Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Cosmobike, Padovafiere: "Chiederemo un risarcimento di almeno 20 milioni a Verona"

L'ente Fiera della "città del Santo", sulla base di quanto stabilito dal tribunale di Venezia, si prepara a chiedere un cospicuo risarcimento all'ente fieristico veronese per la vicenda legata al salone della bicicletta

La sfida tra Padova e Verona sul caso ExpoBici-CosmoBike si arricchisce di un altro capitolo. L'ente Fiera della "città del Santo" infatti, annuncia con una nota diffusa agli organi di stampa, l'intenzione di chiedere un risarcimento di almeno 20 milioni di euro all'ente fieristico veronese sulla base di quanto stabilito dal Tribunale di Venezia:

«È stato finalmente riconosciuto che l’illecita sottrazione del preziosissimo bagaglio di dati patrimonio della nostra azienda, operata dall’ex ad Paolo Coin e dalle ex dipendenti della società, è stata strumentale all’utilizzo delle stesse da parte di VeronaFiere». Daniele Villa, amministratore delegato di PadovaFiere, mette in fila gli elementi che emergono dall’ordinanza del Tribunale di Venezia: «Dal testo della motivazione emerge un quadro estremamente chiaro, che non lascia spazio a interpretazioni. Ecco un passaggio: “le circostanze sopra evidenziate integrano indizi gravi, precisi e concordanti che le condotte poste in essere dai resistenti (VeronaFiere, Paolo Coin, Denise Muraro, Patrizia Piu e Ivana Ruppi), di cui PadovaFiere si duole, siano sanzionabili ex art.99 c.pi. e comunque ex art.2598 n.3 c.c. nei limiti di seguito esposti, in quanto contrarie ai principi della correttezza professionale ed idonee a danneggiare PadovaFiere”».

Una considerazione cui fa seguito la constatazione – anche questa inequivocabile – che “la natura ed il concatenarsi degli eventi rende evidente che la sottrazione delle informazioni in questione è strumentale all’utilizzo delle stesse da parte di Ente Verona”. L’ordinanza giunge quindi alla conclusione che “Ente Verona ha utilizzato informazioni segrete o riservate, legittimamente detenute da PadovaFiere, illecitamente sottratte dagli ex dipendenti Coin, Muraro, Piu, e Ruppi e così facendo non ha rispettato i principi della correttezza istituzionale perché si è avvalsa di un vantaggio competitivo acquisito illegittimamente, in spregio alle regole di una competizione concorrenziale corretta. Le condotte sopra evidenziate” – si legge ancora nell’ordinanza– “sono poi evidentemente idonee a danneggiare PadovaFiere, in relazione all’evento ExpoBici, sviandone la potenziale clientela”.

In relazione alla richiesta di inibitoria della manifestazione CosmoBike, l’ordinanza recita testualmente: “Il divieto tout court ad organizzare e a tenere la manifestazione fieristica non sarebbe infatti funzionale a evitare l’aggravamento del danno prodotto dall’evento, oramai verificatasi con l’organizzazione dello stesso”.

«La decisione di non “bloccare” la manifestazione scaligera non è certo da considerarsi una vittoria di VeronaFiere, perché non attenua in alcun modo il giudizio severissimo del collegio giudicante sulla gravità dei comportamenti messi in atto dalla controparte ed evidenziati dalla nostra denuncia», precisa ancora Villa. «”L’inibitoria – aggiunge poi l’ordinanza - non riveste carattere sanzionatorio, ma mira appunto ad evitare il perdurare l’aggravamento dell’attività illecita. Il risarcimento del danno cagionato a PadovaFiere alla sottrazione delle informazioni segrete e riservate e dal loro utilizzo per l’organizzazione di CosmoBike Show potrà essere richiesto, come prospettato dalla ricorrente, in sede di merito”. L’ordinanza prevede quindi una censura diretta nei confronti dei quattro ex dipendenti e di VeronaFiere: “Allo scopo di evitare la protezione della condotta illecita (e cioè dell’ulteriore utilizzazione delle informazioni segrete e riservate) appare funzionale, piuttosto, inibire ad Ente Verona, Coin Paolo, Muraro Denise, Piu Patrizia e Ruppi Ivana, l’ulteriore utilizzo delle informazioni segrete e riservate nei limiti di cui in motivazione”».

«Questi i dati di fatto - aggiunge l’amministratore –. Di fronte a questo quadro, il comunicato che ha diramato VeronaFiere dopo la sentenza, e che ancora campeggia sul sito della manifestazione, suona quasi come ridicolo. Il comunicato si limita infatti ad affermare che dopo il primo grado, anche “il secondo conferma che VeronaFiere può legittimamente organizzare CosmoBikeShow”, senza invece dire che Veronafiere è stata condannata a pagare una penale per ogni violazione effettuata, oltre tutte le spese legali del primo e del secondo grado. Per tale ragione PadovaFiere, dopo il lungo confronto che abbiamo avuto oggi (ieri, ndr) con il nostro collegio difensivo, è pronta a chiedere un risarcimento di almeno 20 milioni di euro. Qualora inoltre VeronaFiere intendesse continuare nell’intento di organizzare CosmoBike aggraverà l’entità del danno già causato e conseguentemente la propria responsabilità nei confronti di PadovaFiere».

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