il caso, ad esempio, della Regione Lombardia, che ha invitato un gruppo di imprenditori in Brasile, nello Stato di Parà, per verificare la possibilità di impiantare una filiera energetica dal legno. Molto forte l’interesse degli Stati sudamericani anche per il mini-idro. La febbre da rinnovabili è alta anche in un processo inverso, di investimenti stranieri in Italia. “Soprattutto il mondo teutonico guarda al nostro Paese con grande interesse, in quanto le potenzialità di crescita sia sull’eolico che sul solare, il biogas e il fotovoltaico sono estremamente interessanti, anche per impianti di potenze elevate, che superano i 5 megawatt elettrici”. Così assicura Paolo Fava di Bolzano, fiduciario di alcune aziende tedesche, che ammonisce: “Potremmo attrarre capitali esteri in misura decisamente superiore, se solo ci fossero normative più stabili sul fronte degli incentivi”.
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