Covid ed emergenza economica: a Verona persi 17mila posti di lavoro

L'ultimo aggiornamento diffuso da Veneto Lavoro prende in considerazione il periodo che ve dal 23 febbraio al 31 maggio. In tutta la regione i posti perso sono oltre 60mila, ma nell'ultimo mese si è intravista una ripresa

Foto di repertorio

La crisi per l'emergenza Covid ha causato in Veneto la perdita di oltre 60mila posti di lavoro tra il 23 febbraio e il 31 maggio. È quanto si legge sull'ultimo monitoraggio realizzato dall'Osservatorio di Veneto Lavoro.

A livello provinciale, i territori che hanno pagato il costo più alto delle misure di contenimento e della crisi sanitaria ed economica sono quelli con una maggiore incidenza delle attività stagionali: a Venezia tra fine febbraio e fine maggio si è registrata una perdita di quasi 26.000 posti di lavoro, a Verona oltre 17.000. Calo più contenuto nelle altre province: -5.600 a Padova, -4.900 a Treviso, -4.200 a Vicenza, - 1.200 a Rovigo e -800 a Belluno.

In tutte le province, comunque, la dinamica negativa si è attenuata nel mese di maggio, quando il mercato del lavoro ha mostrato segni di vitalità e una ripresa dei flussi di assunzione, anche per effetto della ripartenza delle attività commerciali e turistiche. Se si prende in considerazione solo maggio, infatti, il saldo occupazionale è positivo in Veneto, con +1.437 posizioni lavorative. I dati di Veneto Lavoro smentiscono al momento le preoccupazioni sul proseguimento di una caduta occupazionale sugli stessi ritmi osservati nelle prime fasi dell'emergenza Covid.

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Il turismo è il settore attualmente più colpito dagli effetti della pandemia e registra da solo quasi la metà della contrazione occupazionale, con una riduzione di circa 30mila posti di lavoro (la maggior parte stagionali) e un calo delle assunzioni che nelle fasi più rigide del lockdown ha raggiunto picchi dell'86%. Ma il venir meno dei vincoli alla mobilità tra regioni e, in parte, tra i Paesi europei potrebbe favorire la ripresa dell'occupazione anche in questo settore.
Inoltre, nell'ultimo mese, i settori delle costruzioni e dell'agricoltura hanno fatto registrare un significativo aumento delle assunzioni (rispettivamente +19% e +7%). Segnali di recupero si osservano anche in gran parte del manifatturiero (industrie metalmeccaniche, chimica-gomma, farmaceutico, legno-mobilio), nei servizi di pulizia, nelle attività professionali e nel commercio all’ingrosso e al dettaglio. L’agricoltura, in particolare, si conferma, insieme ai servizi informatici, l’unico settore che mostra un saldo occupazionale positivo (+1.161 posizioni lavorative) dall'esordio della crisi.

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